Chagall a Milano: arte-spettacolo!

Chagall a Milano: arte-spettacolo!

Chagall, “Sogno di una notte di mezza estate”, una mostra diversa da quelle a cui siamo “abituati” noi fruitori italiani.

Al Museo della Permanente di Milano, sono state allestite due sale collegate l’una all’altra in cui però non sono esposte le opere dell’artista appese ai muri secondo canoni legati ai temi e alla vita. Non c’è la possibilità di avere delle audioguide che accompagnino il percorso e non si può inoltre usufruire di visite guidate. All’interno della mostra, dopo il corridoio di accesso in cui il visitatore può fare conoscenza della vita del pittore attraverso un breve video e la cronologia della vita riportata su una parete, non è presente alcun altro tipo di materiale info-grafico sulla mostra.

Cosa si deve aspettare chi per curiosità o per passione si reca a visitare questa mostra?

Non è necessario cercare di cogliere i significati e la personalità dell’artista intraprendendo quelle azioni che di solito caratterizzano il visitatore che si muove tra le sale soffermandosi viso a viso davanti ad ogni singola opera cercando di coglierne il più possibile tratti artistici ed emozioni.

Si tratta di una forma di fruizione d’arte del tutto nuova in Italia: una mostra-spettacolo in cui il visitatore diviene anche uno spettatore che viene letteralmente catapultato all’interno delle opere di Chagall attraverso un potente connubio di spettacolo, musica, tecnologia e arte. In questa mostra, non ci si siede davanti ad uno schermo su cui vengono proiettate delle immagini accompagnate da una colonna sonora.

Quando hai messo piede dentro la prima sala diventi già parte attiva della creazione artistica di Marc Chagall e la prima sensazione provata è quella dello stupore.

Le opere del pittore accompagnate da una colonna sonora sublime, capace di mettere in evidenza i temi e le tappe della sua creazione artistica, ti avvolgono tutt’intorno da qualunque angolo delle due sale, lo sguardo viene immediatamente rapito dalla riproduzione che coinvolge le pareti e il pavimento. Le immagini inoltre vengono riflesse grazie a delle installazioni con specchi che contribuiscono a creare effetti visivi unici e a farti sentire parte integrante del mondo onirico dell’artista. Lo spettacolo ti travolge completamente lasciandoti estasiato di fronte alla varietà e alla ricchezza di colori caldi e freddi che l’artista è capace di coniugare all’interno della sua sperimentazione artistica che, insieme alle macro sequenze della sua vita, si alternano alla varietà di tecniche e materiali utilizzate dall’autore russo.

Le tappe di questo “viaggio-sogno” comprendono la pittura, i collages, i mosaici, le vetrate, le illustrazioni per fiabe, la vita, la poesia, il piccolissimo villaggio Russo in cui Chagall è nato, l’Opéra Garnier, Daphnis e Chloé, il circo, la Bibbia. Come intraprenderlo dunque? Puoi camminare per le sale o sederti comodamente sulle sedute messe a disposizione nella grande sala che comprende anche un’installazione a cui accedere tramite delle scale che consente allo spettatore una visione da un punto più alto e cambiando prospettiva. All’interno della mostra è presente anche un omaggio a Lewis Carroll, “Nel Paese di Alice”.

Questa nuova modalità di accesso all’arte è davvero unica nel suo genere, l’esperienza assomiglia proprio a quella di un sogno in cui ti senti completamente immerso, finché non lasci il museo e riaprendo gli occhi continui comunque a rivivere la bellezza e il mix di sensazioni sperimentate.

 

Chagall. Sogno di una notte d’estate

Dal 13 Ottobre 2017 al 28 Gennaio 2018

Museo della Permanente di Milano

www.chagallmilano.show

 

Lucio Fontana Ambienti/Environments

Lucio Fontana Ambienti/Environments

Entrare in un quadro, oltrepassare una scultura, esplorare un’architettura. É possibile vivere ancora questa esperienza estetica e introspettiva allo stesso tempo visitando la mostra di Lucio Fontana attualmente in corso presso l’Hangar Bicocca di Milano.

Il dibattito per dividere le arti e per determinare la superiorità di una sull’altra é realtà di vecchia data. Allo stesso modo artisti e correnti hanno cercato di superare limiti e distinzioni, elaborando fusioni, ambienti, interventi di arte globale.

