“Tutti contro tutti” o “tutti contro uno e viceversa”

Il modello di certi talk show e dibattiti televisivi in cui, dopo un primo giro sereno di interventi, già all’inizio del secondo si comincia ad urlare, ad insultare, a dire “io l’ho fatta parlare senza interrompere, ora faccia parlare me!”, in cui ci si alza e via dallo studio, nei quali si parla delle banalità per ore e poi si è in chiusura al momento dei discorsi seri, lo vediamo purtroppo pure nelle dinamiche dei gruppi sociali: dalla famiglia alla scuola, dalle associazioni ai contesti lavorativi, dalla comitiva al luogo e ufficio pubblico.

Ognuno parla contro l’altro, non all’altro o per l’altro oppure con l’altro, esordendo sempre con “io non sono d’accordo con lei o lui” anziché dire “io la penso così”; e questo è tanto automatico e non pensato che avviene anche quando si sta affermando la medesima cosa dell’altra o dell’altro a cui si va contro.

Ad un certo punto conta affermare se stessi, non importa neanche ascoltare l’opinione altrui.

Per farlo basta gridare oppure, nel momento in cui l’interlocutore risponde, cominciare a discutere con il vicino o smanettare sul telefono. Una bellissima scena del film neorealista “Miracolo a Milano” mostra due ricconi dibattere e controbattere a tal punto che le voci di entrambi prima diventano confuse poi persino quasi un abbaiare reciprocamente. Ogni intervento non è un tassello utile del mosaico di un discorso da costruire insieme per arrivare a qualcosa, bensì il pezzo di puzzle da far sparire per rovinare il quadro per sempre.

Ogni incontro rischia di divenire uno scontro , ogni spazio un’arena da sporcare col sangue, ogni lingua un’arma affilata! E che dire del web ed in particolare dei commenti sui blog o sui social in relazione ai più disparati argomenti? È un “tutti contro tutti” o “tutti contro uno e viceversa”, una caccia alle streghe, un’inquisizione che critica l’inquisizione desiderando al contempo di averne i potenti mezzi di un tempo, un affermare qualcosa ed immediatamente dopo il contrario, nonché una strage a livello sintattico e grammaticale di solito!

Se le tastiere di pc, tablet e smartphone improvvisamente si trasformassero in armi…

…ed ogni “touch” fosse uno sparo, la strage sarebbe compiuta, altro che “sala dei bottoni” delle grandi potenze! Certi forum pubblici, chattate, discussioni assomigliano a quei videogames “sparatutto” dove l’importante è abbattere chi o ciò che ti viene incontro, magari senza distinguere (accecati dall’impeto) l’amico dal nemico, il giusto e l’ingiusto, il vero e il falso; peccato, però, che dei videogames c’è solo lo schermo, poiché tutto il resto è vita reale e certe parole feriscono, emarginano, uccidono, scatenano odio, alzano muri, violentano.

Cose da ragazzi? No!

Queste sono dinamiche particolarmente diffuse tra gli adulti e i giovani imitano per lo più quello che vedono. Nel mondo un presidente fa il galletto contro l’altro presidente, giocando come gli adolescenti a chi ha il missile più a lungo raggio! In Italia nello stesso partito politico trasformano i litigi in primarie così non solo litigano in due o in tre, ma fanno scontrare a pagamento pure tanti altri! In mezzo al mare, dove la gente rischia di morire e muore, bisticciano i politici, la magistratura, la società civile, il volontariato, l’uomo della strada! In un paese europeo tra un attentato e l’altro, mentre si decidono le sorti politiche, il vero problema diventa l’età della moglie di un candidato! E, mentre io scrivo, un’auto con la radio a tutto volume all’una di notte si ferma sotto casa al semaforo e Mengoni canta: «Mentre il mondo cade a pezzi, mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini. Tornerò all’origine. Torno a te, che sei per me l’essenziale».