Costo standard di sostenibilità

Costo standard di sostenibilità

Una scuola per tutti: il costo standard di sostenibilità

Il 14 ottobre si terrà la presentazione del libro “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato”,
Giappichelli 2015,
di Anna Monia Alfieri,
Marco Grumo e Maria Chiara Parola.

L’evento, intitolato “Una scuola per tutti: il costo standard di sostenibilità”, si svolgerà il  14 ottobre  a partire dalle ore 15.00, presso la sede dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
È possibile partecipare anche collegandosi in diretta online.

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Da sinistra a destra: Anna Monia Alfieri, Maria Chiara Parola, Marco Grumo

All’incontro, parteciperanno come relatori:

Prof. Marco Grumo,
docente di Economia Aziendale presso l’Università Cattolica e direttore della Divisione Non profit e Impresa sociale di ALTIS

Suor Anna Monia Alfieri,
docente presso la divisione Non profit e Impresa sociale di ALTIS

Maria Chiara Parola,
dottore commercialista e coautrice del saggio

Esponente del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca*

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione

Durante l’evento, gli autori presenteranno i risultati della ricerca, volta a dimostrare l’importanza delle scuole paritarie, non solo come fattore di libertà di scelta educativa per le famiglie, ma anche come reale e sensibile risparmio per le casse dello Stato, elemento non trascurabile in epoca di revisione della spesa pubblica.
Con questo lavoro, gli autori hanno formulato una proposta innovativa, affinché, tramite l’individuazione di un costo standard di sostenibilità per allievo, sia possibile riequilibrare i costi senza mai cedere sulla qualità del servizio.

Marco Grumo e Suor Monia Alfieri sono anche Direttori scientifici del corso di alta formazione “Direzione e gestione delle scuole paritarie degli Istituti Religiosi” e da anni si spendono a servizio della formazione di tutti coloro che hanno un ruolo direttivo, amministrativo o gestionale all’interno delle scuole paritarie.

Basta poco per apprendere

Basta poco per apprendere

#il popolo delle scuole

Di sr. Anna Monia Alfieri
Desidero condividere con ciascuno di Voi l’esperienza del 15 u.s. che ancora una volta mi conferma che il popolo deve riappropriarsi della Scuola e domandare una Buona Scuola, senza lasciarsi strumentalizzare.

APERTURA DEL LAVORI DEL CONVEGNO

Il 15 giugno 2016 nella Sala Umanistica della Biblioteca Universitaria Alessandrina della “Sapienza” di Roma, gremita per l’occasione, è stato presentato il saggio “Il diritto di Apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato”, Giappichelli 2015, di Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola, con la prefazione del Ministro Giannini che ha inviato all’assemblea un convinto indirizzo di saluto e di adesione all’iniziativa.

Il saggio nasce dall’iniziativa di tre autori indipendenti, ricercatori, che hanno voluto ribadire, con un innovativo studio scientifico e concreto, il riconoscimento della libertà di scelta educativa della famiglia italiana, abbinato a un reale e sensibile risparmio annuo per lo Stato, stimato intorno ai 17 miliardi di euro. Libertà sancita nella Costituzione repubblicana, ma a tutt’oggi ancora disatteso. (clicca qui per leggere ScenariEconomici).

Uno studio consegnato alle Famiglie, alle Istituzioni, alle Associazioni affinchè possano – considerandolo uno strumento utile oltre ogni divisione di parte ma guardando alla meta – contribuire alla “reale garanzia della libertà di scelta educativa della famiglia”. In merito si legga AgenSIR Scuola: convegno Age, il “costo standard di sostenibilità” tra libertà di scelta educativa e risparmio per lo Stato (clicca qui per leggeree le dichiarazioni riprese da AgenSIR della Pro.fssa Maddalena Gissi (CISL) e del Prof. Azzolini, promotore insieme al Popolo delle Scuole della giornata che ha segnato una tappa importante (clicca qui per leggere).