Nei suoi ambienti, realizzati, recuperati ed esposti all’Hangar, Fontana va oltre.

I due interventi ambientali esposti in apertura e chiusura della mostra permettono di introdurre in visitatore in spazi di luce attraverso un atto creativo generante forme libere e geometrie di spazi che sfondano il soffitto attraverso leggeri tubi al neon, bianchi su fondo “blu Giotto” o alternanza di luci azzurre e verdi.

La suggestione sull’intorno, evocata in questi ambienti, diventa totalizzante negli Ambienti spaziali.

Il visitatore può entrare in stanze stranianti nelle quali l’esperienza del visivo e del tattile fanno perdere la percezione della prospettiva, della divisione, della lontananza, della staticità e della collocazione. Il visitatore entra nell’opera e la scopre, la percorre e la vive interpretandola da protagonista. Si immerge nell’esperienza quasi ludica di camminare a piedi nudi su pavimenti molli, di seguire linee punteggiate di luce, di chinarsi per entrare in un locale, di attraversare una parete inesistente, di scivolare su un tappeto ondulato, di scoprire scorci inattesi in una sequenza di aperture candide inondate di luce bianca, di incontrare corpi emergenti dal buio grazie a luci fluorescenti.

Fontana riesce davvero ad andare oltre con interventi più articolati del suo famoso gesto di taglio di una tela: non scardina qui solo la barriera spaziale ma anche quella temporale interna ed esterna all’opera, facendo riscoprire all’osservatore la memoria del passato, il bambino interiore e la visione di un infinito che mira all’oltre.

Una mostra da visitare e gustare, mettendosi in gioco. Un artista ancora innovativo a 50 anni dalle sue opere.

(Emanuele Bonazzoli)

Lucio Fontana
Ambienti/Environements
21 settembre 2017 – 25 febbraio 2018
Pirelli Hangar Bicocca
Ingresso gratuito

KEITH HARING: L’uomo al centro

KEITH HARING: L’uomo al centro

Haring in mostra a Milano

Se continuate a pensare che Haring sia semplicemente l’artista degli “omini” che tappezzano magliette, borse, calamite da frigo e tutti i nostri oggetti più quotidiani, è perché non siete ancora andati a vedere la mostra “Keith Haring About Art” al Palazzo reale di Milano.

(Ketih Haring, Untitled, 1986, acrilico e olio su tela, 72,2 x 76,2)

C’è tempo fino al 18 giugno, infatti, per ammirare, stupiti per non averle mai viste, ben 110 opere, molte delle quali inedite o mai esposte in Italia. Le sale sembrano non finire mai, dentro a un viaggio che porta progressivamente al cuore di un artista che in 31 anni di vita sembra aver dato tutto della sua vitalità e della sua creatività, stroncata troppo presto dall’Aids.

Il consiglio è quello di gustarsi il percorso nell’orario del pranzo, o in una giornata non presa di mira dall’invasione di frotte di turisti attratti dalle imperdibili mostre di Milano, per potersi lasciare alle spalle la vivacità di Piazza Duomo e immergersi con tutta calma nell’incontro con questo straordinario artista americano.

Un sapiente allestimento (a cura di Gianni Mercurio), unito agli illuminanti commenti dell’audioguida, vi condurranno pian piano a scoprire e a imparare a leggere la densità dei significati iconografici sottesi alle sue opere. Rimarrete stupiti nel ritrovare negli accostamenti proposti – dalla Lupa Capitolina, ai calchi della Colonna Traiana, alle maschere delle culture del Pacifico, alle immagini visionarie di Bosch, fino alle opere di Jackson Pollock, Jean Dubuffet, Paul Klee e Picasso per il Novecento – non banali citazioni tratte dalla storia dell’arte dei grandi maestri appresi nel corso dei suoi studi alla School of Visual Arts di New York, ma un rispettoso dialogo con l’espressività artistica che ha lasciato tracce nella storia dell’uomo.

