Appuntamenti salesiani 2020

Appuntamenti salesiani 2020

Appuntamenti salesiani 2020

I 10 eventi, tendenze e hashtag da far diventere “trending topic” per il 2020

Il 2020 si presenta come un anno di grandi progetti e aspettative. La FAO ha dichiarato il 2020 “Anno Internazionale della Salute delle Piante”, un’opportunità unica per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale su come la tutela della vegetazione possa contribuire a porre fine alla fame, ridurre la povertà, proteggere l’ambiente e stimolare lo sviluppo economico. Il Papa ha lanciato un evento globale per quest’anno: “Ricostruire il patto educativo globale”. E in questo contesto il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha offerto alla Famiglia Salesiana una riflessione molto attuale attraverso la sua Strenna sul tema: “Buoni cristiani e onesti cittadini”.

“Per i nostri giovani d’oggi, abituati a risultati immediati… educare all’impegno sociale è imprescindibile”, scrive il Rettor Maggiore nella Strenna per il 2020. E in piena sintonia con questa linea, il Papa ha indetto un evento mondiale per il 14 maggio 2020: “Ricostruire il patto educativo globale”, allo scopo di “rilanciare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, di dialogo costruttivo e di comprensione reciproca”.

Il 2020 si apre perciò con grandi prospettive, sogni e speranze per tutta la Famiglia Salesiana. Ma, per unificare criteri, impegni e soprattutto per lanciare lo stesso messaggio a livello globale, proponiamo i 10 eventi di quest’anno, le 10 tendenze da rendere “trending topic” nelle nostre azioni sulle reti sociali e i 10 hashtag che devono inondare i “cortili digitali”:

GENNAIO

16-19

Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana
Luogo: Torino – Italia
Hashtag: #GSFS

GENNAIO

31

132 anni dalla Nascita al Cielo di Don Bosco
Luogo: Torino – Italia
Hashtag: #DonBosco

FEBBRAIO

6-11

Visita del Rettore Maggiore in Venezuela
Luogo: Caracas – Venezuela
Hashtag: #VenezuelaSalesiana

FEBBRAIO

Visita del Rettor Maggiore e benedizione di una nuova scuola
Luogo: Spagna
Hashtag: #DonBoscoEducatore

FEBBRAIO – APRILE

Dal 16 febbraio al 4 aprile

Capitolo Generale 28° (CG28)
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #CG28

MAGGIO

23

Consulta Mondiale della Famiglia Salesiana
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #ConsultaFS

MAGGIO

24

Festa di Maria Ausiliatrice
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #Ausiliatrice

GIUGNO

24

150 anni di fondazione degli Exallievi di Don Bosco
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #ExallieviDB

SETTEMBRE

18

XXIV Capitolo Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice
Luogo: Roma, Italia
Hashtag: #CG24

SETTEMBRE

27

151a Spedizione Missionaria Salesiana
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #MissionariSalesiani

 

Fonte: InfoAns

Un murale per Don Bosco

Un murale per Don Bosco

Un murale per Don Bosco

Il volto di Don Bosco nelle periferie: un murale di Jorit a Foggia

In una manciata di giorni una parete cieca del rione “Candelaro” di Foggia, nei pressi della locale opera salesiana, ha acquistato tanto significato e valore sociale grazie ai tratti veloci dell’artista di street art “Jorit”. Su iniziativa della Direzione Generale della Congregazione Salesiana è stato infatti realizzato un grande dipinto murale del volto di Don Bosco, che decora e abbellisce un’area periferica della città, e che continua a portare lo sguardo magnetico del Santo dei Giovani ai ragazzi del XXI secolo. Il murale, inoltre, sarà anche il protagonista di una sorpresa destinata ad entrare nella case salesiane di tutto il mondo…

“Se vuoi farti buono pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, pietà. È questo il grande programma, il quale praticando, tu potrai vivere felice!”.

Jorit è partito da lì, da questo celebre aforisma di Don Bosco, per la sua rappresentazione di Don Bosco sul muro di Foggia. E non solo nel senso che ha trovato ispirazione in questa frase: come sua abitudine prima di realizzare i murales-ritratti che l’hanno reso famoso, l’artista ha infatti inaugurato la “tela di cemento” riportando sul muro la frase del soggetto che si apprestava a raffigurare, successivamente ricoperta dal disegno.