Una proposta concreta, scientifica che con dovizia di dati sembra mettere d’accordo più parti, come riporta Avvenire (clicca qui per leggere).

Condivido l’emozione di aver potuto leggere la Costituzione Italiana sulla Gazzetta Ufficiale del 1947 … ci si ritrova nani di fronte a quei giganti. Abbiamo bisogno di giganti, oggi (cosi dichiaro in una intervista).

PROPOSTA CONCRETA

Proposta di un Tavolo di lavoro al Ministero, con un impegno concreto di Age di farsi portavoce presso le Associazioni, e della Cisl insieme agli autori del saggio, come si legge a TuttoScuola (clicca qui per leggere).

 DI CHI E’ LA SCUOLA?

Tra le tante le persone presenti nella splendida Biblioteca Alessandrina, presso la prestigiosa Università “La Sapienza”, non sono mancanti esponenti del Miur e della Consulta Scuola Cei. Numerosa anche la presenza di membri CISL. A tutti va il mio ringraziamento e quello degli organizzatori. Ancor più numerosa la presenza di docenti, gestori, giovani, perchè la Scuola è del POPOLO, cioè di gente normale, che vive di stipendio e sogna un futuro positivo per i propri figli. I principi espressi nel saggio e rimbalzati con vivacità nell’uditorio sono stati ripresi in modo eccezionalmente chiaro da RADIO VATICANA in Scuola: costi standard per dare libera scelta alle famiglie (clicca qui per leggere e ascoltare).

Formiche.net con la giornalista Sveva Biocca rilancia il cuore del problema: Ecco come lo Stato potrebbe risparmiare 17 miliardi nell’istruzione, Chi c’era e cosa si è detto alla presentazione del saggio “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato”, che si è tenuta il 15 giugno all’università La Sapienza di Roma (clicca qui per leggere)

A proposito di Popolo, si è mosso dalla Puglia un pullman de Il Popolo delle Scuole: a seguire un’ampia galleria fotografica e rassegna stampa e soprattutto interviste con degli impegni concreti (clicca qui).  Dobbiamo parlare di scuola con il Paese perchè la scuola si deve riaccreditare di credibilità sociale, ha affermato Maddalena Gissi.

LA PAROLA DEL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE

Dello stesso avviso è il Ministro Stefania Giannini che nel suo saluto di indirizzo (clicca qui per leggerlo integralmente), ripreso dalla stampa come Tecnica della Scuola dichiara: “Scuole paritarie e scuole statali devono camminare insieme” (clicca qui per leggere) . Infatti sono entrambe scuole pubbliche, cioè per tutti.

GLI ATTI DEL CONVEGNO

Per leggere gli Atti del Convegno (clicca qui)

Per la rassegna stampa – tante le testate giornalistiche (che ringrazio) che hanno compreso l’importanza della svolta che potrebbe rappresentare il costo standard di sostenibilità per allievo affinchè anche la famiglia italiana sia libera di scegliere la scuola – che è in progress e ci conferma che siamo sulla buona strada. Ne consiglio la lettura (clicca qui)

Anche la diffusione di questi principi veicolati spesso sulla base di un passaparola intelligente e convinto,  costituisce una testimonianza eloquente della loro pertinenza. Per restare aggiornati e ascoltare la registrazione dei vari interventi si rimanda al blog Il Popolo delle scuole (clicca qui).

LE PROSSIME TAPPE

– 20 Settembre – RHO
– 22 Ottobre – Brescia
– 10 Novembre Università del Molise
– Novembre Milano
– Novembre Bolzano

Andiamo avanti con coraggio e determinazione come Da un piccolo fuoco, un grande incendio. Di intelligenza e libertà. Diritti della persona, cura dei giovani, gestione delle risorse, educazione, famiglie, un convegno alla “Sapienza” di Roma per dare un futuro alla scuola ed alla società. Lo dobbiamo alla Res-Publica, alla famiglia, agli Italiani ai nostri giovani affinché riconoscendosi tutelati come soggetti di diritto imparino a riconoscere nell’altro un soggetto di diritto da garantire. (clicca qui per leggere)

Andiamo avanti con coraggio e un caro saluto con i consiglieri della Fidae Lombardia

Diritto di scegliere lo studio

Diritto di scegliere lo studio

Difendiamo il diritto della famiglia di scegliere tra buone scuole: pubbliche paritarie o statali

Cari educatori e docenti.