 

(Keith Haring, Untitled, 1984, smalto su legno inciso, 272 x 90)

E proprio l’uomo è il vero centro della sua opera

Radiant babies (omini che irradiano), sagome di uomini con un buco o una X sul petto, a esprimere la morte onnipresente, raccontano la vita, danzano, amano, si abbracciano, lottano contro il peccato, immersi nella cultura globale che li avvolge e che li rende soggetti di mutazioni tecnologiche. È così l’arte di Haring: sa farsi “popular” per incontrare la gente nelle metropolitane, quando disegna con il gesso bianco sulla carta nera incollata sui manifesti pubblicitari vecchi nelle stazioni della metropolitana di New York e regala spillette con i suoi omini, attento a non farsi beccare dagli agenti, ma sa anche portare a riflettere con serietà su temi propri del suo e del nostro tempo: droga, razzismo, Aids, minaccia nucleare, globalizzazione, arroganza del potere, senza rinunciare a essere presente nei più importanti anfiteatri urbani.

Come quando dipinge ben 107 metri del muro di Berlino in appena un giorno per esprimere il suo messaggio di amore e di concordia con la speranza, come tutti, che quel muro cada e la sua opera non sopravviva. Utilizzando tutti i tipi di supporto – carta, cartone, stoffa, PVC, legno, intonaco – non perde l’occasione per farsi vicino, recuperando le tracce dell’uomo di tutti i tempi e di tutte le culture, attingendo alla mitologia, alla simbologia tribale dei totem e persino ai racconti biblici, per dare all’individuo e la sua condizione sociale di oggi e di sempre, la giusta collocazione, per sottrarlo all’oblio e all’indifferenza.

(Ketih Haring, Untitled, 1981, inchiostro vinilico su telone di vinile, 244 x 244)

Soltanto raccontando l’uomo si può parlare di umanità ed evitare la desumanizzazione portata dall’avvento delle tecnologie, come afferma lui stesso: “Io penso che l’artista contemporaneo abbia una responsabilità verso l’umanità. Deve continuare la sua celebrazione; deve opporsi alla desumanizzazione della nostra cultura”.
(da Intervista a K. Haring, in “Flash Art International”, n.116, marzo 1984).

Buona visione!

Info: www.palazzorealemilano.it

Escher a Milano

Escher a Milano

Le geometrie impossibili di Escher

200 opere esposte nelle sale di Palazzo Reale a Milano per una retrospettiva pressoché completa che traccia tutto il percorso di vita dell’artista.

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C’è ancora tempo fino al 22 gennaio 2017 per visitare la bellissima mostra dedicata a Maurits Cornelis Escher (1898-1972), incisore, intellettuale e matematico olandese che ha saputo stupire per i suoi paradossi geometrici e i punti di vista spiazzanti.

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Chi non ha presente la mano con la sfera riflettente o le mani che si disegnano l’un l’altra o la casa di scale che appare come un vero e proprio rompicapo? Tuttavia, se all’ingresso della mostra non stai nella pelle all’idea di ammirare con i tuoi occhi questi grandi capolavori che hai sempre visto sui libri di scuola, sulle T-shirt o nelle sale d’attesa, presto ti accorgi che Escher è molto di più e ben presto ti ritrovi ad ammirare la minuzia dei particolari nelle litografie.. dei paesaggi siciliani!

Sì, lo sapevate che Escher visse in Italia dal 1923 fino al 1935 dove seppe cogliere quella bellezza che guarisce l’anima e coniugare la capacità contemplativa con il rigore analitico, tanto che amava dire “lo stupore è il sale della terra”?

Lo stupore è la molla che porta questo schivo artista olandese a “entrare” in tutto ciò che vede, quasi a voler carpirne i segreti, cogliendo ciò che sta dietro la pura visibilità: dalla precisione dei cristalli dei minerali, alle tassellature delle pavimentazioni dell’Alhambra, alle texture dei tessuti in stile Art Nouveau, ai disegni armoniosi delle campagne di Siena e di San Giminiano.

Insomma, una mostra tutta da gustare e.. da provare, per poter credere agli effetti e alle illusioni ottiche che addirittura hanno un nome, come l’Effetto Droste, che deriva dalla scatola del famoso cacao olandese e permette di vedere “l’immagine nell’immagine” crearsi all’infinito.

