Tutti nascono come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie

Tutti nascono come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie

Carlo Acutis a 15 anni si inserisce in questo stuolo di piccoli che con la loro esistenza narrano la bellezza e la gioia di donarsi per amore di Dio e il bene del prossimo.

 

Carlo Acutis nasce a Londra il 3 maggio 1991, dove i suoi genitori si trovano per lavoro. Si rivela da subito un bambino di straordinaria intelligenza, con una geniale capacità di utilizzare i computer e i programmi informatici. Frequenta le scuole elementari e medie presso le Suore Marcelline di Milano, poi si iscrive al Liceo Classico Leone XIII retto dai Padri Gesuiti. Ha un temperamento solare, è accogliente e attento, nessuno è mai escluso dal suo cuore.

Allo stesso tempo è un grande amico di Gesù, partecipa ogni giorno all’Eucaristia e si affida alla Vergine Maria. Affetto da una leucemia fulminante scriverà: “offro tutte le sofferenze che dovrò patire, al Signore, per il Papa e per la Chiesa, per non fare il Purgatorio e andare dritto in Paradiso.” Muore a soli 15 anni, contento di raggiungere quel Gesù tanto amato.

 

Una cosa distingue Carlo da tanti suoi coetanei: sin dalla tenera età scopre Gesù, del quale s’innamora perdutamente, tanto da vivere nel totale abbandono in Lui.

Cresce in un ambiente profondamente cristiano, in cui la fede è vissuta e testimoniata con le opere, e in un mondo basato sull’effimero e sulla volgarità testimonia il Vangelo, che molti hanno smarrito o dimenticato, o addirittura combattono. Non ha paura di presentarsi come un’eccezione al mondo.

La sequela di Gesù gli fa conoscere ben presto l’umiltà e il sacrificio, che imparerà prendendo come modelli i Beati Giacinta e Francesco Marto, San Domenico Savio, San Luigi Gonzaga, Santa Bernadette e San Tarcisio martire per l’Eucaristia. Con profonda convinzione si inserisce in questo stuolo di piccoli che con la loro esistenza narrano la bellezza e la gioia di donarsi per amore di Dio e il bene del prossimo.

L’Eucaristia? E’ la mia autostrada per il Cielo!

La sua vita è interamente eucaristica: ama e adora profondamente il Corpo e il Sangue di Gesù, accogliendone l’aspetto oblativo e sacrificale. A soli 7 anni riceve la sua prima Comunione nel monastero delle Romite di S. Ambrogio ad Nemus, di Perego, iniziando così a cibarsi di quello che riconosce Suo unico vero nutrimento.

Partecipa alla Messa e alla Comunione tutti i giorni, dedica molto tempo alla preghiera silenziosa e all’adorazione eucaristica, dal quale sembra rapito.

Spesso si offre, prega e ripara i peccati e le offese compiute contro il Cuore di Gesù, che sente vivo e palpitante nell’Ostia consacrata. Alimenta dentro di sé il desiderio di condurre a Lui tante anime, comunicandosi tutti i primi venerdì del mese per riparare i peccati e meritarsi il Paradiso, secondo la grande promessa fatta da Gesù a S. Margherita Maria Alacoque nel 1675. Tra le sue note d’anima scrive: “L’Eucaristia? E’ la mia autostrada per il Cielo!”

Questa sua assidua e quotidiana abitudine di accostarsi all’Eucaristia vivifica e rinnova il suo ardore verso Gesù e fa di Lui un suo intimo amico, tanto da ottenere che uomini lontani dalla fede o di altre religioni arriveranno a chiedere il Battesimo dopo averlo incontrato.

E’ apprezzato e stimato dai suoi compagni di scuola, anche se talvolta deriso per la sua fede vivissima.

Non teme le critiche e le derisioni, sa che sono ineluttabili per conquistare alla causa di Gesù compagni e amici, quella maggioranza spesso avversa che ha solo ragione quando è nella Verità, mai perché è maggioranza.

In molti lo cercano per un aiuto con il computer, verso cui Carlo nutre un grande interesse e un’indubbia attitudine, e apprezzando l’intuizione del Beato Giacomo Alberione a usare i mass-media a servizio del Vangelo, non perde occasione di dare testimonianza.

