Invalsi di terza media, 8 consigli per affrontare i test con spirito positivo

«Serenità, concentrazione, impegno e niente panico. Ecco i consigli dell’esperto Invalsi Roberto Ricci per superare al meglio la prova nazionale del 15 giugno

Sereni all’esame

Esami di terza media dietro l’angolo. In questi giorni suona l’ultima campanella dell’anno quasi ovunque e, dopo il week end, migliaia di studenti dovranno affrontare la «piccola maturità». Con date di inizio diverse da istituto a istituto, ma un appuntamento comune a tutti: la prova nazionale Invalsi, fissata per il 15 giugno. Ecco i consigli di Roberto Ricci, responsabile nazionale Prove Invalsi, per arrivare sereni all’esame.

Concentrazione, impegno

«Per prepararsi alla prova Invalsi non serve fare nulla di particolare – sostiene Ricci -. Ciò che avete studiato per sostenere le altre prove predisposte dagli insegnanti è più che sufficiente. Il formato e l’organizzazione della prova sono rimasti invariati da anni, quindi siete già in possesso di tutte le informazioni di cui avete bisogno. Serenità, concentrazione, impegno e serietà vi basteranno ampiamente per affrontare positivamente la prova del 15 giugno».

Scelta multipla o aperte

Una prova con quesiti chiusi a scelta multipla (le famigerate «crocette»), a risposta aperta, e altri tipologie di esercizi, come le domande a completamento, a collegamento di elementi, ecc. «È importante leggere le consegne con molta attenzione poiché esse sono state pensate per fornire agli studenti tutte le informazioni necessarie, nel modo più semplice e diretto possibile», dice l’esperto.

In due ore e trenta minuti

La prova nazionale dura complessivamente 2 ore e trenta minuti. Un’ora e quindici minuti sia per la parte di matematica (la prima che vi troverete ad affrontare), che per quella di italiano. In mezzo, si ha a disposizione un quarto d’ora di pausa. «Non affrettatevi, ma concentrarvi e gestite al meglio il tempo», avverte Ricci: «Non fatevi prendere dall’agitazione. La tenuta dei tempi è una competenza fondamentale, non solo per la prova nazionale, ma per qualsiasi attività che dobbiamo svolgere». Il consiglio è di leggere lentamente ogni quesito, senza saltare alcuna parte e mettere a fuoco la richiesta. «Le strategie per rispondere alle domande possono essere diverse e ognuno deve scegliere la propria. Tuttavia – dice -, mi pare che un buon consiglio sia quello di rispondere prima alle domande rispetto alle quali ci sente sicuri e poi tornare su quelle sulle quali si ha qualche dubbio».

Le domande

Le prove non contengono trabocchetti, «al contrario di quello che alcuni sostengono – dice l’esperto -. Anzi, sono state costruite proprio per aiutare i ragazzi a comprendere con la massima facilità ciò che è loro richiesto». Una buona parte delle domande riguarda aspetti di base, quelli fondamentali della scuola media, in particolare dell’ultimo anno. Vi sono poi domande un po’ più impegnative e che richiedono una preparazione più approfondita. In questo modo è data a tutti la possibilità di raggiungere con facilità un voto sufficiente, «ma anche risultati più elevati, fino al 10», spiega Ricci.

I voti

Quanto al punteggio, non c’è differenza tra i quesiti: quelli difficili, cioè, non valgono più di quelli apparentemente più semplici. La valutazione del test viene fatta con una griglia che consente di assegnare un punteggio a ogni risposta esatta e alla fine della correzione si calcola il punteggio complessivo in decimi, come per tutte le altre prove d’esame. Anche il test Invalsi avrà un voto dal 4 al 10 e farà media insieme al voto di ammissione e a quelli delle prove di italiano, matematica, lingue e colloquio finale.

Penna e righello

«Sul sito dell’Invalsi – avverte Ricci – si possono trovare tutte le indicazioni sullo svolgimento delle prove e sugli strumenti che è consentito portare con sé. In sintesi, serve pochissimo: righello, squadra e goniometro, oltre ovviamente a una penna blu o nera».

Voci senza peso

Infine, un’avvertenza: «Come capita sempre alla vigilia degli esami, le voci che circolano sono tantissime. È normale – dice Ricci -. Non bisogna dare loro troppo peso. Ciò che più importa è riflettere con la propria testa, ragionare e cercare di farsi una propria opinione, ossia quello che la scuola ci ha insegnato a fare dal primo giorno che abbiamo cominciato a frequentarla». Infine («ma non da ultimo»), «in bocca al lupo a tutti».