Quella di Escher fu una continua sfida intellettuale al senso comune, dentro una sperimentazione inimitabile, che lasciò a bocca asciutta persino i cantanti famosi o gli hippies (movimento che lui avversava) affetti da “eschermania”. Memorabili, infatti, furono i suoi rifiuti nel concedere l’autorizzazione a utilizzare alcune sue opere come copertine dei dischi a Mike Jagger, mentre costituiscono grande fonte di ispirazione per il cinema: basti pensare al film fantastico Labyrinth del 1986 con David Bowie, in cui una scena è costruita sull’immagine di Case di scale o alle celebri rampe fatate del Castello di Hogwarts nella saga di Harry Potter, che sono la trasposizione dinamica di quest’opera, ripresa perfino in una delle scene più strabilianti di Una notte al museo III e nella pubblicità di Sky.

Molto apprezzati sono gli esperimenti scientifici, i giochi e gli approfondimenti didattici che consentono ai visitatori di ogni età di comprendere gli universi apparentemente inconciliabili che si armonizzano in una dimensione artistica unica, rendono la mostra interattiva e divertente: un cartello vi avvertirà della possibilità di utilizzare i cellulari per memorabili selfie su sfondi optical e immaginari.

Uscendo da Palazzo Reale non dimenticate di scattarvi una foto dentro la sfera tenuta in mano dall’artista stesso…

Buona esperienza!

http://www.mostraescher.it

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Relatività 1953
Vortici

Maurits Cornelis Escher
Vortici 1957

 

Serata al museo

Serata al museo

Serata al museo: sogno o son desto?

Non so se sogno o se son desto, non so se funziona o è fermo da allora, ma quell’orologio mi invita ad entrare in una città gremita di persone e vado a sbattere contro figure che con I loro dipinti mi vengono incontro, mi salutano, ognuno mi racconta la sua storia, le sue emozioni, i sentimenti e i ri-sentimenti. Cosi sono accolta nella Pinacoteca di Brera. Mantegna con il Cristo morto, il Bellini con la Pietà, i ritratti di illustri personalità che allora come adesso vogliono sfidare il tempo e rimanere “in memoria” sempre. Mi accolgono il Tiziano, Lorenzo Lotto, Jacopo Bassano, Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto, Picasso, il Caravaggio con I suoi personaggi semplici, ma che emanano saggezza, esperienza e forza nell’affrontare il giorno che viene. Quando I quadri mi rapiscono taccion le voci per fare urlare la bellezza e lo stupore di un’epoca passata, tramandata e non persa ma arricchita da una devozione cristiana e da una spiritualità vera, viva che serviva loro per vivere. Solo un artista può contemplare l’uomo, il creato e il suo creatore.

Suor Elisa Carminati

Per tutti i giovedì sera d’estate, fino al 29 settembre, la Pinacoteca di Brera sarà aperta fino alle 22.15 con chiusura della biglietteria alle ore 21.40. Il costo del biglietto sarà di 2 euro a partire dalle 18. 00
Sarà possibile ammirare il nuovo ri-allestimento delle sale della Pinacoteca e, fino al 25 settembre, il secondo dialogo Attorno a Mantegna.

 

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Miracolo a Milano

Miracolo a Milano

Miracolo a Milano

La mostra è la rappresentazione della poetica di Studio Azzurro,  il cui intento è sempre stato quello di rendere partecipe il visitatore, mentre si muove all’interno di un ambiente che reagisce alla sua presenza e a gesti quotidiani.

14 sale che si snodano nei più prestigiosi spazi di Palazzo Reale, dall’Appartamento del Principe fino alla Sala delle Cariatidi: da Il nuotatore (1984), una delle primissime installazioni, fino a La pozzanghera (2006) un micropaesaggio interattivo per bambini; da Tavoli (1995) – il primo ambiente sensibile – ai Portatori di Storie (2008-2016). Alle opere storiche si affianca una nuova installazione interattiva, dal titolo Miracolo a Milano, progettata appositamente per questa occasione come omaggio alla città.

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Studio Azzurro – Immagini sensibili

Possono delle performance tornare a prendere vita e rendere palpabili le emozioni che uno dei più importanti collettivi artistici di Milano ha saputo regalare negli anni ’80 e ’90, riuscendo a stupire per la creatività e l’innovazione delle sue sperimentazioni? La questione è controversa, soprattutto per chi è sostenitore dell’unicità e della non ripetibilità di tali opere, ma… provare per credere!

La possibilità, più unica che rara, di attraversare gli ambienti surreali e vibranti costellati di tubi catodici, spettatori muti degli sguardi assorti e delle reazioni multiformi di curiosi visitatori, è la prova che Studio Azzurro con un semplice “touch” è in grado di rigenerare esperienze lontane ma sempre attuali, come sempre nuova è la sorpresa dell’uomo.

