L’amore, il calcio, la SLA

Si tratta di una storia straordinaria, in cui la fede è lampante, umana, disperata, pura, necessaria e portatrice di senso.
Il libro dà voce al racconto dolce eppure urlante di Chantal Borgonovo, vedova di Stefano Borgonovo, calciatore del Milan, Fiorentina, e della Nazionale.

È un racconto straordinario, un intreccio tra una magica, granitica storia d’amore, fedele al primo Sì, il mondo dorato del calcio e la ferocia della SLA. Ha la struttura di un romanzo e la potenza di una storia vera, vera e nota.

Stefano Borgonovo è stato molto amato come calciatore (BorgoGol e la B2 Borgonovo-Baggio) ed ancora di più lo è stato dopo, come uomo, guerriero ed eroe del suo viaggio immobile.
Non è un diario di malattia è un libro pieno di vita, passione, condivisione, coraggio, è un libro luminoso e bianco. Senza retorica, senza ripiegamento e compiacimento del dolore, senza enfasi e senza intenti edificanti, senza presunzione, duro e liquido allo stesso tempo.

Stefano è mancato, ucciso dalla SLA, nel 2013.

Tutti lo ricordano per la straordinaria partita a Firenze in cui entrò allo stadio, davanti a 27mila persone commosse, inchiodato ad una carrozzella. Si è esposto, è uscito allo scoperto: da gladiatore a disabile nella stessa arena, con una forza moltiplicata dall’idea che l’uomo, il valore della persona, non sta nei muscoli, non nella corsa, ma nel pensiero, passa dagli occhi.
Gli occhi. Per cinque anni ha mosso solo gli occhi. Eppure, con il solo uso degli occhi è riuscito a fare la rivoluzione. Ha deciso di vivere, di non staccare la spina, di vivere con una nuova identità e un nuovo scopo.

È una storia straordinaria, piena di valori e significati.

C’è la passione, la rabbia, l’odio, la rassegnazione, il rifiuto del dolore, la chiusura e la disperazione ma poi ci sono la rivincita e la resurrezione.
C’è la fede, quella terrena e quella celeste. C’è la dedizione, la fedeltà e la gelosia.
C’è la straordinaria amicizia di cui anche i “maschi” sono capaci (tra Stefano e Baggio) e che aiuta a mantenere a fuoco una direzione.
C’è il tema bioetico del “fine vita”, l’abuso “comodo” di certi farmaci, c’è la speranza.
Non c’è la soluzione ma c’è la ricerca, che attribuisce senso al dolore.
C’è il mondo del calcio e per il calcio l’amore assolto e acritico di Stefano, la denuncia allarmata e robusta di Chantal, perché tra calcio e SLA la connessione lampeggia.
C’è il valore della famiglia che può salvare o ferire, a volte contemporaneamente.
C’è la condizione ingiusta e spietata dei malati di SLA che diventano schiavi, prigionieri.
Eppure Stefano ce l’ha fatta, è riuscito a liberarsi, ad essere incredibilmente acceso, empatico, volitivo, ironico e innamorato, senza malinconia. Stefano ci è riuscito, Chantal gliel’ha permesso.

Questo è un libro che tratta soprattutto di rispetto e desiderio.

Desiderio e rispetto per la vita, trattenuta, difesa e accolta, qualsiasi vita sia.
Spero che faccia un buon viaggio, che susciti emozioni, riflessioni e che dia scandalo.
Sì, perché certe sofferenze sono scandalose, eppure sacre.
Spero che ci faccia sentire piccoli e anche capaci di grandi cose.
È una storia potente e parlante, di più, è una storia che urla e canta.
Se si fiderà e leggerà il libro, ne vedrà le immagini, le suggestioni, la forma fisica delle emozioni, gli ambienti, la dolcezza di certe pagine, la ferocia, l’ironia di altre.

