Ora corri

Ora corri

Messaggio dell’Arcivescovo Mario Delpini per la Festa di apertura degli oratori 2019

Perché hai preso le scarpe?

Ci sono anche quelli che comprano le scarpe solo perché ci sono i saldi e le offerte speciali.
Hanno le scarpe per la montagna, perché erano quasi gratis, ma non sono mai andati in montagna. Hanno le scarpe con i tacchetti per il calcio, perché c’è stata una svendita, ma non hanno ancora deciso se iscriversi a calcio. Hanno le scarpe per la danza classica, ma con i balletti si annoiano. Hanno una scarpiera piena di scarpe nuove.

Ci sono, invece, quelli che prendono le scarpe perché hanno ricevuto una promessa, una specie di chiamata e si affrettano a procurarsi quello che serve per non perdere l’occasione: è stata organizzata la conquista di una vetta e sanno di essere attesi; sono stati convocati per una partita e vogliono far parte della squadra.

L’oratorio rivolge un invito a mettersi in cammino. Fai parte di una squadra, sei atteso e apprezzato. Procurati le scarpe. Cioè non perdere l’occasione per essere dei nostri: una impresa affascinante ci aspetta.

Dov’è la meta?

Ci sono anche quelli che corrono per tenersi in esercizio: non vanno da nessuna parte. Però ogni giorno dedicano del tempo a correre. Più o meno sempre lo stesso percorso, più o meno lo stesso tempo. Più o meno la stessa gente. Poi, a un certo punto si stancano e lasciano perdere: perché poi dovrei fare tutti i giorni questa fatica?

Ci sono quelli che corrono per allenarsi. Fanno esercizi e movimenti talora un po’ bizzarri. Si stancano, talora si innervosiscono perché l’allenatore ha pretese e non risparmia rimproveri. Accettano però la fatica. Si preparano alla partita o alla corsa o al concorso. Ma, se dopo tanto allenamento non sono convocati, si arrabbiano e hanno l’impressione di aver perso tempo: l’allenamento non è servito a niente!

Ci sono quelli che corrono perché hanno una meta, un luogo in cui sanno di essere attesi, non vogliono arrivare tardi alla festa. La meta non è un risultato; la meta non è un successo; la meta è dove è bello stare, l’amicizia che merita di essere coltivata, la vita che merita di essere vissuta, il bene di cui si può essere fieri, la salvezza desiderata, dove si può riposare, vivere felici.

Chi ci crede?

Mi capita di incontrare adulti (genitori, educatori, preti e consacrate) che con i loro discorsi sembrano scoraggiati e inducono allo scoraggiamento. Sembra che l’impresa di educare sia un investimento fallimentare: i ragazzi d’oggi sono distratti, irrequieti e non ascoltano; le famiglie d’oggi sono indaffarate in una vita frenetica e non hanno tempo né energie per educare i figli; il mondo d’oggi è insidioso, invadente, prepotente e dispone di mezzi enormi per attrarre i giovani: noi siamo così pochi e così sprovveduti di risorse che non abbiamo speranza.

Ammiro invece coloro che ci credono: credono che il Signore continui ad attrarre tutti; credono che l’oratorio e la proposta educativa cristiana abbiano delle risorse straordinarie; credono che i ragazzi d’oggi, come quelli di ieri, siamo come un terreno promettente che attende un seminatore per produrre molto frutto.

Il Messaggio per la Festa di apertura degli oratori di quest’anno, nel pieno dell’operazione Oratorio 2020, chiama i ragazzi a considerare la bellezza della meta e a procurarsi scarpe adatte all’impresa e chiede agli adulti di credere nel Signore e di aver fiducia nei ragazzi e nelle ragazze che, in verità, sono chiamati alla pienezza della gioia, la gioia di Dio.

La Chiesa di Milano lancia questo messaggio per i ragazzi, le ragazze e per i loro genitori: «C’è la meta, sei attrezzato, c’è chi ti sta accanto e ti incoraggia: ora corri!».

 

PREGHIERA PER L’ORATORIO

Padre, come possiamo condividere la gioia di chiamarti “Padre”?
Donaci la grazia di ritrovarci in oratorio
per imparare a pregare, a sognare, a servire
nel tuo nome:
Padre, sia santificato il tuo nome!