Il viaggio fra le sale accoglienti e raffinate di Palazzo Reale, contrasto e cornice quasi onirica di atmosfere elettroniche, è un omaggio ai 35 anni di lavoro del gruppo fondato da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi che, a partire dal 1982 e con numerosi collaboratori, ha tracciato un fecondo percorso di esperimenti, incrociando arti visive, video, cinema, arti, oltrepassandone i limiti e anticipandone il divenire.

Non semplice mostra, ma vera e propria esperienza polisensoriale, grazie a decine di proiettori, monitor, touchscreen e sensori nascosti in “ambienti sensibili” che reagiscono alla presenza e ai gesti, con l’intento di rendere il visitatore attore protagonista, semplicemente muovendosi all’interno di uno spazio popolato di immagini. Come spiegare la meraviglia provata davanti alla serie, ordinata e tutt’altro che statica, di 12 vecchi televisori attraversati dalle bracciate non troppo prestanti, ma quantomeno regolari, del famoso Nuotatore, videoinstallazione che immortalata sulla carta patinata di un libro per appassionati di videoarte dice meno di nulla, mentre lì staresti a osservare ore e ore quelle vasche virtuali per cogliere con soddisfazione i cento microeventi buttati a random nella scena principale?

E che dire dello stupore suscitato dai Tavoli? Non provate nemmeno ad accarezzarli timidamente come ha fatto chi vi sta raccontando: ci vuole il colpo secco di un visitatore deciso, che desideri ardentemente rompere la staticità estenuante di una mosca che ronza intorno a una candela, di una donna che riposa mollemente sdraiata, di una goccia che cade col suo “plick” inesorabile e insistente in un pentolino di latta. E allora vedrete un tavolo prendere fuoco, l’acqua rovesciarsi, la donna rotolare infastidita fuori dal tavolo… chi mi ha toccato?!

Passi, tocchi e movimenti più o meno voluti che sfiorano Immagini sensibili, titolo di questa suggestiva retrospettiva. Sono solo le immagini ad essere sensibili o lo sono anche le persone che le accostano? L’interazione avviene solo con le installazioni o anche con chi, come noi, cerca di non tradire emozioni, ma osserva l’altro di sottecchi per capire se le sensazioni provate sono le medesime? Dopo aver disturbato le persone rannicchiate a terra di Coro e aver giocato un po’ con La pozzanghera, ambiente sensibile dedicato ai bambini, le sale si fanno sempre più ampie e si avverte che purtroppo ci si sta avvicinando alla conclusione…

Sembra un piccolo miracolo essere lì, al centro della frenetica Milano, a godersi la calma di un suggestivo spazio senza tempo.

In realtà il vero Miracolo, legittimo titolo dell’ultima opera, sta nell’ultima più grande e maestosa sala di Palazzo Reale, la Sala delle Cariatidi, degno coronamento di un affascinante percorso che non ha tanto lo scopo di richiudere gelosamente quanto vissuto in uno scrigno, quanto di risvegliare sentimenti, di farcene prendere atto, di ributtarci nel confronto con l’esterno.

Milano, infatti, racchiude in sé anche una realtà “invisibile”, fatta di centri di accoglienza di persone, sempre più numerose a causa della crisi, che vivono con discrezione la loro indigenza. È proprio l’imprevedibilità di questo tempo e di questa esperienza il centro ispiratore dell’opera, fatta di specchi sensibili cui ti accosti invitato da una luce e, mentre ti specchi, d’improvviso compare un’altra persona che non sei tu.

Questa volta non scegli che cosa fare e chi ascoltare, ma ognuna di esse, che scruti da capo a piedi, ti regala la sua storia. E mentre sei grato per questa confidenza così libera e schietta, il personaggio, alleggerito dalla sua storia, con un salto si solleva verso l’ovale al centro della sala – che ci aspetteremmo affrescato di putti e di scene amene – incredibilmente popolato da tutti questi amici che sorvolano il tipico cielo ceruleo di Milano. Quale luogo più alto del cielo per portare agli occhi di tutti questa realtà tanto ignorata, quanto bisognosa di essere ascoltata? Solo la creatività di Studio Azzurro poteva concepire un tale miracolo…

#studioazzurro
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