Chiara Tintori

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Starete pensando che è molto comodo balbettare qualcosa sulla felicità nell’imminenza delle festività natalizie, quando il contesto pubblico ostenta luci, colori e suoni.

Ma che cosa garantisce uno stato duraturo di felicità? Sono sempre di più i tentativi ufficiali e “certificati” di misurare con diversi tipi di indici il benessere, la qualità della vita, la felicità delle persone. C’è Dan Buetter, scrittore e collaboratore del New York Times, che si occupa da 15 anni di salute e felicità. Grazie a diversi viaggi in giro per il mondo, cura regolarmente per il National Geographic “The Blue Zone of Happiness” (https://bluezones.com/), individuando i Paesi dove si vive più a lungo e meglio. Ad esempio, la Costa Rica è il Paese più felice dell’America Latina, dove la gente vive più emozioni positive ogni giorno.

Come viene misurata la felicità? Nei sondaggi si chiede alle persone, per esempio, quanto spesso abbiano sorriso, riso o provato gioia nelle ultime 24 ore. La felicità presuppone che, non dovendosi preoccupare dei bisogni primari perché il contesto sociale e pubblico è favorevole, la vita abbia uno scopo e che ci si possa dedicare anche alle proprie passioni nel lavoro e nel tempo libero. Questo è ciò che succede in Danimarca, da 40 anni ai primi posti delle classifiche relative al benessere, dove ai cittadini viene chiesto se nelle ultime 24 ore abbiano fatto o imparato qualcosa di interessante.

Abbiamo anche il Rapporto mondiale sulla felicità (World Happiness Report http://worldhappiness.report/ed/2017/) che annualmente analizza sei variabili, dalle quali dipende – secondo loro – la felicità: forte crescita economica, aspettativa di vita sana, relazioni sociali di qualità, generosità, fiducia e libertà di vivere la vita che si ritiene più giusta.

E noi? Ci siamo mai chiesti da cosa dipende la nostra felicità? “Felice è chi si sente pienamente soddisfatto nei propri desideri”, recita il vocabolario Treccani. Verissimo, eppure ci sarà capitato di incontrare persone che, non potendo soddisfare pienamente i propri desideri perché magari ammalate o in situazioni di privazione materiale, avessero uno sguardo talmente luminoso, da far impallidire le 100mila luci dell’albero di Natale di piazza Duomo a Milano?!

Vogliamo farci un regalo? Proviamo a dire a noi stessi e, perché no, alle persone che amiamo, quali sono i nostri indicatori di felicità, che cosa rende le nostre giornate veramente Belle (la B maiuscola, non è un refuso!). Chissà, magari questo Natale (ri)scopriremo la preziosità delle piccole cose, il bello e il buono che ci circonda, il tempo prezioso dedicato all’ascolto, la condivisione di relazioni autentiche di dono e perdono a livello personale e sociale.