Anche l’amore ha bisogno di modelli: nel cammino verso il Sinodo Federica e Andrea raccontano che cosa li ha condotti al matrimonio.

Ci siamo conosciuti 10 anni fa nell’estate 2007 e quest’anno l’8 luglio 2017 ci siamo sposati. Federica 29 anni insegnante e Andrea 28 anni magazziniere. Ci siamo incontrati in una vacanza dell’oratorio quando avevamo rispettivamente 19 e 18 anni, si può dire sia stato un colpo di fulmine! Ci siamo innamorati e da allora non ci siamo più lasciati. Ci sono stati problemi e preoccupazioni, ma è sempre stata più forte la voglia di stare insieme e di affrontare insieme le cose della vita, grandi o piccole, belle o brutte che fossero. Insomma siamo stati fidanzati per tanto tempo, vorrà dire qualcosa?

Sì, ma il passo non è stato obbligato, c’è stata una scelta comune, un pensiero condiviso. Sposarsi oggi. La domanda è: perché? Vista così la cosa suona quasi ironica eppure la questione non è così banale. Sicuramente era in noi vivo il desiderio di condividere del tempo e dello spazio insieme, di uscire dal nido comodo e caldo delle nostre rispettive case a costo di scontrarci sulle piccole cose, al costo di fare la fatica di smussare ancor di più gli angoli dei nostri diversi caratteri.

Ma perché sposarsi oggi e perché in chiesa?

Ci si può chiedere infatti se non era meglio sposarsi in comune, magari convivendo almeno per un periodo prima del matrimonio, se non era meglio convivere e basta o se davvero ne sia valsa la pena dirsi “sì” per sempre. Ce lo si chiede perché la realtà oggi è questa: sempre più spesso le coppie decidono di voler vivere insieme, ma alla condizione di rimanere liberi da ogni vincolo, da ogni obbligo e da ogni definitezza. Ma così facendo si è veramente liberi? La libertà non è mai “libertà da”, è sempre “libertà di”. La vera libertà è quella di scegliere una persona e di scegliere di amarla. Amare infatti è molto più che convivere, è vivere per l’altro.

Certo, amare non è facile: implica impegno, responsabilità, sacrificio, maturità. Ma è proprio qui il bello: è uno sforzo, si deve far fatica per conquistarlo. Oggi si tende a disimpegnarsi, deresponsabilizzarsi, a non volere una relazione seria, a pensare a sé stessi, a voler essere conquistati ma a dare la colpa all’altro se le cose non funzionano, a preferire il “per il momento”.

Ma se amiamo davvero, amiamo per sempre.

La difficoltà del “per sempre” c’è ed è umana: sembra impossibile pensare all’eternità ora, essere tanto sicuri di una nostra scelta da decidere che sia per tutta l’eternità!
Questa difficoltà è di tutti e in fondo si connette alla più generale paura dell’ignoto e alla subdola e costante paura del fallimento. Anche noi abbiamo fatto i conti con le nostre paure. Una di queste è la paura di non bastare all’altro o che l’altro non ci basti così com’è. Il pensare che esistono milioni di persone a questo mondo e chissà se noi avremo la forza di rimanere fedeli l’un l’altro o chissà se ci ameremo sempre con la stessa intensità, chissà se cambierà qualcosa anche nel nostro amarci, chissà se riusciremo ad andare oltre le nostre idiosincrasie.
Ma è la paura stessa ad essere il vero ostacolo dell’amore. Non si deve avere paura di nulla, tanto meno di sbagliare. Si deve al contrario avere il coraggio di sbagliare, che è poi il coraggio di amare, di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di farlo con gioia.

Noi non siamo perfetti, nessuno di noi lo è. Se accettiamo la nostra imperfezione e quella dell’altro, accettiamo di aver bisogno dell’altro, di non bastare a noi stessi. Se fossimo perfetti, se tutto andasse sempre alla perfezione così come abbiamo pianificato nella nostra testa, non avrebbe senso l’esistenza di qualcun altro, non avrebbe senso amare. E invece ci accorgiamo di aver bisogno di amare, di aver bisogno di Altro nella nostra vita, di Qualcuno e di Qualcosa di più grande. E ci accorgiamo che questo è il Senso e la Direzione del nostro amore.

Noi abbiamo sperimentato la gioia di questo amore in particolare nel giorno del nostro matrimonio in cui l’emozione si è mescolata ai volti delle persone che conosciamo, alla bellezza del festeggiare insieme un presente così forte e pieno che rimarrà indelebile nel futuro. Ci siamo lasciati guidare anche dalle parole di S. Agostino, che abbiamo scelto per i nostri ringraziamenti, in particolare quando dice: “la misura dell’amore è amare senza misura”. Queste parole ci sembra che trasformino la paura, la vertigine dell’eterno in qualcosa di grande, di smisurato in quanto infinitamente buono. E noi ci siamo sentiti chiamati a questa dismisura, chiamati a puntare in alto: che poi è il significato stesso della parola “vocazione”.

Per noi la vocazione del matrimonio si traduce in un dono e un compito.

Un dono, perché è qualcosa di gratuito che riceviamo da Dio, è qualcosa che ci guida verso il bello, ci vivifica e ci rafforza, è qualcosa che ci ricorda che non ci siamo fatti da noi stessi, che è divino il dare ma anche il ringraziare, il lasciarsi amare. Un compito, perché questo dono lo dobbiamo custodire e far fruttare, lo dobbiamo coltivare giorno per giorno.
Siamo esseri in cammino: ognuno di noi cammina sempre verso l’altro e insieme verso Dio. Nulla è già dato, per fortuna, siamo noi che decidiamo di collaborare alla continua Creazione di Dio che in ogni attimo decide di amarci, sta a noi scegliere se remargli contro o dargli una mano e viaggiare con Lui. Questa è la vera Libertà, il vero Amore che Dio ci ha donato e noi abbiamo deciso di coglierlo e di accoglierlo nella nostra nuova vita, nella nostra nuova casa e nella nostra nuova famiglia.

Andrea & Federica | Vino Nuovo