In questo modo il murale contiene in senso non solo figurato, ma letterale, il messaggio di Don Bosco ai giovani – un messaggio valido in ogni epoca e a tutte le latitudini.

Iniziata nella giornata di venerdì 29 novembre, l’opera è proseguita ad ampi passi nei giorni successivi e già oggi, 3 dicembre, è possibile vedere l’immagine ben delineata del volto di Don Bosco.

Il murale realizzato a Foggia sarà inaugurato ufficialmente nel giorno dell’Immacolata, domenica 8 dicembre, alla presenza del Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale della Congregazione, don Filiberto González Plasencia, e dell’Economo Generale, sig. Jean Paul Muller, SDB. Ma già prima, sabato 7, farà da fondale per girare le ultime scene del video della Strenna del Rettor Maggiore per il 2020 – e in questo modo sarà poi visibile a tutta la Famiglia Salesiana del mondo a partire dagli ultimi giorni di dicembre.

Ecco come ha scritto su Facebook una giovane di Foggia, Gessica Borrelli, in riferimento a Don Bosco e al suo murale:

Dove Candelaro s’incrocia con via Lucera,
Io ti vedo…
e tanto basta ad infiammare il cuore.
Nel punto in cui i ragazzi passeggiano e qualche volta marinano la scuola,
Sei lì e ti vedo…
Nello stesso dannato punto in cui i negozi saltano continuamente in aria
sei li!
Sospeso tra il reale e il sogno,
Tra la voglia di cambiare e la tradizione,
Tra uno schiaffo e una carezza,
Tra ragione, religione e amorevolezza,
Tra uno sparo e un bacio rubato dietro l’angolo
Tra odio e amore, generosità e intolleranza,
Ti vedo.
A guardarci.
Dove tutti vedono solo un murales,
Io vedo una speranza,
La leggo negli occhi
I tuoi.
Questo è l’inferno e il paradiso,
Dove Tra lupi e agnelli
Cerchiamo di sopravvivere,
Si lotta per sopravvivere
E tante volte si cade,
Ma quando si cade
Ci insegni che anche la corda più arida in ognuno di noi
Può continuare a vibrare toccata nel punto giusto.
In questa periferia,
Che è CENTRO
dell’anima di molti,
nel posto in cui i problemi di cui tutti parlano,
sono vivi…sono reali!
Ti vedo…e tanto mi basta!
La #periferia è il posto più ricco del mondo”.

Nato a Napoli nel 1990, Jorit Ciro Cerullo, conosciuto semplicemente come “Jorit” è oggi un’artista di street art tra i più affermati al mondo. Artisticamente ha maturato uno stile figurativo e si è specializzato nella rappresentazione di giganteschi ritratti realistici, non privi però di messaggi sociali – contenuti nelle scritte, così come nella scelta stessa dei luoghi in cui vengono collocati: in periferia, all’aperto, fruibili da tutti gratuitamente.

Hanno scritto su di lui le più grandi testate giornalistiche internazionali, come The Guardian, BBC, Middle East Eye, TeleSur, Euronews, ha esposto opere nelle gallerie di Londra, Berlino, Sydney e Roma, e ha realizzato ritratti murali in tutto il mondo, unendo volti noti e meno noti: San Gennaro e Maradona a Napoli, Nelson Mandela a Firenze, Yuri Gagarin tra i palazzoni di Odintsovo, poco distante da Mosca, una giovane palestinese sul muro di separazione israeliano, e poi “scugnizzi”, ragazzi autistici, attivisti, personaggi di film e dell’immaginario collettivo…

 

Fonte: InfoAns

Oggi in classe ho detto Amore

Oggi in classe ho detto Amore

Oggi in classe ho detto Amore

Di Emanuele Fant

 

Oggi in classe ho detto Amore, e tutti si sono zittiti, come se avessi esagerato, come se li stessi provocando con un termine inadatto alla mia posizione.
Ho pensato: “Io non sono proprio esperto di Sacre Scritture, ma l’unica cosa che non passerà, non era mica l’amore? E allora, com’è che la verità esiste, ma io non la posso pronunciare?”.

