Una sfilza di ombrellini aperti, davanti a persone – per lo più anziane – che cercano di accasare i rispettivi figli e nipoti.

Su ogni ombrellino un cartello con poche informazioni. Nome, età, titolo di studio, reddito percepito e qualche descrizione del desiderato partner: laureato, con reddito uguale o superiore, con appartamento proprio e così via.

ombrellini

Siamo nel 2016 in People’s Square a Shangai, in un week end autunnale. Grazie a frequenti viaggi di lavoro di mio marito, ho conosciuto da vicino questa pratica sociale, che coinvolge migliaia di cinesi. Incredula, allibita, rattristata sono solo alcuni degli aggettivi che definiscono il mio stato d’animo dinnanzi a tale consuetudine.

Abbiamo provato a capire, chiedendo “perché avete bisogno di un’esposizione così organizzata per trovare moglie o marito?” e i colleghi locali hanno fornito due tipi di risposte: la prima è “lavoriamo talmente tanto che non abbiamo tempo di socializzare” (mi sono rattristata ancora di più!); la seconda risposta è stata “nessuno ci conosce bene come i nostri genitori (nonni o zii): chi meglio di loro potrebbe cercarci il partner della vita?”

Le usanze e le tradizioni culturali di un Paese come la Cina, che credevo un po’ più vicino e famigliare grazie ai tanti cinesi che animano bar ed edicole nel milanese, sono lontani anni luce dal nostro mondo. Se oltre al totale assorbimento del tempo lavorativo, mettiamo in conto che la più vasta nazione dell’Asia orientale conta una sproporzione numerica tra uomini e donne senza precedenti al mondo, non ci resta che prendere atto di ciò che accade in People’s Square.
Ma forse anche apprezzare la cultura dell’incontro in cui siamo cresciuti, senza ombrellini aperti.

Relazioni personali di amicizia, fraternità e amore sono una ricchezza inestimabile del nostro patrimonio genetico.

Un qualcosa da trafficare e coltivare ancora di più oggi, magari cercando proprio di “contagiare” quanti non hanno avuto la fortuna di apprezzare la meraviglia e la gioia che nasce dal desiderio di incontrarsi, frequentarsi e conoscersi. E perché no, trasmettere questo stupore ai nostri ragazzi, così tentati dalle relazioni virtuali. Il benessere della nostra società passa anche dal preparare e gustare il tempo di incontri che cambiano la vita.

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