La lezione della Montagna

“Forse è vero, come sosteneva mia madre, che ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene.”

Queste sono parole del protagonista del romanzo Le otto montagne di Paolo Cognetti (Einaudi 2016).

Lo si può leggere anche come un invito, perché se è vero che esiste una quota in montagna in cui imparare a vivere, con un paesaggio che assomiglia alla nostra persona e dove stiamo bene, allora significa che ciascuno di noi è spronato a cercare questa fondamentale quota. A molti sarà successo di arrivare in un determinato luogo in montagna, fare un ampio respiro e stare bene, lontani dall’ingordo consumo industriale; ebbene, occorre tenere nel cuore quei paesaggi e portarli con sé, ovunque.
Quasi inconsciamente sentiamo che oltre quella quota non potremmo mai stabilirci. Il paesaggio non ci rispecchia, mentre in quel posto preciso è quasi tutto prefetto. È vero, la montagna potrebbe presentare diverse insidie, tra cui varie calamità naturali, eppure essa, per molti, è inevitabile, una tappa fondamentale della propria vicinanza con la natura; un luogo dove sperimentare la fatica e trarne vantaggi.

Quello che sicuramente rimane dopo aver letto questo romanzo, sono le immagini descritte, un’atmosfera ancestrale e vitale, ma soprattutto un’indescrivibile desiderio della montagna e un’avvincente voglia di avere una casa almeno a 1800 metri.
Non importa dunque quanto tempo si impiegherà, non importa se la quota non pare essere nei programmi che erano stati stabiliti: in un modo o nell’altro scopriremo qual è la nostra quota ed il legame con essa sarà talmente forte e saldo che anche se dovessimo abitare lontano, lei ci seguirebbe ovunque e la natura avrà influito sulla nostra personalità.

di Nicolò Raimondi

fonte rivistanatura