Padre, che cosa possiamo sperare?
Donaci la grazia di vivere in oratorio
amicizie, feste, solidarietà con chi soffre ed è solo,
per coltivare i segni del tuo regno:
Padre, venga il tuo regno!

Padre, che senso ha la nostra vita?
Donaci la grazia di trovare in oratorio
la tua parola vivente, le buone ragioni per aver stima di noi stessi,
la presenza di giovani e adulti, uomini e donne di fede,
perché ci aiutino a riconoscere
che tu ci chiami alla pienezza della gioia:
Padre, sia fatta la tua volontà!

 + Mario Delpini, Arcivescovo di Milano

 

 

Fonte: https://www.chiesadimilano.it/pgfom/oratorio-e-ragazzi/messaggio-per-la-festa-di-apertura-degli-oratori-5-42743.html

 

Memorie dell’oratorio

Memorie dell’oratorio

Arriva l’estate ed è anche l’ora del mitico oratorio estivo… tra partite di calcio, gare, ghiaccioli, chitarre e gite al parco acquatico.

Se vuoi giocare, passi prima in cappellina. Ombra fresca come solo le chiese sanno fare, mettine un po’ in tasca perché per tutto il pomeriggio sei tu da solo contro il sole. Don Paolo è un prete, ma sa suonare la chitarra.
Si chiede quanto ci metteremo a imparare la canzone di quest’anno, se la nostra memoria è prigioniera della tapparelle chiuse della scuola.

Il campo regolamentare di pallone è una distesa di sassolini e niente da bere, ha misure più grandi se sei un bambino. Gli animatori superano i pali della porta, sorridono nonostante non sia chiaro a nessuno se chi è preso a pallabase torna indietro o è eliminato. Si danno da fare col megafono, che non vuole collaborare.
Io sono nei Blu e l’assegnazione casuale per sorteggio vale quanto un segno dal cielo: per tutto l’oratorio estivo vedrò blu, parlerò di cose blu, mangerò cibo di questo colore (ghiaccioli all’anice intenso, mirtilli, forse melanzane). La mia estate ora ha un obiettivo oltre il mare: moltiplicare i nostri punti sul tabellone.

A metà del pomeriggio, con i volti che stanno per scoppiare e le bandane declassificate a tampone del sudore, la chiamata del ghiacciolo. È un succo di frutta fatto ibernare nel congelatore, ma ce ne sono per tutti senza spingere: al contatto con le labbra siamo certi di poter tornare al mondo. Forse domani c’è la sfida al femminile, proveremo a stare insieme maschi e femmine. Se non bastasse, venerdì di nuovo la piscina: passeremo il tempo a congelare sugli scalini del Kamikaze (lo scivolo da cui qualcuno, negli anni scorsi, non è stato in grado di tornare); Paolone ricorderà, come ogni volta, il vero motivo per cui è calda la vasca bassa dei bambini, ottenendone l’evacuazione; io e Simone insisteremo con i nostri tuffi a bomba, finché l’ultima goccia non avrà lasciato la piscina.
Sulla corriera, faremo a botte per i posti in fondo, ci accontenteremo della terzultima fila; l’importante è non finire accanto alla chitarra sempre accesa di don Paolo: devo dormire…

Emanuele Fant
Fonte: Credere

L’estate degli animatori in oratorio

L’estate degli animatori in oratorio

Sono giovani favolosi, dobbiamo dirlo!

Sono gli animatori delle estati ragazzi, Grest, campi estivi, pellegrinaggi, attività varie di parrocchie, associazioni, movimenti, oratori, gruppi ecclesiali. Sono un dono e una risorsa da non “sfruttare” come manodopera per necessità, ma da curare alla maniera di un bene prezioso.

Non parliamo di extraterrestri, smidollati, sfigati, gente da sacrestia, bensì degli stessi ragazzi che ogni giorno potremmo incrociare sul bus, in tram, in piazza, al bar, fermi al semaforo, sul web, un po’ dovunque. Mentre ci sembrano distratti, essi sono più che connessi; quando pare che non ascoltino, hanno le antenne tese; sebbene siano tacciati di incostanza, si dedicano totalmente se coinvolti da protagonisti; nel momento in cui vengono richiamati, si lamentano come tutti ma poi ricominciano meglio di prima; se pur alternativi nel modo di vestire e di acconciarsi, non è mai l’abito che fa il monaco.