Si continua a domandare con insistenza che il diritto della famiglia a scegliere tra una buona scuola pubblica paritaria e statale sia garantito. Non occorrono più leggi: è già stato riconosciuto. Ora occorrono passi concreti per la garanzia di questo diritto.

Possiamo, ed è nostro compito, invertire la tendenza di guardare alla realtà con quella dose di scoraggiamento che fa scendere il torpore sulle nostre membra e sulla voglia di combattere per vincere questa “buona battaglia”. Certamente la scuola paritaria vive momenti difficili ma ha in sè, nelle ragioni di fondazione, quelle ragioni ultime che sono anche il punto di appoggio per sollevare il mondo.

E’ molto importante la nostra missione: essere garanzia del pluralismo educativo, che renderà l’Italia un paese di diritto capace di garantire i diritti che riconosce.

Rileggiamo e portiamo all’attenzione dei nostri docenti, famiglie, studenti la Ricerca della Fondazione Novae Terrae: “Libertà educativa”: l’Italia si piazza al 47 posto al mondo. È questa la “fotografia” della situazione scolastica mondiale scattata dalla Fondazione Novae Terrae e da Oidel.

Il Paese Italia ha in sè il riconoscimento di un diritto di tale portata che è inalienabile e inviolabile ed è proprio questa grave ingiustizia che ci deve confermare sulla bontà e necessità della nostra presenza accanto alla famiglia italiana. I nostri fondatori ci hanno fondati per rispondere ad un bisogno sociale, ancorato al “corpo” e allo “spirito”, ancor prima che trovasse soluzione nell’intervento dello Stato: il bisogno sociale della garanzia della libertà di scelta educativa che spetta alla famiglia, cellula fondante della società e a cui rispondono proprio le parole di Papa Francesco in questi giorni.

Sarà proprio la risposta ad una simile emergenza educativa che ci farà individuare vie percorribili insieme per un pluralismo educativo; ci vedrà persone chiare con le istituzioni nel richiamare queste alla loro responsabilità; ci vedrà capaci di agire insieme abbandonando la tentazione della guerra fra poveri.

Non accettiamo di cadere nella trappola di chi dice: “è difficile”. La burocrazia serve solo ad uccidere le buone idee che al contrario volano alto sopra le complicanze di chi non vuole che la situazione muti.

Per questa ragione è molto importante che le nostre famiglie facciano richiesta della detrazione fiscale prevista dalla L. 107/2015. Anche se si tratta di una modica cifra apre dei passaggi di diritto importanti. Non si cada nella trappola delle difficoltà burocratiche o peggio dell’irrisorietà della cifra. Il 17 Luglio 2015 auspicavo che avremmo utilizzato quei passaggi buoni contenuti nella Legge sulla Buona Scuola (senza guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto) come leva per scardinare una cultura nemica della parità. Ecco il tempo favorevole aiutiamo le nostre famiglie a comprendere il valore di diritto di questa operazione oltre ogni significativo vantaggio economico che sappiamo già non esserci.

Un caro saluto.
sr Anna Monia con i consiglieri della Fidae Lombardia

Difendiamo il diritto di apprendere

Difendiamo il diritto di apprendere

Il diritto di apprendere

G. Giappichelli Editori di Torino

Una interessante pubblicazione sulla scuola e le sue complicanze fra pubblico e privato

L’attualissimo libro: “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato” di Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola è reso più sostanzioso dalla prefazione della ministra dell’istruzione, Stefania Giannini.

