Nel nostro mondo, nelle nostre famiglie, con chi ci circonda abbiamo bisongo di amabilità, ma ancor più con i giovani; abbiamo bisogno di chiederla come un dono e accrescerla come virtù e attraverso gesti che favoriscano la comunicazione, la relazione e rendano evidente l’amore di Dio.

Tutto inizia con una parola gentile, un dettaglio sottile, gentile, cortese, amabile.
Già San Paolo nella sua Lettera a Timoteo considerava importante e raccomandava a tutti i Cristiani l’amabilità con tutti. Amabile è una persona che, dal suo atteggiamento affabile, gentile, premuroso e affettuoso, è degna di essere amata.
Don Bosco come “pedagogo” del giovane, sapeva per esperienza che non è sufficiente amare. La “Carità pedagogica” richiede più; “Farsi volere bene; vale a dire, saper tradurre l’amore in atteggiamenti di bontà, amabilità, in una metodologia di amicizia, nella familiarità del dialogo e nella gioia del vivere insieme” (cfr. ACS 310, pp 11-12.).
Si tratta, alla fine, di “farsi voler bene”, che è il risultato di una spiritualità e una metodologia apostolica particolarmente originali.
Questo sarà il desiderio di Don Bosco per i Salesiani: “studia il modo di farti amare” di fronte ai giovani, un aspetto fondamentale della sua proposta educativa.

L’amabilità produce pace ed è contagiosa, ha il potere di “disarmare i cuori”; in altre parole, la cortesia ha la capacità di liberare gli altri dalle emozioni negative, perché davanti ad un gesto gentile, l’altro abbassa le mani, si tranquillizza.