Il mondo degli adulti non sempre gli va a genio, ed in fondo alla loro età non la pensavamo poi così tanto diversamente. Fanno di tutto per sfuggire al controllo delle loro famiglie ed invece finiscono a “controllare” i figlioletti degli altri. Non amano a volte certe celebrazioni e liturgie, tuttavia da animatori ed educatori celebrano la vita al massimo grado e agiscono fortemente per quel sacramento che è la persona ed in particolar modo i più piccoli e deboli.

I giovani ci sono in questa estate “per” e noi dove siamo? Non al posto loro, non senza di loro, mai prima di loro; ed invece “accanto” con discrezione, “vicini” quanto basta per dare una pacca sulla spalla, “un passo indietro” per dare un segno di “ok” visibile, “insieme” tutte le volte necessarie, pure lontani tuttavia in preghiera per loro. Si dice che non si debba facilitarli ed è vero se ciò implica la deresponsabilizzazione, ma non c’è niente di male nel rendere agevole il cammino verso la donazione di sé, nel creare ambienti formativi nuovi e affascinanti, nell’amare ciò che essi amano, nel progettare insieme magari a partire dai loro sogni tirati fuori dal cassetto.

Orsù, guardiamoli con ammirazione nei cortili assolati per ore, circondati dai bambini che pendono dalle loro labbra, distrutti ma arricchiti alla fine della giornata di attività, in lacrime però soddisfatti alla fine, strampalati e belli nei selfie.

Rimproveriamoli, sì, rimproveriamoli, ma solo quando si dimenticheranno di essere felici… e noi con loro!

Marco Pappalardo – da www.vinonuovo.it

Cari Animatori

Cari Animatori

Pubblichiamo la lettera che il nostro Parroco don Mauro Taverna ha indirizzato e consegnato ad ogni Animatore dell’Oratorio Estivo durante il mandato.

Cari Animatori,

Voi non siete extraterrestri capitati per caso sul pianeta oratorio e destinati a sparire a fine estate.
Non siete poliziotti, vigilanti o secondini che con la forza e la paura costringono i piccoli a fare le cose.

Per i bambini, come per noi, è sempre un’attrattiva che ci spinge ad aderire ad una proposta. Non siete comandanti di un esercito che vuole far vincere con ogni mezzo la sua squadra e che considera il gioco come una guerra da vincere.

L’Animatore porta la pace, il rispetto, l’allegria nel gioco. L’Animatore sa bene che da solo farebbe ben poco. Per fortuna egli si trova a lavorare insieme ad un gruppo di amici e soprattutto ad avere vicino persone più grandi che sono i Responsabili dell’oratorio estivo. A loro spetta la guida e la responsabilità dell’oratorio.
Occorre far maturare un atteggiamento di grande fiducia e di stima nei confronti dei responsabili. Chi critica, sparla, si lamenta, colpisce al cuore l’intera comunità (questo non vuol dire che viene meno la possibilità di una critica costruttiva o di un confronto schietto).

La vostra missione è fare insieme l’oratorio estivo! Che cos’è l’oratorio estivo? È una bellissima occasione per vivere insieme il cristianesimo.

Per vivere cioè la fede in Dio Padre e in Cristo suo Figlio, per praticare l’amore vicendevole e il servizio ai più piccoli per sperimentare la bellezza. la gioia e anche la fatica della vita comune. Basta che un Animatore non ha chiaro l’obiettivo per mandare a monte la missione (per es. viene in oratorio a comandare o perché a casa si annoia, o per trovare la morosa o il moroso…). Tutti insieme verso lo stesso fine! Per questo occorre essere uniti nell’ideale, nel lavoro e nella gioia.

È importante per un Animatore avere un ideale a cui guardare e cercare continuamente di realizzarlo. Chi ha un grande ideale vola alto, chi non ha un ideale si adagia a terra ed è subito stanco. L’ideale non si realizza e non si concretizza se non nella fatica del lavoro. l’Animatore non si tira indietro quando c’è da lavorare ma lo fa con grinta e passione insieme agli altri. Gli Animatori cercano di crescere in un clima di gioia e di amicizia innanzitutto tra loro. A partire da loro questa gioia e questa fraternità si irradierà su tutti gli altri. La missione non è riuscita se alla fine della giornata si è tutti nervosi, stanchi e arrabbiati.

