Vacanza-studio  a Brighton

Vacanza-studio a Brighton

Comunità di Milano – Bonvesin

Testimonianza di Azrak Alberto (2^ LS)

Che cos’è La vacanza studio in Inghilterra è una esperienza molto particolare che riesce a mettere in simbiosi 2 fattori fondamentali: il divertimento e l’apprendimento dell’inglese. La mia esperienza: Sono stato ben due volte in vacanza studio ed entrambe sono state il periodo più bello di tutta l’estate. La chiave di questo divertimento è stata nel conoscere nuove persone. Le giornate erano così organizzate: l mattino a scuola a studiare la grammatica e esercitarsi nella lingua inglese, in maniera tale da non risultare pesante. Spesso, infatti, si trattava di competizioni di cultura e di giochi di gruppo. Ogni classe aveva ragazzi da tutto il mondo, soprattutto Europa e paesi dell’est fino al Giappone; eravamo così costretti a parlare sempre inglese per farci capire (La classe era formata in base al risultato di un esame iniziale). Il pomeriggio con coinvolgenti e divertenti attività come canoa, sport, paurose giostre, arrampicata, laser zone e tantissime altre. Qui è stata la maggior parte del “fun” della giornata, perché 300 o più ragazzi in compagnia non possono annoiarsi. Un’altra cosa bellissima è stata quella di vedere che tutti venivano coinvolti e integrati e nessuno rimaneva mai escluso. Le persone che ho conosciuto sono state sempre molto disponibili e aperte. La lingua inglese l’ho maggiormente praticata in strada; per questo non perdevo mai l’occasione di fare nuove amicizie alla fermata del bus. All’inizio ero piuttosto timido ma poi, alla fine, sono riuscito ad aprirmi anche con persone mai viste. Il fatto di non nutrire pregiudizi sugli altri, aiuta spesso ad avvicinare le persone. La sera devo ammettere è stata la parte nella quale mi sono divertito di più, in particolare modo in discoteca, dove mi scatenavo ballando in maniera oscena (non sono molto coordinato). Si tornava in famiglia ad orari diversi, base all’età. Ho travato la città di Brighton molto sicura. Tutta la vacanza è stata coordinata da membri della nostra scuola molto tempestivi e competenti; ci concedevano una certa indipendenza senza però lasciarci sprovveduti e sapendo sempre dove trovarci. Le chiamate al telefono per sapere se eravamo “still alive” sono state frequenti. Una volta alla settimana ci si ritrovava tutti insieme con i nostri leader per discutere dell’andamento della vacanza e per la soluzioni di eventuali problemi. Io personalmente mi sono sempre trovato piuttosto bene e il cibo non è così cattivo come si dice: certo non aspettatevi bistecca e caviale ogni giorno ma la qualità e il buon gusto c’è. La cosa più importante per me è stata la disponibilità della famiglia (trovata sia quest’anno che l’anno scorso) la quale è sempre stata pronta a trovare la soluzione immediata delle mie difficoltà. Andare ad imparare l’inglese in Inghilterra è completamente diverso da studiarlo a scuola: l’Inglese lo si impara parlandolo; non sarà mai sufficiente sapere solo la grammatica che ti viene insegnata a scuola. I primi giorni sono stati quelli più impegnativi ma dopo un po’ continui a parlare la lingua quasi spontanea mente. Questa esperienza per me è stata bellissima, la consiglio a chiunque per divertirsi e imparare.

 

Testimonianza di Viviana Amorose (1^ LSU)

Il 29 giugno con un gruppo di ragazzi miei coetanei abbiamo intrapreso un viaggio verso l’Inghilterra per una vacanza studio, a Brighton, accompagnati da due insegnanti della nostra Scuola: Istituto “Maria Ausiliatrice”: Sr Carolina Ricci e la prof.ssa Monica Madella. Non ero mai stata in Inghilterra fino ad allora e perciò ero molto contenta di visitare alcune delle città più importanti come Londra e Oxford: questa vacanza studio è stata diversa da tutte le altre perché ricca di attività organizzate dal College di Brighton che favorivano la socializzazione tra ragazzi di diversi paesi e per scoprire meglio gli aspetti tipici della cultura inglese. La giornata tipo prevedeva l’inizio delle lezioni alle ore 9.00 fino alle ore 12:15; in seguito il pranzo nella mensa dell’Università di belle arti; alle 13:30 il ritrovo per le attività pomeridiane fino alle ore 16:30 e infine nella propria famiglia per cenare; la sera o si stava in famiglia oppure si partecipava alle attività sempre organizzate dal college. In queste due settimane in Inghilterra mi sono divertita molto, ma soprattutto ho appreso numerose nozioni e stando in famiglia ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino uno stile di vita un po’ diverso da quello a cui ero abituata e, ovviamente, usare maggiormente la lingua inglese.