In treno ho messo in fila qualche riflessione:

  1. Ogni parola coniata per parlare del trascendete è nata per essere comprensibile in un certo tempo e in un preciso contesto sociale. Un ipotetico linguaggio perfetto e universale non potrebbe entrare nelle orecchie limitate degli esseri umani, immersi nella contingenza.
  1. Le parole che oggi usiamo per dire Dio sono ereditate e, quasi sempre, usurate; pure se alla loro origine erano buone. Per esempio, lodare Cristo come “re” risulta incomprensibile a un essere umano attuale, perché la monarchia richiama cieco assolutismo, o Emanuele Filiberto conduttore di Pechino Express. Diverso era qualche secolo fa.
  1. Chi ci ascolta da fuori (penso ai ragazzi, perché lavoro con loro), può scambiare il contenitore per il contenuto, ed attribuire ad un messaggio ancora perfettamente vitale le colpe che invece dovrebbe scontare la forma esausta dei termini con cui lo vorremmo riferire. Anche una parola di un certo lignaggio come “amore”, vampirizzata da decenni di Sanremo e di cartelloni negli oratori, può risultare stridente e inattuale.
  1. L’usura irrimediabile di tutti i termini che dicevano qualcosa di immortale, è la vera emergenza che dobbiamo affrontare, più dell’Amazzonia, più dell’obesità, più della fame. Fare piazza pulita del linguaggio stantio è il dovere di chi crede che davvero esista un Discorso in grado di varcare le epoche. Chi non è sicuro, si protegge con parole morte e rassicuranti. Sapendo bene di tradire.

 

Superata la stazione di Bovisa, ho steso sul mio taccuino un piano per il futuro.

Per rinnovare il linguaggio è necessario:

  1. Tornare al nucleo della Proposta e capirne intimamente il significato vitale, spogliandola con coraggio di tutti i termini che di recente l’hanno definita e ora non sanno più parlare.
  2. Inventare a briglia sciolta, senza sensi di colpa, un frasario nuovo e luccicante, che accenda di nuovo l’intuizione, evitando con accuratezza ogni parola che circoscrive ereditata passivamente dalla tradizione, che maldispone.

 

Ai collezionisti e ai glossatori, dico che, se una persona ha un tumore, si asporta l’arto malato, di certo con dispiacere; ma in nome della salvezza del tutto, il sacrificio si può accettare. Il corpo è l’intramontabile messaggio cristiano. L’arto che era buono, ma adesso ha un grave male, è il linguaggio usurato da secoli di catechesi e di prontuari per l’anima.
La prova che il tumore si sta prendendo il corpo sono i miei alunni quando smettono di ascoltarmi se pronuncio le parole “fede”, “vita eterna”, “comunione” (figuriamoci peccato, contrizione, sacralità).
Non è colpa loro! Non possono scontare con una vita senza Verità il nostro rifiuto di accompagnare all’uscita termini con la barba e il bastone, che una volta splendevano di senso, e che il tempo ha ridotto a larve senza seduzione.

I ragazzi meritano un linguaggio coraggioso, mai immaginato, all’altezza della loro potente percezione. Per ridire, con l’urto necessario, quella insopprimibile Verità, tanto grande da far scoppiare le parole.

Giornata dei Diritti Umani

Giornata dei Diritti Umani

Giornata dei Diritti Umani

10 Dicembre. Festeggiamo la Giornata Internazionale dei Diritti Umani

 

Di sr MariaGrazia Caputo, FMA

“Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza” è la scritta in bassorilievo che accompagna l’immagine della creazione sulla porta d’ingresso della Sala del Disarmo (un tempo Camera del Consiglio) a Palais des Nations di Ginevra. È la realtà della Dignità dell’uomo fatto a immagine di Dio che è il fondamento e la base dei diritti umani. La centralità dei diritti umani è sempre stato un tema centrale nella Dottrina Sociale della Chiesa e negli interventi di Giovanni XXIII, Paolo VI, Benedetto XVI, Giovanni Paolo II e Papa Francesco: l’impegno sociale è una dimensione imprescindibile per un cristiano. Il linguaggio globalizzato dei diritti umani, comune a tutte le persone di buona volontà, costituisce per noi una magnifica occasione per condividere come comunità educative la ricchezza del Sistema Preventivo.

Il 10 dicembre si festeggia una ricorrenza che segna una tappa storica dell’umanità: la Giornata Internazionale dei Diritti Umani.