La missione è riuscita se il bambino il giorno dopo ha ancora voglia di tornare in oratorio e se tu sei ancora pronto a continuare questa grande avventura che l’oratorio estivo. La missione è riuscita quando sento dire: “che bello l’oratorio!”. Soprattutto l’ Animatore è uno che vuole bene ai bambini, li chiama per nome e li conosce uno ad uno. Evita di sgridarli e di picchiarli, si considera un loro fratello maggiore che con il buon esempio li aiuta a diventare grande. (P.S. non dimenticare mai che i bambini ti guardando sempre e che da te imparano).

Ti voglio consegnare questi tre nota bene:

  • nella Chiesa chi guida non è colui che ha il potere e che comanda per il piacere di comandare, ma è quello che si fa servo di tutti gli altri e che lavora e che si sacrifica per gli altri;
  • nella Chiesa anche colui che guida è chiamato a rendere conto ad un altro (un superiore) e a un Altro con la A maiuscola (Dio);
  • nella Chiesa la vera guida è lo Spirito Santo che agisce prima di noi, meglio di noi e più di noi.

Da ultimo ti vorrei invitare al termine di ogni giornata a recitare questa preghiera

Grazie Signore, per la bella esperienza che mi fai vivere e per tanti amici che mi metti vicino.
Ogni giorno che passa scopro sempre più che è una grande gioia poter servire e spendermi per gli altri.
Grazie Signore perché mi hai tirato fuori dalla noia, dalla tristezza e dall’egoismo
e mi hai chiamato a vivere questa grande avventura che è l’oratori estivo.

Aiutami in ogni momento e aggiungi Tu ciò che io non saputo dare.
Amen

don Mauro

“On the road”

“On the road”

“On the road”. Adolescenti ed educatori pronti a partire per un viaggio insieme

In viaggio con gli adolescenti, Oratorio Sant’Alex, Casa Betania – Melzo

Dicembre 2015, un cammino da fare insieme “ON THE ROAD”!

Abbiamo immaginato la vita come un viaggio e abbiamo riletto l’adolescenza come una parte particolare di questo cammino…

Tanti i cartelli che indicano la direzione, ma spesso sono contrastanti tra loro; molti gli incontri nel cammino, a volte ci fanno andare avanti, altre ci deviano il percorso. Gli educatori, perciò, hanno scelto il tema del viaggio per la vita comune adolescenti di questo anno. Siamo partiti con la marcia inserita, adolescenti ed educatori. Un’esperienza che sempre lascia segni nei ragazzi, in noi, giovani – adulti e nelle relazioni educative che crescono e si consolidano.
Impegnativa la vita comune! Gestire la casa, gli adolescenti, gli impegni quotidiani di lavoro e studio, la stanchezza, il sonno… eppure alla fine di queste giornate, nonostante fossimo stravolti la pienezza di gioia del cuore ha ricaricato tutti per rimettersi nel viaggio della quotidianità.

Ci siamo lasciati un segno: uno zaino. Sono tante e diverse le cose con cui ciascuno lo ha riempito, ma tutti siamo tornati a casa con lo zaino carico di sorprese: relazione nuove e vecchie, scelte, certezze e domande nuove!

Gli educatori

“On the road”. Questo il titolo di questa esperienza di noi, adolescenti dell’oratorio Sant’Alessandro di Melzo, durante la vita comune in Casa Betania. Proprio il tema del viaggio ci ha accompagnato in questa avventura, in particolare un viaggio molto speciale che per noi ora è la nostra adolescenza, ma nel complesso si riferisce alla nostra vita.
Viaggiare stravolge tutte le certezze, perché ci si mette in cammino verso l’ignoto, tutto ciò che sappiamo e ogni parte di noi stessi viene messa in discussione. Si parte attrezzati e pronti a tutto, si sceglie cosa mettere nello zaino e cosa lasciare a casa, se partire da soli o in compagnia e, cosa molto importante, quale strada prendere.

