Nell’attuale esperienza di insegnamento negli Istituti di Scienze Religiose di Modena e Bologna incontro giovani e giovani adulti impegnati molto spesso contemporaneamente nello studio e nel lavoro. Quando nel dialogo si riesce ad andare in profondità emergono alcuni nodi critici che possono stimolare una riflessione significativa in merito all’impegno dell’accompagnamento educativo dei giovani.

L’incubo. Emerge spesso un vero e proprio incubo. È quello del tradimento affettivo. Un incubo che paralizza, che si materializza nella paura di rimanere soli, di essere privati degli affetti specialmente da parte di coloro sui quali si punta. Quando gli affetti sono feriti in famiglia tra genitori e figli, tra sposi, o quando sono feriti tra amici, il cuore sanguina per molto tempo. Esserci in questi momenti per un educatore, un’educatrice significa stare accanto con la delicatezza di una presenza che non sminuisce o relativizza il dolore, ma che con tatto prospetta la speranza: non esiste una ferita affettiva irreparabile. Non esiste tradimento, anche se grande, che non possa trasformarsi in una migliore capacità di tessere relazioni significative.

Fuggire. Nel mondo sono oltre 60milioni le persone che fuggono da situazioni di guerra, miseria e persecuzione, la maggioranza di loro sono giovani. Nel nostro contesto i giovani che incontriamo negli ambienti educativi, università, scuole, oratori, centri di formazione professionale non sperimentano violenza e persecuzione in genere, ma dovrebbero anch’essi essere orientati a fuggire… Da che cosa? Dal divano delle comodità, dallo scambiare la felicità con la ricerca delle proprie sicurezze. Stare accanto ai giovani in questo caso significa nutrire la fortezza, la capacità di resistere ai messaggi sottili e suadenti, sussurrati più che gridati che dicono: pensa a te stesso se vuoi stare bene. Non andare a impicciarti con gli altri, non fare la fatica di seguire il Vangelo. Nutrire la fortezza per resistere agli attuali contro-comandamenti: avrai tanti dei al di fuori di me, tira in ballo sempre il nome di Dio invano, stordisciti durante le feste, disprezza il padre e la madre, elimina dal cuore tutti quelli che non ti danno ragione, vivi istintivamente la tua sessualità, sii disonesto altrimenti sei tonto, non dire mai la verità, ogni volta che è possibile procurati la donna, l’uomo, le cose degli altri. Stare accanto ai giovani per resistere insieme a loro, per contrastare questa mentalità che produce isolamento e tristezza.

La compagnia del Vangelo. Diventa importante avere un tempo e uno spazio per coltivare pensieri, parole diversi. Un tempo ogni giorno per coltivare altre mete, per non lasciarsi mangiare dalle piccole beghe quotidiane, per evitare la trappola dell’annegare nel bicchier d’acqua. Uno spazio e un tempo nel quale ritirarsi qualche minuto al giorno per stare possibilmente in compagnia del Vangelo. Il Vangelo, assorbito quotidianamente a piccole dosi è capace di accendere i nostri sogni, negli incubi dei tradimenti affettivi ci proietta verso il perdono e l’accoglienza, nella rete dei piccoli e a volte gretti problemi quotidiani ci aiuta a coltivare i grandi traguardi, la fiducia nella vita perché sia buona.

Suor Mara Borsi FMA