La trasmissione della fede presuppone che i genitori vivano l’esperienza reale di avere fiducia in Dio, di cercarlo, di averne bisogno, perché solo in questo modo ‘una generazione narra all’altra le tue opere, annuncia le tue imprese’ (Sal 144,4) (p. 33).

I genitori sono come radici che penetrano nel terreno e i figli come rami che si protendono nell’aria. I rami sono la vita che sarà, che si sta sviluppando, nutrita dalla linfa della speranza. Anche per la trasmissione della fede vale il principio generale: i bambini imparano solo quello che vivono. L’apprendimento religioso passa attraverso tre stadi. Il primo è quello che passa attraverso l’osservazione e l’imitazione. Per la nascita e lo sviluppo dell’immagine di Dio infantile tuttavia l’influenza dei genitori è decisiva. Il rapporto genitori-figlio viene innanzitutto proiettato sul rapporto con Dio. Anche l’autostima del bambino e dell’adolescente ha le proprie radici nella famiglia e si ripercuote essenzialmente sul rapporto con Dio.

La cosa più importante per i genitori è chiarire la propria immagine di Dio. Abbiamo la responsabilità di non ingannare i nostri figli a proposito di Dio, rivelando loro un’immagine di Dio nemica della vita e dell’amore, danneggiandoli in questo modo dal punto di vista psichico.
I bambini che vivono con i genitori in un rapporto caratterizzato da confidenza assoluta, che si sentono e si sanno accettati in ogni aspetto della loro personalità, considerano Dio un essere amorevole e premuroso, mentre i bambini con confidenza insicura vedono in Dio una presenza poco rassicurante e incline a distribuire punizioni. Per comprendere il divino e abbracciare la fede sono quindi fondamentali le persone di riferimento primarie.

È la «religiosità familiare» a formare il rapporto del bambino con Dio. Quanto più il bambino si sente apprezzato,quanto più si sente accettato in tutti i suoi sentimenti, tanto più si sente protetto nella sua fede ed è consapevole delle proprie forze spirituali.
L’educazione spirituale e religiosa si concretizza nei rituali; siano essi il rituale serale, il pasto comune, la preghiera o la Messa domenicale. La rinuncia ai rituali comporta anche una perdita di spiritualità. Il rituale, con le sue infinite ripetizioni, esprime vicinanza e sicurezza affettiva. Mostra ai bambini che i genitori sono con loro: posso lasciarmi andare perché mi sento protetto. E la preghiera spiega al bambino che esiste un essere superiore che ci sorregge senza che il suo sostegno sia legato a condizioni di alcun genere.