Che cos’è la gioia?

Perché per Don Bosco era così importante mantenere un spirito gioioso? Un cuore gioioso è un cuore sereno, un cuore sereno è un cuore più vicino a Dio e questo Domenico lo sapeva bene! Perché lo spirito gioioso è uno spirito aperto e desideroso di bene. Vi abbiamo proposto un pensiero di Laura Vicuna e un breve testo su Domenico Savio, giovani testimoni della vera gioia, perché da poco si è svolto il DL Day, un giorno dedicato alla memoria di questi due giovani così vicini a Dio.

Laura Vicuna

La gioia della vita che ho trovato alla scuola di Don Bosco viene dal cuore, dal sapere che Gesù mi ama tanto, da qui viene la forza per fare tutto con allegria e impegno.
La cosa che mi affascinava tanto era la vita semplice, schietta che trovavo nel collegio, tutto era bello perché tutto era fatto volentieri dai compiti al gioco (e mi piaceva tantissimo giocare) all’aiuto generoso verso le mie compagne.
“Per me è la medesima cosa pregare o lavorare, giocare, dormire”.

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L’allegria di Domenico Savio

Nel tempo libero, Domenico era l’animatore del gioco e dell’allegria. La sua maniera di comportarsi, di parlare, faceva del bene a tutti. Anche nel pieno dell’allegria era gentile e ben educato. Se uno parlava, non lo interrompeva. Ma, quando poteva, prendeva lui in mano la conversazione. Sapeva raccontare mille storielle allegre, come anche discutere di storia e di matematica. Se la conversazione scivolava verso il basso, come il borbottare di qualche cosa, parlar male di qualcuno, Domenico sapeva farla tornare in su. Gettava là una battuta, raccontava una favola buffa e tutti ridevano e dimenticavano i discorsi maligni. Il pensiero di far del bene a tutti lo accompagnava sempre. La sua serena allegria, la sua mite vivacità lo rendevano caro anche ai ragazzi che in fatto di preghiera e di chiesa la pensavano molto diversamente da lui.
Ognuno provava piacere a stare con lui, e vedeva nei suoi suggerimenti l’interessamento di un amico. Alcuni giovani dell’Oratorio, che volevano far del bene ai loro compagni, formarono un gruppo. Il loro scopo: rendere migliore il comportamento dei ragazzi difficili. Domenico faceva parte del gruppo, e si dava da fare sul serio. Inoltre, proponeva loro impegni concreti per migliorare la loro vita. Dove vivono insieme molti ragazzi, capita che alcuni sono lasciati da parte, trascurati dagli altri.
Sono i più grossolani, i meno intelligenti e i meno educati. Essi soffrono il peso di questa «emarginazione». Tante volte avrebbero bisogno di un amico con cui sfogarsi e non lo trovano. Finiscono per comportarsi male, per ribellarsi a tutto.

Questi emarginati erano gli amici prediletti di Domenico.

Stava con loro, giocava con loro, scherzava e dava buoni consigli. E avvenne che qualcuno, deciso a comportarsi male, a ribellarsi, accanto a Domenico tornò calmo, e riprese a comportarsi bene. Per questa sua serena bontà, quelli che avevano qualche pena andavano a cercarlo per sfogarsi con lui, quelli che si ammalavano chiedevano di essere assistiti da lui.

Poco per volta Domenico si era così aperto la strada della carità verso il prossimo.

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