Nel 1948 le Nazioni Unite presentarono al mondo[1] una Dichiarazione (30 articoli) che riconosceva come tutti (uomini e donne) hanno gli stessi diritti che garantiscono ad ogni essere umano di poter vivere una vita degna di essere vissuta. Era la prima volta che i diritti umani assumevano il titolo di “universali”. Si trattava di una risposta istituzionalizzata e riconosciuta alle atrocità commesse nel ventesimo secolo.[2] Il sogno era di avere a disposizione un documento che aiutasse gli Stati a proteggere e a riconoscere i diritti di ognuno, garantendo allo stesso tempo le condizioni necessarie per poterne usufruire. La Commissione che elaborò il Documento era composta da un gruppo di personalità che, pur appartenendo a culture diverse, lavorò con la convinzione di poter arrivare a realizzare insieme un documento unitario, utilizzando un vocabolario comune.
I rappresentanti dei 17 stati che formavano la Commissione erano per lo più giuristi e anche filosofi come Jacques Maritain[3] e René Cassin[4]. Furono eletti come presidente Eleanor Roosevelt[5], che molto contribuirà a creare un clima di confronto e di comprensione reciproca, Vice Presidente Peng Chun Chang, capo della delegazione cinese all’ONU, attento a incorporare nella Dichiarazione principi e valori delle civiltà asiatiche, il libanese Charles H. Malik come relatore e venne pure invitato il canadese John P. Humphrey, capo della Divisione diritti umani nel Segretariato generale delle Nazioni Unite.

Fu Charles H. Malik., cristiano libanese di confessione greco-ortodossa, che pose sin dal principio la questione essenziale sul «che cos’è l’uomo?». Il filosofo era ben consapevole dei molti problemi di ordine politico e culturale che implicava l’elaborazione di una Carta sui diritti riguardanti l’essere umano che potessero essere universalmente accettati come inviolabili e inalienabili. Sulla stessa linea fu il cinese Chang che propose di anteporre alla Dichiarazione un Preambolo centrato sulla dignità umana[6] come valore fondante di tutti i diritti, al di sopra della sovranità degli Stati.

Queste nozioni (dignità umana e diritti umani) entrate ormai nel nostro vocabolario (e nella nostra cultura) non erano altrettanto facili da comprendere e da accettare in un’epoca che, oltre ad aver sofferto le conseguenze di una guerra mondiale e le discriminazioni derivanti da differenze di religione, etnie, lingue, culture, gruppi minoritari, viveva ancora le conseguenze dell’apartheid in Sud Africa e il dispotismo militare di molti Stati dell’America Latina (Cile, Argentina, Paraguay, Brasile…).

Nonostante il fatto che la Dichiarazione non avesse valore giuridicamente vincolante (come verrà poi realizzato attraverso i Trattati o Convenzioni o Patti) il suo valore era e rimane quello di proclamare i più rilevanti principi dei diritti umani:

  • uguaglianza di diritti tra uomini e donne,
  • importanza della famiglia come cellula fondamentale della società,
  • la libertà di opinione e di espressione, di religione,
  • i diritti alla salute, all’educazione e alla cultura.

Si sottolinea la decisa condanna del razzismo e della discriminazione, della tortura e di ogni altra pena che possa umiliare la persona.

Nella Dichiarazione viene pure sottolineato che i diritti si accompagnano con dei doveri[7]. Emerge una realtà di cui ogni individuo deve essere consapevole: i diritti sono innati, nessuno te li regala e nessuno te li può togliere, quindi sono inviolabili e inalienabili. Tutti i diritti umani – civili, politici, economici, sociali, culturali – sono interdipendenti e indivisibili e in particolare oggi si riconosce che il rispetto e la promozione dei diritti umani sono la chiave per realizzare un futuro migliore per tutti. Le Nazioni Unite, nel riconoscere che i pilastri della pace, sviluppo e sicurezza debbono avere come base i diritti umani, hanno messo in atto il funzionamento di strutture come il Consiglio dei Diritti Umani[8], gli Organi dei Trattati e l’utilizzazione di strumenti per la loro difesa e protezione come la Revisione Periodica Universale[9] e le Procedure Speciali[10]. Centrale resta l’importanza dell’educazione ai diritti umani che dovrebbe raggiungere ogni ambiente e ogni categoria sociale per il riconoscimento e la promozione della dignità della persona.

Vale la pena ricordare un discorso pronunciato da Eleanor Roosevelt che diventerà l’asse portante dei diritti umani:

«Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cerca uguale giustizia, uguali opportunità, uguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti. In assenza di interventi organizzati di cittadini per sostenere chi è vicino alla loro casa, guarderemo invano al progresso nel mondo più vasto. Quindi noi crediamo che il destino dei diritti umani è nelle mani di tutti i cittadini in tutte le nostre comunità».