Occorre anche una guida per capire bene la natura di questo viaggio, per sapere da dove si parte e dove si arriva. Gli amici sono indispensabili per non sentirsi soli e condividere insieme l’esperienza , la famiglia è la nostra scenografia che ci fa da sfondo e da cui si può sempre tornare, e poi c’è Dio, che anche se alle volte non è compreso nella lista delle cose indispensabili, si infila lo stesso nel nostro zainetto, perché Lui c’è sempre e ci accompagna ovunque, aspetta solo che ce ne accorgiamo. Intraprendere il sentiero della nostra vita significa darle un senso, e diventare pian piano le persone che vogliamo essere nel nostro futuro. Ci saranno momenti di smarrimento in cui tutto sembrerà in salita, saremo costretti a dei sacrifici e a compiere scelte difficili, perderemo il sonno per il nostro viaggio, ma proprio per questo ci sono i nostri compagni di avventura a sostenerci e a non farci mai perdere di vista la meta.

Questo è vivere, che non è stare fermi e attendere ciò che viene, ma mettersi alla ricerca in cammino e comprendere che la salvezza è nel mare aperto, nelle burrasche, contro i venti avversi, la salvezza è mettersi in gioco, rischiare, conoscere, per costruire pezzo per pezzo il nostro futuro. Prima di partire ognuno di noi sceglie cosa mettere nel proprio zaino, decide se viaggiare da solo o in compagnia e se farsi guidare da qualcuno. Il Signore può essere sia la nostra guida sia un compagno di viaggio, se noi lo vogliamo, e se lo scegliamo siamo consapevoli che non ci lascerà mai soli.

Viaggiare stravolge le nostre certezze, è faticoso, richiede sforzi e a volte anche sacrifici, ma partire e viaggiare non significa percorrere tanti kilometri, attraversare mari e oceani ma è mettersi in gioco, rischiare, muovendosi dalle proprie certezze per cercare qualcosa di più grande. Partendo, quindi, attraversiamo il confine tra quello che conosciamo e quello che vogliamo conoscere. Siamo tornati a casa con il nostro zainetto pieno di tutto questo e pronti per continuare il nostro viaggio. “Partire e viaggiare è anzitutto uscire da sé, rompere quell’egoismo che mi fa dire solo io. Partire e viaggiare è andare verso qualcosa, partire e viaggiare è crescere e attraversare ogni tappa della vita”.

Gli adolescenti

Sui passi di un santo

Sui passi di un santo

sui passi di San Francesco per intuire che la via della santità consiste nello stare allegri, in semplicità, insieme!

Comunità di castellanza – oratorio Gruppo PreAdo II media
Comunità pastorale S.Giulio e S.Bernardo

2 giorni, 20 ragazze/i di seconda media ed i loro educatori sui passi di San Francesco per intuire che la via della santità consiste nello stare allegri, in semplicità, insieme! La parola, ora, alle protagoniste!

Silvia:
Assisi é una città fantastica, ma é tutta in salita ed è faticosa… l’ostello in cui siamo andati era carino e mi è piaciuto, che a differenza delle altre volte, Don Ale si é fidato di noi e ci ha lasciato il telefono e ci ha fatto scegliere le compagne di stanza. Abbiamo visto tante chiese ed è stata un esperienza bellissima con tutte le mie amiche, il Don, Sr Laura, Gabri e gli educatori! Mi è piaciuto il gioco che abbiamo fatto che ci ha fatto prendere cura di una persona che non era a conoscenza!

Sara:
Questo pellegrinaggio ad Assisi mi è piaciuto molto e mi ha fatto capire l’importanza di stare insieme moderando l’uso dei telefoni; mi ha permesso anche di capire quanto siamo fortunati ad avere una casa calda e del cibo con cui sfamarsi tutti i giorni, mentre alcune persone non ne hanno la possibilità! E quindi bisogna adattarsi a quello che si ha, senza lamentarsi! Voglio ringraziare Don Alessandro, Sr Laura e gli educatori che hanno permesso questo pellegrinaggio e hanno avuto molta pazienza con noi! …grazie!!!

Bea:
Penso che questa sia stata una delle esperienze più belle della mia vita, perché mi ha aiutato a crescere spiritualmente e a maturare un senso di attenzione per il prossimo. Crescendo si impara a vedere l’altro e a rispettarlo. Crescere non vuol dire solo svilupparsi fisicamente, ma anche mentalmente. Molto spesso, crescendo, si va incontro a dei cambiamenti, è il cambiamento a volte fa paura. Fa paura perché non sappiamo cosa ci aspetta se varchiamo una delle tante porte dell’ignoto. Queste parole non sono proprio mie, devo ringraziare i miei genitori e tutti gli educatori che, non solo con le parole ma anche con i fatti me lo hanno fatto capire. Consiglio a tutti di provare nella vita, perché se non ti metti in gioco non te la godi. Grazie di tutto a tutti.

