Perché festeggiare quest’anno il Natale nella frazione di Gorino?

O meglio, perché dovrebbero festeggiarlo le centinaia di persone – se cristiane (perché il dubbio è lecito!) – che non hanno voluto accogliere un gruppetto di ragazze migranti di cui una incinta? Penso che anche il buon Babbo Natale avrebbe problemi a passare da quelle parti! Che fare? Se io fossi il Vescovo, farei trovare la notte e il giorno di Natale le barricate davanti all’ingresso, permettendo l’entrata solo a chi non ha fatto resistenza all’accoglienza tranne che non siano stati complici nel silenzio o nell’indifferenza. Certo, prima di farlo, approfitterei dell’Avvento per dare l’opportunità – a chi lo volesse – di riconciliarsi, chiedere perdono e fare gesti concreti di riparazione. Chi restasse della propria idea di esclusione, lo escluderei dalle celebrazioni natalizie persino rischiando di avere la chiesa vuota!

“Mancanza di misericordia nei confronti delle pecorelle smarrite”, tuonerà qualcuno.

Tutto il contrario! È proprio la misericordia mancata nei confronti di quelle donne e del nascituro che “cancella” il Natale e c’è un fondamento in questo che oserei definire “teologico”: se non accogliamo Gesù che viene nel prossimo, povero, umile, esule, solo, non può esserci il Natale, poiché Gesù lo abbiamo già tenuto lontano da noi e dal nostro paesello. Non sarebbe il parroco a “cancellare” il Natale, ma le persone stesse che a Gesù hanno voltato le spalle. La misericordia non è una teoria o una buona intenzione, e quest’anno giubilare ce lo ha fatto vivere in tutti i modi; così come il fatto concreto che, se non sono capace di essere misericordioso, quasi certamente non sarò capace di ricevere misericordia, nel senso che non comprenderò un gesto o un segno neppure se fosse il Papa in persona a farlo nei miei confronti. È la storia di Lazzaro e del ricco epulone mutatis mutandis: se Gesù lo hai avuto a due passi – negli occhi di quelle ragazze e nel battito di quel bimbo nel grembo – e non lo hai riconosciuto, come pensi di riconoscerlo nella celebrazione del Natale in cui non lo vedi? Gesù è più grande del nostro peccato? Certamente! Gesù conosce ci conosce nell’intimo? Sicuramente!

Chi siamo noi per giudicare? Verissimo! “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”? Evangelico!

Ma soprattutto: «Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».

Chi salverà il Natale a Gorino? Cercasi qualcuno che interceda come Abramo davanti a Sodoma; cercasi almeno dieci giusti!

P.S. Onde evitare commenti del tipo “bisogna vivere le cose per parlarne o scriverne”, mi permetto una piccola nota personale per contestualizzare e non certo per vanagloria: vivo in Sicilia, a Catania; da giornalista ho visto i migranti morti sulla spiaggia e tanti altri sbarcare al porto; da insegnante conduco gli studenti nei centri di accoglienza per conoscerli e confrontarsi; da volontario li incontro per strada nelle serate settimanali di servizio per le sorelle e fratelli senza dimora.

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