Orgoglio di Prof, medaglie e “Olimpiadi del cuore”

E da docente sapere di aver iniziato un cerchio magico, in cui ragazzi e ragazze si tengono per mano insieme al loro istruttore, è la più grande soddisfazione professionale che si possa provare. Poi le mani, come è giusto che sia, vanno a prenderne altre nella vita. È sempre tutta una questione di man-tenere, cioè tenere per mano. Entrate ogni Speranza, Voi che lasciate!».

I social sono una miniera da cui estrarre preziosi stralci di ciò che avviene a scuola e fuori dalla scuola; come le parole di un’ex allieva riportate in questo recente post dal prof. Dario Consoli, che quasi alla fine dell’anno scolastico aiutano ad affrontare gli ultimi giorni con maggiore serenità.

«A volte – forse non molto spesso – mi trovo a ringraziare i miei ex alunni. Queste sono le mie medaglie. E scusate se le appunto anche in pubblico, come faccio qui.

“Le devo dire grazie, perché ogni volta che scrivo un testo, ogni volta che tendo ad essere critica e riflessiva su quello che mi accade intorno, mi vengono in mente quelle ore spensierate in cui Lei non faceva il docente ma un professore di vita. Grazie per tutti i testi che ci ha letto, per la passione che ci ha messo e che spero continui a metterci. Porto quei giorni e quelle parole come tesori preziosi. Ed aveva proprio ragione quando diceva: ‘Quello che sai è un bene che nessuno può toglierti’.

Spero stia bene, un abbraccio”».

Sono “medaglie” di gratitudine e luccicano davvero, il frutto di una fatica reciproca, di un allenamento di squadra che porta tutti sul podio a prescindere dal primo, secondo o terzo posto. I profili di molti docenti non mancano di pubblicare tanti “orgogli di prof”: premiazioni, recite, chiusura progetti, rappresentazioni, targhe, coppe e pergamene.

Così la prof. Angela Saraniti scrive in merito ad una festa di fine anno: «La festa più bella a cui ho partecipato fino ad ora. Vedere i visi di quei ragazzi e dei tanti genitori mi ha riempito il cuore di gioia. Amo il mio lavoro e ne sono fiera».

Qualche giorno fa ho partecipato allo spettacolo finale di una scuola elementare, una sorta di saluto delle classi in uscita, una festa di colori, musica, canto, danze, video, fiori: bambini emozionati, genitori in attesa, insegnanti che correvano di qua e di là. È stata una festa in cui tutti hanno fatto qualcosa, tutti certamente hanno imparato qualcosa, piccoli e grandi, così come dovrebbe essere ogni giorno a scuola; un’esperienza bella, seppur faticosa, che consegna a conclusione un dono da portare con sé nell’anno che verrà, dopo il meritato riposo estivo, una ricchezza derivata dall’avere vissuto tanti anni insieme.

Vale per tutti, anche per il mondo universitario come scrive il professore Rosario Faraci: «Ogni volta che si chiude un ciclo, il cerchio magico che si era formato all’inizio si rinnova. Prende forma in altro modo, con un insieme di cerchi che, come gli anelli concentrici dei giochi olimpici, si intrecciano tra loro. Sono le “Olimpiadi del Cuore”.

Non è detto che chi abbia dato il via al cerchio magico si ritrovi pure negli anelli successivi, come è possibile che altre persone entrino nei nuovi cerchi. Le “Olimpiadi del Cuore” sono il gioco non competitivo più bello della vita.