[SPOILER!]

“Caro… non hai idea di cosa sia possibile!”

Thor: Ragnarok soddisfa le aspettative, può permettersi la Immigrant Song dei Led Zeppelin, e sancisce così il definitivo passaggio di Thor dalla mitologia norrena a quella Marvel.

93% su Rotten Tomatoes? Troppo. Ma un 8/10 meritato.

Il principale punto di forza della pellicola sta nell’approccio di Waititi, focalizzato prima ancora che sulla trama, sui personaggi con le loro scelte, la loro crescita personale e una loro precisa caratterizzazione, completamente nuova e fresca, eppure allo stesso tempo naturale evoluzione del loro passato.

L’arco narrativo di Thor è finalmente completo. Spogliato delle sue sicurezze,  si ritrova più potente di prima e pronto per essere ciò che era destinato a diventare, re di Asgard. Inoltre, da personaggio statico e invulnerabile, ora Thor è un personaggio pienamente moderno e interessante, con un alto potenziale da offrire in futuro. Finalmente.

Cate Blanchett è magnetica e la sua Hela, regale e feroce, si presenta sin da subito come il miglior villain dell’interno MCU e mio personaggio preferito della pellicola.

In una delle scene migliori, Hela rivela il suo passato gettando ombre e crepe sulla figura del padre Odino, rendendolo un personaggio più realistico e ambiguo. Tutto questo si riverserà inevitabilmente sul rapporto fratello/sorella di Thor ed Hela, rispettivamente il figlio di un Odino pacifico e la figlia di un Odino crudele. In modo beffardo, i due si riconoscono fratelli solo nell’essere stati cresciuti da un uomo che si è sempre nascosto dietro ai suoi segreti.

Ragnarok non è comunque un film perfetto, ci sono alcune occasioni mancate, sostanzialmente riassumibili in una scelta del regista di non soffermarsi sul dramma e sull’epicità classicamente intesa, e forse un po’ di humor di troppo.

Chiudo commentando la miglior sequenza del film, il finale.

Il popolo di Asgard osserva Thor che prende possesso del suo trono, affiancato da amici e compagni, il tutto sulle note del tema musicale del primo Thor.

Titolo della traccia di allora? “Earth to Asgard”.

Titolo di questa? “Where To?”, la domanda di Heimdall.

La risposta di Thor? “Pianeta Terra”.

Asgard to Earth.

Il cerchio si è chiuso.

Perché scegliere questo film in oratorio?

Innanzitutto mi piace pensare alla sfida che un film come Thor: Ragnarok presenta: dimostrare come anche in un cinecomic molto divertente e all’apparenza un po’ “vuoto”, ci possano essere tematiche da indagare.

Odino (padre misericordioso) saluta Thor e Loki chiamandoli “figli miei” senza differenze.

Alla luce di questo, Loki metterà da parte le sue differenze col fratello e deciderà di aiutare Thor. Loki ha finalmente capito suo fratello, lo rispetta. Anzi, ha timore di non esserne degno, tanto che è l’ultimo ad avvicinarsi a lui, quando è seduto sul trono.

Il percorso di Loki offre ottimi spunti, soprattutto a partire dal suo passato da villain.

E ancora, forse la cosa più interessante: quando Thor è finalmente pronto a regnare? Solo quando ha toccato il fondo. Solo quando ha perso tutto ciò che prima riteneva importante, e non lo era realmente.

Forse ci si può addirittura collegare all’ultima beatitudine…