Venerdì 8 settembre il  cardinale Scola, in un Duomo gremito di migliaia di fedeli, ha presieduto il Pontificale solenne con cui ha salutato la Diocesi da lui guidata per 6 anni.

Tra le navate, gremite come il 25 settembre 2011 – in una domenica piena di sole, quando vi entrò solennemente come Pastore ambrosiano –, sembra davvero «che il tempo sia volato», osserva qualcuno. Forse, nel suo cuore, lo pensa anche lo stesso ormai Arcivescovo emerito, che presiede, come tradizione l’8 settembre nella Solennità della Natività della Beata Vergine Maria a inizio dell’Anno Pastorale, il Pontificale che conclude il suo generoso impegno sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo. Accanto a lui, in altare maggiore, il suo successore, monsignor Mario Enrico Delpini. (..)

Tutto, nella Liturgia, parla di solennità, ma quando il Cardinale avvia la sua omelia da «una piccola confessione personale» riguardante l’immagine tradizionale, cara ai suoi genitori, di Maria in fasce – esempio vivo dell’bell’amore universale – si comprende subito la commozione.

«Dico grazie alla Chiesa ambrosiana che mi ha generato alla fede e di cui sono diventato Pastore».
Un “grazie” che vorrebbe raggiungere ogni carisma e categoria, gli uomini e le donne della nostra terra ambrosiana, i consacrati, i preti, i diaconi, i giovani e gli anziani ma, soprattutto, «gli ammalati, i poveri, gli esclusi». Tutti coloro a cui l’allora neo Arcivescovo, nella Messa per l’inizio del suo Ministero a Milano, disse, «ho bisogno di voi» e a cui oggi dice: «mi scuso per mancanze ed errori commessi, vi chiedo di sostenermi nella preghiera e nell’affetto».
Un “grazie” non formale e che Scola delinea o, meglio, «nutre» per usare le sue parole, di due precisi contenuti che sono stati altrettante linee-guida del suo Episcopato. Anzitutto, la convinzione, nata dall’esperienza della Visita pastorale feriale, in cui ha incontrato complessivamente decine di migliaia di fedeli, «che la Chiesa milanese è ancora, nelle sue radici, una Chiesa di popolo. Certo non è più un albero rigoglioso di foglie e di frutti, e tuttavia le sue radici sono ben vive. E finché le radici sono vitali, l’albero può tornare florido. Se la Chiesa di Milano è una Chiesa di popolo, allora in essa qualunque uomo e qualunque donna, in ogni momento e condizione, può trovare la sua casa definitiva. Tutti gli uomini e le donne che vivono sul territorio ambrosiano, possono fare l’esperienza del bell’amore incontrando, il volto di Gesù». (Fonte: www.chiesadimilano.it)

Il 9 settembre Mons. Mario Delpini prende possesso canonico della diocesi.

Nel ricordare i Pastori che lo hanno preceduto alla guida della diocesi ambrosiana, Delpini racconta di essere diventato prete con il cardinal Colombo, del quale vorrebbe custodire l’impostazione organizzativa della Chiesa di Milano, coerente con la tradizione ma anche capace di adeguarsi alle necessità alle esigenze di una popolazione che cresce, come all’epoca. Il cardinal Martini lo ha chiamato alle diverse responsabilità, con lui è diventato Rettore del Seminario di Milano: “Mi ha insegnato soprattutto quella intensità nel leggere la Parola di Dio e quella abitudine a vivere una dimensione spirituale profonda, di non essere mai reattivo in modo spontaneo, affrettato, ma sempre pronto a coltivare una capacità di meditazione, riflessione, di interazione con l’interlocutore. Mi ha insegnato anche quell’arte di far emergere dall’interlocutore il meglio che c’è. Del cardinal Tettamanzi ricordo quella cordialità che lo portava ad essere vicino alle persone e, nello stesso tempo, quella individuazione delle ferite particolarmente presenti nel territorio e quindi una lettura della situazione che spinge a un rilancio della missione mettendo in atto delle riforme, dei cantieri aperti. Il cardinal Scola, infine, è colui che ha avuto la consapevolezza di dover fare i conti con la modernità e di dover custodire il tesoro del Magistero ecclesiale con l’impegno ad argomentarne la bellezza”.

Com’è tradizione, mons. Delpini farà il suo  ingresso in diocesi  domenica 24 settembre, vigilia della Solennità di Sant’Anatalio e di tutti i Santi Vescovi Milanesi, partendo dall’antica basilica di Sant’Eustorgio, una delle prime testimonianze del cristianesimo in città, per giungere in cattedrale. (Fonte: radiovaticana.va)