Ora che un giovane italiano ha vinto la “Medaglia Fields”, il premio più prestigioso nell’universo della matematica, una sorta di “Nobel”, cosa diranno tutti quelli che attaccano di continuo la scuola e l’università italiana?

Stando dentro questo logico e magico mondo, possiamo affermare che i numeri positivi, al contrario, ci sono tutti! Certo “una rondine non fa primavera”, ma è un ottimo inizio per rileggere e riformulare dati e statistiche, proprio quest’ultimi beffati da una variante inaspettata.

Che ci vogliamo fare? Siamo abituati a farci del male e a gettare fango su noi stessi, a guardare in negativo dovunque. Ci lamentiamo se i risultati sono bassi ma pure quando sono alti, come se ci fosse sempre qualcosa che non va: se uno studente risolve tutti i problemi del compito di matematica, probabilmente avrà copiato; se la traduzione di una versione di latino è perfetta, sarà stata scaricata dal web; se alla fine degli esami di maturità ci sono troppi 100, la commissione è stata eccessivamente benevola o magari hanno vinto le raccomandazioni.

Non è invece possibile che i nostri studenti siano davvero preparati, bravi e studiosi?
Non ci viene in mente di aver svolto un buon lavoro in classe o in aula e dunque di averli formati ottimamente?

Senza tenere la testa sotto la sabbia e con i piedi saldi in terra, da insegnanti tocca lavorare con uno sguardo diverso sulla realtà, sull’insegnamento e sugli studenti; vale per la scuola e per l’università! Puntiamo in alto, poiché offrendo il meglio, spingeremo a spiccare il volo per ottenerlo; se anche i docenti ci rassegniamo e  accontentiamo del “quanto basta”, chi darà la spinta necessaria? Offriamo a tutti questo meglio, non solo a pochi privilegiati o eletti, così maggiori saranno le possibilità di arrivarci e comunque tanti supereranno la soglia più bassa.
Scendiamo dai piedistalli, ricordiamoci di essere stati studenti, teniamo l’umiltà necessaria, perché la passione per lo studio non passa attraverso la superbia, anzi al contrario passa la voglia! Consideriamo i limiti, mostriamo agli studenti come si fa a conoscerli, affrontarli e oltrepassarli, lavorando sulla puntualità, la fatica, l’impegno, la costanza, i compiti per casa, la responsabilità, la tenacia, il coraggio, la spirito di squadra, la costanza, la ricerca, le relazioni umane significative.

Lavoriamo consapevoli che certe medaglie sono solamente per alcuni, in fondo è così dovunque, ma che non esiste unicamente il primo posto e che il singolo spesso raggiunge la vetta, taglia il traguardo, sale sul podio più alto grazie alla collaborazione di tanti altri. Qualcuno dirà che il nostro “genio della matematica” insegna all’Università di Zurigo, l’ennesimo cervello in fuga!

A me piace pensare che, come alcune straordinarie opere d’arte italiane si trovano negli migliori musei del pianeta e quei musei non sarebbero tali senza di esse, così all’estero godono delle nostre più grandi menti e questo può solo essere motivo di orgoglio non di lamentela, poiché la bellezza, la bontà, la genialità non devono essere tenute strette per sé e nascoste, bensì condivise e universalizzate.

Marco Pappalardo

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