 

[1] L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si svolse a Parigi nel Palais de Chaillot.
[2] Come lo ricorda Javier Perez de Cuéllar (segretario generale delle Nazioni Unite dal 1982 al 1991) “è dall’universalità della sofferenza umana che viene l’universalità anche dei diritti umani Quando nel mondo soffre un essere umano è tutta l’umanità che soffre con lui”.
[3] Filosofo francese, convertito al cattolicesimo, rappresentante del neotomismo
[4] Giurista, magistrato e diplomatico francese riceverà il NOBEL per l pace nel 1968.
[5] First Lady di Franklin Delano Roosevelt, presidente degli Stati Uniti
[6]Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo…”
[7] Interessante il contributo apportato dal Mahatma Gandhi a questo aspetto dei diritti-doveri in un incontro dell’UNESCO
[8] Il Consiglio dei diritti umani ha sostituito nel 2006 la Commissione dei Diritti umani.
[9] Esame ogni quattro anni della situazione dei diritti umani in tutti gli stati membri delle Nazioni Unite (UPR)
[10] Le Procedure Speciali sono meccanismi istituiti dal Consiglio Diritti Umani per affrontare specifiche questioni legate alla tutela dei diritti umani, sia in relazione a determinate categorie di diritti sia in relazione a singoli paesi. 

La credibilità è data dalla coerenza

La credibilità è data dalla coerenza

La credibilità è data dalla coerenza

Di Marco Pappalardo

 

Gli attacchi nei confronti di Papa Francesco, per le sue parole e per i suoi gesti, sono sempre dietro l’angolo e spesso sono interi “eserciti” a scagliarsi contro con documenti, lettere e raccolte di firme.

Attaccare in massa una sola persona è segno di viltà, che si definiscano pure cattolici sa di beffa, che si ergano a studiosi li rende saccenti, che vedano sempre il male e non riconoscano il bene quando è palese, è prova di faziosità. Infatti, se di recente ben cento tra questi lo hanno accusato di “atti sacrileghi e superstiziosi” in occasione del Sinodo sull’Amazzonia, gli stessi cento non sembra abbiamo avuto la stessa lena per elogiare e sottoscrivere le parole ed i gesti del Papa nei confronti dei poveri.
Delle due l’una: o il Vangelo non ha più a che fare con i poveri o questi oppositori hanno letto un altro vangelo, ma non quello di Cristo!

C’è di più: la credibilità è data dalla coerenza ed in questo Francesco è inattaccabile, mentre al contrario loro vedono il buio anche dove la luce è brillante, guardano il dito e non la luna indicata, negano l’evidenza del bene per non andare contro sé stessi. Facendo un po’ il verso alle favole antiche dell’agnello e del lupo o della volpe e dell’uva, gli oppositori ritengono di aver sempre ragione e l’ultima parola, giustificando così la pochezza delle loro opinioni e la bassezza dei loro attacchi. Eppure ogni cristiano dovrebbe gioire e commuoversi per un Papa che vuole un “mini-ospedale” temporaneo nel colonnato di San Pietro, che pranza con i poveri della città, che dono un palazzo vaticano per l’accoglienza di chi non ha dimora!

E che dire dell’omelia nella recente Giornata Mondiale dei Poveri?
Quando afferma: «I poveri sono preziosi agli occhi di Dio perché non parlano la lingua dell’io: non si sostengono da soli, con le proprie forze, hanno bisogno di chi li prenda per mano. Ci ricordano che il Vangelo si vive così, come mendicanti protesi verso Dio. La presenza dei poveri ci riporta al clima del Vangelo, dove sono beati i poveri in spirito (cfr Mt 5,3). Allora, anziché provare fastidio quando li sentiamo bussare alle nostre porte, possiamo accogliere il loro grido di aiuto come una chiamata a uscire dal nostro io, ad accoglierli con lo stesso sguardo di amore che Dio ha per loro. Che bello se i poveri occupassero nel nostro cuore il posto che hanno nel cuore di Dio! Stando con i poveri, servendo i poveri, impariamo i gusti di Gesù, comprendiamo che cosa resta e che cosa passa».

Sono forse “atti sacrileghi e superstiziosi” anche questi?