Gloria:
Questo pellegrinaggio è stata un’esperienza molto costruttiva: mi ha fatto imparare ad adattarmi ad alcune cose, anche nella mia testa sono maturata, poi mi è piaciuto molto unire i due oratori e andare tutti insieme: eravamo come una famiglia unita; è stato bello perché mentre camminavamo parlavamo, scherzavamo, cantavamo e anche se eravamo stanchi e non ci reggevamo più in piedi ci sostenevamo a vicenda poi anche con gli educatori ci siamo divertiti tanto. Un’esperienza davvero educativa.

Alice :
Il pellegrinaggio ad Assisi è stata un esperienza fantastica e indescrivibile: ho scoperto tantissime cose interessanti su San Francesco, Santa Chiara. Ma dopotutto anche le camminate lunghe e intense sono state divertenti; me lo ricorderò per sempre

Eleonora:
L’esperienza fatta ad Assisi è stata straordinaria perché ci siamo divertiti tutti insieme anche gli animatori. Assisi è una città molto faticosa perché è tutta in salita, ma il paesaggio ricompensa tutto lo sforzo. Questo pellegrinaggio inoltre mi ha fatto riflettere molto ed io ho imparato molto. Ci sono stati i momenti di preghiera ma anche quelli di gioco e divertimento ed è stato tutto bellissimo. Esperienza indimenticabile.

Vittoria:
Stare ad Assisi mi è piaciuto molto non solo, come pensavo, per i posti che abbiamo visitato o per le testimonianze che abbiamo ascoltato ma perché anche quando in camera si litigava per il letto o per l’armadio siamo riuscite a rinunciare a qualcosa riuscendo così a stare insieme senza litigare più di tanto o non parlare fra di noi per della cose inutili! Sono anche soddisfatta perché nonostante Assisi sia una città di salite e discese, sono riuscita a controllarmi e resistere alla fatica! Non sempre però sono riuscita a non lamentarmi scocciando così gli educatori!! Che sono stati comunque molto pazienti!

Beatrice:
Assisi, una città meravigliosa, una città dalle mille sorprese. Essere lì a visitare chiese e basiliche é stata un’esperienza fantastica, il divertimento, la felicità delle persone che avevo vicine mi colmavano il cuore di felicità… essendoci già stata conoscevo già un po’ il posto… ma sono comunque rimasta colpita dallo stile gotico è romano e dai colori travolgenti.

Letizia:
Assisi, la città delle salite. È stata un’esperienza meravigliosa Mi sono divertita con le mie compagne… Soprattutto di notte. La salita dell’Eremo è stata infernale, ma credo che la porterò nel cuore con le belle esperienze! Spero di rifarla!! Mi ha colpito molto la felicità della clarissa Sr Laura all’Eremo!

Alice:
Notti infernali, salite faticose ma esperienza bellissima.

Camilla:
Quella di Assisi è stata un’esperienza bellissima. Mi hanno colpito molto il racconto di Sr Laura (clarissa) e di Sr Chiara (francescana alcantarina). Mi sono piaciuti molto anche i gioconi alla sera. Mentre salivamo all’Eremo credevo che la salita non sarebbe mai finita, ma quando finalmente sono arrivata ho pensato che era valsa la pena.

Eleonora:
Mi sono divertita molto ad Assisi, é un’esperienza da rifare… La cosa che mi é piaciuta di più é stata la testimonianza di Sr Laura (clarissa) perché si vedeva che nei suoi occhi il suo sogno era di diventare suora, la cosa che mi é piaciuta di meno sono state le salite della città.

Elisabetta:
Assisi, a parte le numerose salite e discese e il freddo infernale, è una città meravigliosa piena di sorprese

Carlotta:
Assisi è stata una bellissima esperienza per me. Mi sono piaciute molto le chiese e le basiliche che abbiamo visitato e soprattutto mi hanno colpito le parole di Sr Laura (clarissa) che abbiamo conosciuto all’Eremo. E’ stata molto gentile a raccontarci la sua storia. Il consiglio che ci ha dato spero che ci sarà molto utile. Esperienza da rifare!

Grazie a tutte! Sr Laura

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