Già disponibile in libreria il saggio fa luce su elementi che fra l’altro sono diventati “steccati ideologici” fra chi pensa che la libertà dell’uomo si esercita fra variegati mondi culturali, appunto la “mission” della scuola pubblica, e la libertà di scelta dei genitori di iscrivere i propri figli negli istituti più conformi alle proprie visioni del mondo.

Il libro si apre con una sorta di excursus storico, a cura di Maria Chiara Parola, proprio sul diritto di scelta educativa dei genitori: dai precettori greci al medioevo, dal Rinascimento al codice napoleonico e all’Unità d’Italia per arrivare al Ventennio fascista e, attraverso la scuola della Repubblica, ai giorni nostri.
Un esame puntiglioso e documentato, non solo della legislazione scolastica, ma anche degli indirizzi didattici e culturali che si sono in particolare succeduti nell’ultimo ventennio, ma con lo sguardo sempre rivolto alla discriminate “ideologica” fra, giusti gli articoli della Costituzione, il “dovere” e il “diritto” dei genitori a esercitare la loro responsabilità nell’espletamento delle funzioni di accudimento, istruzione, formazione dei figli in funzione di una pluralità di offerta formativa, che, chiosa l’autrice, “in Italia non avviene”.

Il diritto all’istruzione è un diritto inviolabile dell’uomo?

A queste domanda risponde Monia Alfieri nel secondo capitolo, riportando in primo piano, non solo i diritti costituzionali della Repubblica, ma anche quelli sanciti dalla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata dalle Nazioni Unite il 10 febbraio 1948: “I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai figli”.
E per arrivare a questo obiettivo, a un principio cioè nel quale possa “esistere una reale possibilità di scelta, occorre che tutte le varie scuole siano costituzionalmente consentite; pertanto anche la scuola non statale deve essere salvaguardata e il cittadino deve essere posto nella condizione di potervi accedere liberamente”.

In Italia non si assicura l’esercizio reale di tale diritto

In Italia, sottolinea Alfieri, “pur riconoscendo alla famiglia il diritto alla libertà di scelta educativa in un sistema policentrico, non si assicura l’esercizio reale di tale diritto. Le ragioni che hanno concorso a determinare simile situazione sono molteplici: alcune storiche, altre frutto evidente di un potere incapace di liberarsi dall’ansia dell’elettorato comodo e dalla conta dei voti”.

Le conseguenze:

  1. il progressivo collasso del pluralismo educativo;
  2.  l’appesantimento dei conti pubblici;
  3. un welfare sempre più in difficoltà a sostenere la politica dello Stato Gestore.

Ma la mancanza di libertà è a carico, spiega Alfieri, anche “dei docenti della scuola paritaria, laureati e abilitati, e spesso anche vincitori di concorso, ma di fatto sono considerati docenti di serie B.

Il raffronto con le altre realtà educative d’Europa

Le scuole paritarie europee ricevono finanziamenti pubblici (da governo, enti dipartimentali, locali, regionali, statali e nazionali) che coprono più dell’80% dei costi annuali in: Belgio, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Repubblica Slovacca, Slovenia, Svezia, Ungheria. Particolarmente in Finlandia, Paesi Bassi e Svezia il finanziamento è pressoché totale. Il finanziamento copre più del 60% dei costi in Danimarca, Estonia, Repubblica Ceca, Spagna; più del 40% in Polonia, Portogallo, Svizzera. È invece inferiore al 40% in Italia, al 20% in Grecia.