A quanto pare per tutto questo non ci sono firme e lettere di gruppo, e allora chi sa solo denunciare, recriminare, rinfacciare e mai elogiare, scusarsi, ringraziare, davvero non è degno di credibilità. Soprattutto ci illumina ancora Francesco con un altro passaggio dell’omelia: «Cerchiamo risposte nelle parole di Gesù. Egli oggi ci dice che quasi tutto passerà. Quasi tutto, ma non tutto. Egli spiega che a crollare, a passare sono le cose penultime, non quelle ultime: il tempio, non Dio; i regni e le vicende dell’umanità, non l’uomo. Passano le cose penultime, che spesso sembrano definitive, ma non lo sono. Sono realtà grandiose, come i nostri templi, e terrificanti, come terremoti, segni nel cielo e guerre sulla terra: a noi sembrano fatti da prima pagina, ma il Signore li mette in seconda pagina. In prima rimane quello che non passerà mai: il Dio vivo, infinitamente più grande di ogni tempio che gli costruiamo, e l’uomo, il nostro prossimo, che vale più di tutte le cronache del mondo».

Children’s Global Summit

Children’s Global Summit

Children’s Global Summit

Dal 27 al 30 novembre 2019 si terrà a Roma il Children’s Global Summit, l’evento internazionale che si inserisce all’interno del progetto “Io Posso”, ispirato all’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, che sperimenta l’adozione dell’approccio metodologico student – centered “design for change”.

Promosso a livello mondiale dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica della Santa Sede insieme all’OIEC (Ufficio Internazionale dell’Educazione Cattolica) e con la FIDAE (Federazione istituti e attività educative, che associa le scuole cattoliche in Italia), si tratta di un meeting che avrà il suo momento clou nell’incontro con Papa Francesco, che sostiene e supervisiona in prima persona la metodologia “Design For Change” applicata all’enciclica “Laudato si'”.

“Design for Change” nasce in India nel 2009 da un’idea di Kiran Bir Sethi ed è un movimento internazionale che introduce l’innovazione in classe, dando ai bambini l’opportunità di mettere in pratica le proprie idee per cambiare il mondo, a partire dal loro ambiente. In India, il progetto ha ispirato bambini in tutto il paese per cambiare un aspetto della loro vita all’interno della comunità di appartenenza, per farli sentire protagonisti di questo cambiamento. Dal “Posso farlo?” si è passati al messaggio “Io Posso”.

L’evento, al quale parteciperanno oltre 4.000 persone tra bambini e ragazzi (6-16 anni), accompagnatori e genitori provenienti da oltre 60 Paesi, prevede una serie di attività, fra cui la presentazione di alcuni dei progetti selezionati.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno aderito a questo progetto come risposta al documento Laudato si’ e per il fatto che nelle diverse fasi di ciascun progetto o storia di cambiamento “Io posso – Noi possiamo” si percepisce una sintonia con il Sistema Preventivo e con le quattro competenze fondamentali che sono tipicamente salesiane: il pensiero critico, la creatività, lo spirito di collaborazione e la comunicazione.

Insieme alle Comunità Educanti e agli Educatori, le suore credono che i giovani possano cambiare l’ambiente in cui viviamo. Per questo molte comunità, di vari Paesi in cui c’è una presenza FMA, stanno sviluppando i progetti per questa iniziativa.
Dei tanti portati avanti, 5 progetti dalle scuole di tre Paesi – Brasile, Cile e Colombia – parteciperanno a questo grande incontro mondiale, dove i bambini e i ragazzi avranno l’opportunità di presentare i propri progetti e di incontrare Papa Francesco.

Questo il programma di massima dell’evento:

– 27 novembre 2019 Accoglienza, condivisione e conoscenza, visita della città di Roma

– 28 e 29 novembre Presentazione dei progetti realizzati, in differenti sedi, per gruppi linguistici

– 30 novembre Udienza con Papa Francesco in aula Paolo VI

Le comunità FMA di Roma accoglieranno i bambini, i giovani e gli insegnanti di più di 60 nazioni. Anche dall’Italia ci saranno molti partecipanti dalle scuole. L’Ambito della Pastorale seguirà l’evento.

 

Per maggiori informazioni:
https://ioposso.fidae.it/
http://oiecinternational.com/es/yo-puedo/

 

Fonte: cgfmanet.org

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