Lo dovevo!
Lo dovevo a chi ha avuto l’idea di inserire anche uno spazio dedicato alla musica. A quella musica che parla al cuore e al cervello. Sì, perché, con buona pace di alcuni, una canzone non è altro che “poesia in musica”. Come la poesia, le canzoni raccontano la vita: parlano di gioie e dolori, di speranze e illusioni, di valori e di cose effimere, di impegno e di disinteresse…

Nelle canzoni si trova la vita con tutte le sue contraddizioni e, insieme alla poesia tradizionale, non fanno altro che accompagnarci e sostenerci nelle diverse tappe del nostro cammino.

Pensateci: per ogni momento significativo della nostra vita, abbiamo una o più canzoni associate e ogni qualvolta la radio passa quella canzone, non possiamo fare a meno di richiamare al nostro cuore e alla nostra mente, quella persona, quella esperienza, quella gioia, quella sofferenza… Potremmo dire che è la musica il vero e prezioso diamante: “una canzone è per sempre”.

Mi sono quindi chiesto: “con quale canzone inizio?”

Poi ho pensato a Suor Lucia Brasca, al suo amore per la musica e al suo “amato” in musica: Bruce Frederick Joseph in arte Bruce Springsteen, “The Boss”.

Era il 25 agosto 1975 quando il giovane Bruce incide il terzo disco “Born to run”.

Nella sua testa vuole ravvivare nei giovani il mito americano: così riempie le canzoni di personaggi che di nome fanno Wendy, Mary o Scooter e sono in fuga. Alcuni troveranno fortuna. Lui diventerà una star. Nella mitologia del rock tradizionale, i ribelli nascevano per perdere e perdersi.

Nell’idea di Springsteen la soluzione era un’altra: imparare a correre, a non restare fermi, rassegnandosi al quotidiano.

Il romanticismo è la soluzione: “Voglio morire con te nella strade stanotte in un bacio senza fine”, canta proprio in “Born To Run”. È l’elevazione della poesia di strada.

Il desiderio di andare lontano, di irrompere nella vita adulta, fatta di romanticismo e morte era il movente.

“Born to run” è il disco dell’età matura, col quale Springsteen si mise alle spalle la definizione adolescenziale dell’amore e della libertà intrisa di idealismo e sogni, per avviarsi verso la loro concretizzazione in esperienze e azioni: Ragazza, voglio sapere se l’amore è vero”.

“Born to run” traducibile in “nati per correre-per fuggire” è l’invito per i ragazzi a fuggire dalla città verso il riscatto dalla loro condizione e da quello che banalmente viene loro offerto, per raggiungere qualcosa di più “alto”.

Occorre però evitare un errore molto comune: interpretare la fuga come una azione di vigliaccheria, incapacità e debolezza. Non è così. Anzi…

«Fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene!». (Rm 12,9) Nella sua lettera ai Romani, San Paolo ci aiuta a comprendere come il “fuggire” dal male, non sia segno di debolezza ma di forza: è dire “no” al male per seguire il bene anche se questo costa fatica, anche se questo vuol dire lasciare le proprie sicurezze, i propri affetti, il proprio paese.

Il “Boss”, sulle ali di un rombo di motore, decide che quella descritta nell’altra canzone “Thunder Road”, era una città di perdenti e Lui e Mary se ne andavano da lì per vincere, non per scappare.

Sono passati 43 anni ma questa canzone sembra più che mai attuale perché le canzoni sono come le poesie: non passano. Restano eterne.

“È una città piena di perdenti e io me ne sto andando via per vincere”: non è forse il pensiero che muove tanti nostri giovani che scelgono o sono costretti a lasciare l’Italia per vincere altrove?

 

Luigi Rutigliani

 

 

Nati Per Correre | Traduzione a cura di Ermanno Tassi

Di giorno teniamo duro nelle strade
Di uno sfrenato sogno Americano
Di notte sfrecciamo fra case signorili di prestigio su macchine da suicidio
Usciti dalle bare di cemento verso l’autostrada 9
Su ruote cromate, motori a iniezione
Correndo sulla linea bianca
Piccola, questa città ti strappa le ossa dalla schiena
E’ una trappola mortale, un invito al suicidio
Dobbiamo fuggire finché siamo giovani
Perché i vagabondi come noi, tesoro, sono nati per correre

Wendy, fammi entrare, voglio essere tuo amico
Voglio proteggere i tuoi sogni e le tue fantasie
Accavalla le gambe su questi sedili di velluto
E afferra con le mani i miei motori
Insieme potremo rompere questa trappola
Correremo fino a cadere, piccola, non torneremo mai indietro
Camminerai fuori con me sul cavo
Perché piccola, sono soltanto un viaggiatore spaventato e solo
Ma voglio sapere come ci si sente
Voglio sapere se il tuo amore è selvaggio
Ragazza, voglio sapere se l’amore è vero

Oltre il Palace motori a metà giri rombano lungo il boulevard
Le ragazze si aggiustano i capelli nei retrovisori
E i ragazzi provano gli sguardi da duro
Il parco dei divertimenti spicca alto e solenne
I ragazzi si rannicchiano sulla spiaggia nella foschia
Voglio morire con te sulla strada stanotte
In un bacio senza fine

Le autostrade sono piene di eroi distrutti
Alla guida della loro ultima possibilità
Sono tutti in fuga, stanotte
Ma non è rimasto più nessun posto dove nascondersi
Insieme Wendy possiamo sopportare la tristezza
Ti amerò con tutta la pazzia della mia anima
Un giorno ragazza, non so quando, arriveremo in quel posto
Dove davvero vogliamo andare e cammineremo al sole
Ma fino ad allora i vagabondi come noi sono nati per correre.

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