‘Auspico che i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione’.

Così il 12 gennaio Papa Francesco, parlando al Corpo diplomatico, ha chiesto una parola di chiarezza al mondo, e in particolare al mondo musulmano, dal cui seno è nata la violenza omicida che ha sconvolto Parigi e che continua a funestare molte aree del globo. Nella ‘guerra a pezzi’ di cui parla da tempo il Papa un ruolo di primo piano appartiene all’Isis, il sedicente Califfato che nel nome di Maometto sta uccidendo tutti coloro che non ne approvano la logica di morte: cristiani, yazidi ma anche musulmani. In una parola uomini.

Viene in mente il famoso discorso di Ratisbona con il quale Papa Benedetto XVI poneva il mondo islamico davanti al tema della conciliazione tra fede e ragione e alla necessità di prendere posizione sulle sure del Corano che invitano esplicitamente alla jihad, alla guerra santa.

In particolare, a scandalizzare  fu la citazione del dotto imperatore bizantino Manuele il Paleologo che, parlando di Maometto, ricordava ‘la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava’. Una direttiva presa alla lettera dai fondamentalisti islamici che stanno sconvolgendo ampie parti della terra.

Ora la domanda è: tutti i musulmani sono così? La risposta è ovvia: naturalmente no.

E però resta il bisogno che questa violenza omicida sia condannata esplicitamente, e in modo unanime, da tutti. Uomini di ogni fede e anche di nessuna fede. Ma soprattutto dal mondo islamico, che in questo momento storico è protagonista e insieme vittima di questo fraintendimento, bestemmia e negazione di Dio da parte di gruppi fanatici. Senza parole chiare, il rischio che queste minoranze si allarghino è purtroppo reale e anzi realistico. Fin qui ciò che tocca a leader religiosi e politici, perché sia chiaro dov’è il male e altrettanto chiara e senza attenuanti la condanna.

È bello in questi momenti pensare alla nostra Chiesa, a come la parola del Papa sia una parola che guida e  impegna tutti noi. Nel mondo islamico, nella commistione inestricabile tra politica e religione, ogni uomo, ogni piccolo gruppo, ogni imam, è come abbandonato ai suoi sentimenti, che possono anche essere i peggiori. Una confusione di piani che rende la difesa più complessa e intricata: non c’è un autorità unica riconosciuta e una condanna ferma diventa difficile, sfuggente. Ma non per questo non dobbiamo chiederla a gran voce.

E noi? Noi che cosa possiamo fare nelle nostre piccole vite oltre a condannare il male?

Anche qui vorrei richiamarmi a una proposta del Papa. Possiamo riaffermare i nostri valori più profondi e più veri. Rifiutare ‘la cultura che rigetta l’altro’, proteggere le donne e i bambini. ‘Non cedere alla cultura dello scontro’ ma riscoprire quei ‘valori di attenzione reciproca e solidarietà’ che sono alla base della convivenza civile. Sono le origini cristiane della storia bella della nostra Europa.

Se pensiamo a Don Bosco e ai suoi oratori dedicati agli ultimi tra gli ultimi, alle sue visite in carcere da giovane prete, tra i diseredati, scopriamo una strada che per noi è a portata di mano. Amiamo gli altri da quando sono bambini: anche se ci sembrano tanto diversi da noi, sono creati da Dio a sua immagine e somiglianza e l’Amore fa miracoli, trasformando i lontani in vicini.

Cerchiamo in loro ciò  che è a immagine e somiglianza del Creatore: nei bambini, nelle scuole, negli oratori, è più facile anche per noi che non sempre abbiamo cuori spalancati. Così possiamo contribuire a eliminare quella parte di sofferenza e di male che possiamo lenire, che ci è chiesto di lenire. E ‘preghiamo anche per i crudeli’, come ci chiede il Santo Padre, perché lo Spirito Santo li converta nel profondo.

Sento molti che si lamentano delle vignette giudicate blasfeme. E però riaffermare i nostri valori significa anche accettare una libertà di espressione che ci offende, se ciò vuol dire difendere le vittime di una violenza omicidia. Possiamo dissentire, ma mai confondere vittime e assassini. Nel nostro Occidente (speriamo che ciò si diffonda presto ovunque sulla terra) non è accettabile essere aggrediti per un pensiero, una parola, un disegno, anche se fossero blasfemi. Meno che mai essere uccisi. Concedere attenuanti  significa uccidere di nuovo chi è già stato massacrato a colpi di kalashnikov.

Sabrina Cottone

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