Disparità di trattamento degli allievi

Monia Alfieri ritorna sulla disparità di trattamento rispetto all’allievo che frequenta la scuola pubblica paritaria, che, pur facendo parte del medesimo Sistema scolastico di istruzione, risulta “grave”, “come segue:

  1. a fronte di € 6.355,33 per un bambino della Scuola dell’Infanzia Statale, le risorse destinate al bambino della scuola dell’infanzia paritaria sono di soli € 540,19;
  2. a fronte di € 6.703,40 per un allievo della scuola primaria statale, si destinano € 814,26 per la spesa di un allievo che frequenta la scuola primaria paritaria;
  3. a fronte di € 7.413,67 per un allievo della scuola secondaria di I grado, si destinano € 108,51 per la spesa di un allievo che sceglie la scuola secondaria di I grado, ma paritaria;
  4. ben peggiore – semmai fosse possibile – la sorte del giovane che sceglie la scuola secondaria di II grado paritaria: troverà destinati € 50,49 dal medesimo Stato che destina € 6.919,20 per sostenere la spesa di un giovane coetaneo che sceglie però la scuola pubblica statale.

Emerge pertanto una discriminante, che vede costretta la famiglia, dopo aver pagato le tasse, a dover intervenire una seconda volta con il pagamento della retta per colmare il gap di risorse non erogate da parte dello Stato Italiano. Per altro, le rette versate dalle famiglie che scelgono la scuola pubblica paritaria sono di gran lunga inferiori alla corrispondente spesa pubblica che lo Stato Italiano affronta per un allievo della scuola pubblica statale.

Nel 2011 la spesa in Italia per studente per la scuola secondaria di I grado ($ 8.686) e Secondaria di II grado ($ 8519) è inferiore di circa il 10% rispetto alla media OCSE ($ 9.377 e $ 9.506 rispettivamente) e alla media UE per i 21 Paesi appartenenti all’OCSE ($ 9.795 e $ 9.457 rispettivamente). Mentre la spesa annuale per uno studente della Scuola Primaria in Italia è stata in linea con la media OCSE e UE.

Il concetto di costo standard per allievo

Ed ecco la proposta, secondo Alfieri:
– l’individuazione del costo standard per allievo nelle forme che si riterranno più adatte al sistema italiano;
– la possibilità di scegliere, per la famiglia, fra buona scuola pubblica statale e buona scuola pubblica paritaria.

Risultati:

  1. una buona e necessaria concorrenza fra le scuole sotto lo sguardo garante dello Stato;
  2. l’innalzamento del livello di qualità del sistema scolastico italiano con la naturale fine dei “diplomifici” e delle scuole che non fanno onore ad un SNI d’eccellenza, quale l’Italia deve perseguire per i propri cittadini;
  3. la valorizzazione dei docenti e il riconoscimento del merito, come risorsa insostituibile per la scuola e la società;
  4. l’abbassamento dei costi e la destinazione dell’economia ad altri scopi.

Vi consigliamo la lettura anche di questo articolo:  Parità scolastica

 

Linee-guida per la costruzione del parametro di finanziamento a costo standard

Il capitolo terzo, a cura di Marco Grumo pone l’accento sulle “Linee-guida per la costruzione del parametro di finanziamento a costo standard di sostenibilità nella scuola statale e paritaria, e dove si tiene conto delle sfide che la società globalizzata coi flussi migratori, le crisi finanziarie, le complessità dei bisogni sociali delle famiglie pongono sia all’istruzione pubblica e sia privata.
“Per molte realtà scolastiche si impone oggi un vero e proprio cambiamento sostanziale. Un cambiamento radicale del modo di condurre le attività, e non semplicemente di qualche aspetto strutturale-organizzativo”, spiega Grumo.

“In molti casi si tratta di compiere un vero e proprio “salto culturale”, da realizzarsi tra l’altro anche abbastanza velocemente, visti i tempi di evoluzione del contesto.
Il concetto di “amministrazione” deve essere completato da quello di “gestione”: non si tratta di un passaggio solamente nominalistico, ma di un cambiamento di sostanza nella conduzione delle organizzazioni.
Le scuole stanno passando infatti sempre più velocemente da un ambiente iper-protetto a uno semi-protetto, che diverrà sempre più ipo-protetto.
Corrispondentemente, la loro performance educativa, sociale ed economica, da variabile sostanzialmente indipendente, diventerà sempre più una variabile dipendente da una molteplicità di fattori esogeni, ma soprattutto endogeni”.