Credo che i punti di forza, gli elementi di interesse sociale ed educativo siano:

Amore adolescenziale, anni ’80 senza telefoni e senza social, un amore che esplode, diventa amore concreto e progettuale.

Centralità della famiglia come luogo del desiderio, della crescita, della relazione, della moltiplicazione degli affetti e del bene. (figli, nonni, nipoti)

Calcio: Stefano, il suo sogno da bambino con il pallone abbracciato nel letto, l’impegno e il talento, la scalata al successo che è una conseguenza non un obiettivo.

– Il talento come dono che fa della persona un’identità unica e irripetibile.  Stefano voleva giocare, giocare, giocare, non diventate famoso e ricco.

– Il denaro che arriva a fiumi e Chantal che para i colpi, resta fuori dal mondo dorato “ mogli dei calciatori” per tutelare la vita vera.

Stefano smette di giocare, ma non entra in crisi, non si deprime, non si identifica con il potere e con la gloria. Ha un altro sogno. La scuola calcio è per lui l’eredità che vuole lasciare. È generoso e fertile il suo futuro.

– Il buco nero della malattia che Stefano non accetta, scappa, si vergogna, nega tutto e tutti. Chantal acconsente, lo segue, resiste e poi si oppone, gli sbatte in faccia la verità: quella della malattia che è una condanna, ma anche quella del suo amore, incondizionato che è cura. Ama lui e anche il suo corpo che si sgretola che però rimane bello per lei perché suo.

L’inclusione ( di cui tanto si parla in tema di disabilità/diversità, non più integrazione ma inclusione) : Chantal cambia la geografia della loro casa. Tutti devono passare dalla stanza di Stefano per uscire ed entrare:davanti a Stefano. Lui deve continuare a fare il padre e a fare il marito, Stefano ci riesce, “la persona” non sta nei muscoli, sta negli occhi.

SLA e calcio, i calciatori hanno statisticamente il 20% di possibilità in più di ammalarsi del resto della popolazione. Stefano non ci crede, il calcio non può avergli fatto questo. Eppure la correlazione è scandalosa e lampante, perché? L’appello è implicito e urgente.

– Tema del Fine Vita ( diritto all’eutanasia o scelta di vivere fino all’ultimo e con ogni mezzo) : lei dice Sì, lo voglio, lui dice Sì, lo voglio, lo fa strizzando le palpebre. Vogliono la vita, insieme, ancora. Sono seconde nozze. Lui dipenderà da lei, per sempre e lei lo curerà, per sempre. Eppure è ancora Chantal a non poter stare lontano da Stefano, Stefano continua a dare senso e bellezza alle sue giornate.

Amicizia tra uomini è possibile e vera, Stefano e Baggio, Roberto che diventa per Stefano la forza, il coraggio di entrare in quello stadio e aprirsi, esporsi al mondo per il bene suo e il bene di chi si oppone al nascondimento della disabilità. E Stefano rinasce, è di nuovo ironico, affamato, assertivo, innamorato. La vera Resilienza.

– L’amore annodato per e della madre di Stefano, la scelta scandalosa di Chantal di dividerli. La madre di Stefano non lo vedrà più, non lo vedrà più vivo. Quando si è naufraghi vale tutto.
Il lettore dovrebbe riflettere sul contesto e umilmente astenersi dal giudizio.

– La figura del caregiver (a favore del quale si sta proponendo una legge), la dedizione all’altro, la promessa che si è fatta all’altare e che ti chiede il conto. Chantal risponde. La corrispondenza affettiva che lega caregiver e malato. Quando il caregiver é distrutto, consumato, il malato lo percepisce e si lascia andare, per amore. Stefano che protegge Chantal fino all’ultimo giorno, aspetta che lei si allontani e la tiene al riparo dalla morte esplicita.

– Il recupero del senso della sofferenza che attraverso i ricordi resta attuale, vivo e fertile, acceso come le luci del corridoio, mai in off.

Mapi Danna Cecchetto