Giacomo: «Chi sono per me Aldo e Giovanni? I miei volontari»

Giacomo: «Chi sono per me Aldo e Giovanni? I miei volontari»

«E io lo sono per loro. Vivere da soli è una noia mortale e poi gli altri ci salvano la vita. Spesso volontariamente».

Lettera aperta di Giacomo Poretti ai suoi due storici compagni di lavoro e amici nella vita.
Lettera sulla dimensione quotidiana del volontariato

Il gesto del volontariato appartiene all’immensa bellezza del cuore e al suo mistero. Ma esiste anche un volontariato più nascosto. Quello che mette in gioco l’amicizia disinteressata: quello che fa la spesa alla vicina che fa fatica a fare le scale; quello che accompagna il vicino dal dottore; quello che ridipinge l’appartamento alla vicina indigente; quello che permette di realizzare un sogno al vicino… Insomma, già essere vicini aiuta! Questo tipo di volontariato, che è più diffuso di quello che sembra, permette spesso la sopravvivenza di un numero elevato di persone. E’ casereccio, ma efficace. Un po’ timido e imbarazzato ma forse per questo molto potente.
 
Noi il volontariato lo facciamo quotidianamente fra noi stessi: Giacomo e Giovanni fungono da amorevoli badanti nel ricordare giornalmente ad Aldo i propri impegni: un’ora prima di ogni appuntamento lo chiamiamo per convocarlo in ufficio o sul set o a teatro, insomma nel luogo che avevamo stabilito; e lui, immancabilmente, dice: «Possibile? Non mi avete detto niente!». Se dipendesse dalla sua memoria, che è come quella dei pesci e svanisce dopo tre secondi, Aldo non sarebbe in grado di lavorare: perciò con questo atto di volontariato difendiamo la sua e la nostra professione.
 
Ma anche Giovanni ha i suoi problemi, soprattutto con i telefoni, i computer e i dvd player, diciamo con tutta la tecnologia. Giovanni è capace di chiamare anche 20 volte al giorno per chiedere come si fa a vedere le foto sul telefonino, come si apre un file zip, come si sceglie la lingua su un dvd. A volte telefona nel cuore della notte, anche per sapere come si fa a spegnere la tv. All’inizio sono irritati, ma poi, via via che passa il tempo e le capacità cognitive di Giovanni peggiorano, Aldo e Giacomo si armano di pazienza e come due infermieri di un ospizio si ritrovano a dare le istruzioni al telefono su come inviare sms.
 
Apparentemente Giacomino è quello che non necessita di attività di sostegno, eppure, se si ritrova nel mezzo di una discussione, è probabile che gli parta una crisi di ostinazione e allora è capace di sostenere che la capitale dell’impero romano era Bolzano, che il motore a scoppio fu inventato dagli Aztechi e che l’aria di Milano sia più pulita di quella di Cortina d’Ampezzo. Giovanni e Aldo lo lasciano sfogare, poi, quando inizia a sbraitare, estraggono un’orologio a cipolla e inducono Giacomino s seguire il movimento: dopo pochi secondi è ipnotizzato.

Questi episodi dimostrano che, da soli, non riusciremmo a vivere: Aldo mancherebbe ogni appuntamento, sarebbe un disoccupato e morirebbe di fame. Giovanni, se si smarrisse in una città straniera, non potrebbe chiedere aiuto, perchè, dopo aver spento il telefonino in aereo, per accenderlo deve sapere che cosa è il pin. Ma, siccome lui non conosce nessuna lingua straniera… Giacomino, se non avesse al fianco i due ipnotizzatori, rischierebbe di litigare e farsi aggredire da chiunque anche per argomenti banali. Insomma, vivere da soli è una noia mortale e poi gli altri ci salvano la vita. Spesso volontariamente.

autore: Giacomo Poretti
fonte: vita.it

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