L’impresa scuola insomma non si prefigge “certamente al concetto di profitto e nemmeno a una prevalenza della logica economica sulla finalità scolastica, bensì il concetto di imprenditorialità fa riferimento alla capacità dell’organizzazione (e del suo personale) di intravedere prima degli altri i bisogni delle persone e, prima delle altre organizzazioni (e meglio delle altre), ideare e realizzare risposte concrete, economicamente sostenibili e soddisfacenti, in grado di soddisfare tali bisogni.
Le organizzazioni imprenditoriali sono di fatto realtà creative, che progettano costantemente, che “rompono” gli equilibri inerziali, spingendo continuamente l’organizzazione verso il nuovo.
Singolare tuttavia pare l’analisi sulla possibilità di “adottare l’esperienza della sanità anche nel settore scuola, sia quella statale che quella non statale.
Sul piano operativo, si tratta di identificare un parametro “costo standard”, anche per la scuola italiana, e di iniziare a impiegarlo, in via sperimentale, come il parametro fondamentale per il finanziamento della scuola statale e paritaria. Da qui l’esigenza di implementare “un costo standard virtuoso e “di sostenibilità” per le scuole pubbliche italiane, statali e paritarie”
Conclude questo libro, che soprattutto i sostenitori (a prescindere!) della scuola pubblica devono leggere, proprio perché pone analisi e studi assai puntuali, il Cap. IV curato a quattro mani da Anna Monia Alfieri e Marco Grumo dal programmatico titolo: Un primo studio di simulazione in tema di determinazione del parametro di finanziamento “costo standard di sostenibilità” da applicare alle scuole pubbliche italiane (statali e paritarie).
Capitolo cruciale e forse il cuore stesso dell’intero volume perché vengono riportate tabelle e analisi, raffronti e comparazioni sui “risultati di un primo studio condotto: su un campione di 16 scuole italiane paritarie di diverso grado analizzate sotto il profilo dei processi didattici, del modello gestionale adottato e dei conti di bilancio; un campione di 5 scuole statali di cui sono stati analizzati i corrispondenti bilanci annuali. In particolare sono stati calcolati i costi standard di sostenibilità relativamente alle seguenti scuole (oggetto di osservazione diretta): scuola dell’infanzia; scuola primaria; scuola secondaria di i grado; scuola secondaria di II grado: liceo scientifico; scuola secondaria di II grado: liceo classico; scuola secondaria di II grado: liceo linguistico; scuola secondaria di II grado: istituto tecnico (turistico)”.

La scuola professionale non è stata oggetto di analisi, poiché necessita di ragionamenti specifici e sono stati pure esclusi nel costo standard annuo di sostenibilità calcolato (e quindi potenzialmente finanziato dallo Stato alla scuola): il costo dei buoni pasto per fruire del pranzo a scuola; il costo della frequenza delle attività extra-curriculari; il costo del trasporto dello studente da e verso la scuola; gli eventuali costi di costruzione di una nuova scuola; il costo degli interventi di manutenzione straordinaria (eccedenti lo standard).

Da studiare attentamente questo libro, anche perché sembra una sorta di cavallo di Troia pronto ad affrontare le mura delle cittadelle dei sostenitori della scuola pubblica, in un confronto che la potrebbe vedere perdente non solo sui costi, ma anche sull’offerta formativa.

fonte: tecnicadellascuola.it

Video: Buona la Scuola se in Libera Scelta

Video: Buona la Scuola se in Libera Scelta

Pubblichiamo un Video che in poco meno di cinque minuti racconta il Sistema Scolastico Italiano ancora molto lontano dal garantire i diritti cosi saggiamente enunciati dai nostri costituenti e dal panorama Europeo.

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Oltre ogni fatica odierna, il diritto alla libertà di scelta educativa in capo alla famiglia, in un pluralismo, è così importante che richiede una azione culturale serrata e tenace.

Credo che anche questo video potrà essere uno strumento utile allo scopo.

sr Anna Monia Alfieri

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