Altra colonna fondamentale su cui costruisce la sua vita è la Madonna

A Lei si consacra e si affida, a Lei ricorre nel momento della prova. Affascinato dalle sue apparizioni a Lourdes e a Fatima, ne vive il messaggio di conversione, penitenza e preghiera. Impara ad amare il Cuore Immacolato di Maria e in riparazione alle offese che molti le arrecano recita quotidianamente il Rosario.

È impressionato dal racconto della visione dell’inferno riferito da sr Lucia di Fatima nelle sue Memorie, e il fervore per la salvezza delle anime lo pervade completamente. Con questa intenzione ricorda spesso anche il Papa, nella cui figura crede e riconosce il Vicario di Cristo.

In un mondo chiuso alla grande Verità della fede, Carlo scuote le coscienze e invita a guardare spesso al cielo.

In famiglia, nella scuola, in mezzo alla società, diventa testimone dell’Eternità. Vive puro come un angelo, affidandosi alla Madonna e chiedendo preghiere alle monache di clausura che frequenta, interessatissimo alla loro vita di preghiera.

Nei dibattiti in cui si trova coinvolto difende la santità della famiglia contro il divorzio, e la sacralità della vita contro l’aborto e l’eutanasia.

In ogni cosa vedrà Gesù, in ogni discorso farà parlare Gesù, a ogni anima farà incontrare Gesù: Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita.

 

Dicono di lui

La figura di Carlo è possibile riassumerla in questa sua frase: “L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo.”
Mio figlio sin da piccolo, e soprattutto dopo la sua Prima Comunione, non ha mai mancato all’appuntamento pressoché quotidiano con la Santa Messa e il Rosario, e con un momento di adorazione eucaristica. Nonostante questa intensa vita spirituale, Carlo ha vissuto pienamente e gioiosamente i suoi quindici anni, lasciando in coloro che lo hanno conosciuto una profonda traccia. Era un ragazzo esperto con i computer tanto che si leggeva i testi di ingegneria informatica lasciando tutti stupefatti, ma questa sua dote la poneva al servizio del volontariato e la utilizzava anche per aiutare i suoi amici. La sua grande generosità lo portava ad interessarsi di tutti, dagli extracomunitari ai disabili, ai bambini, ai mendicanti. Stare vicino a Carlo era come stare vicino ad una fontana d’acqua fresca. Poco prima di morire Carlo ha offerto le sue sofferenze per il Papa e per la Chiesa. Certamente l’eroicità con cui ha affrontato la sua malattia e la sua morte hanno convinto molti che veramente in lui c’era qualcosa di speciale. Quando il dottore che lo seguiva gli ha chiesto se soffriva molto Carlo gli ha risposto: “C’è gente che soffre molto più di me!”

La mamma Antonia

 

Composto e tranquillo durante il tempo della Santa Messa, ha cominciato a dare segni di ‘impazienza’ mentre si avvicinava il momento di ricevere la Santa Comunione. Con Gesù nel cuore, dopo aver tenuto la testina tra le mani ha incominciato a muoversi come se non riuscisse più a stare fermo. Sembrava che fosse avvenuto qualche cosa in lui, a lui solo noto, qualche cosa di troppo grande che non riusciva a contenere.

La Superiora del monastero di suore di clausura a Perego, parlando della Prima Comunione di Carlo

 

 

Un adolescente del nostro tempo come molti altri, impegnato nella scuola, tra gli amici, grande esperto, per la sua età, di computer. Su tutto questo si è inserito il suo incontro con Gesù Cristo. Carlo Acutis diviene un testimone del Risorto, si affida alla Vergine Maria, vive la vita di grazia e racconta ai suoi coetanei la sconvolgente esperienza con Dio.

Egli si nutre ogni giorno dell’Eucaristia, partecipa con fervore alla S. Messa, trascorre intere ore davanti al Santissimo Sacramento. La sua esperienza e la sua maturazione cristiana testimoniano quanto siano vere le indicazioni del S. Padre Benedetto XVI nella Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis: il sacrificio della Messa e l’Adorazione eucaristica corroborano, sostengono, sviluppano l’amore per Gesù e la disponibilità al servizio ecclesiale.

Carlo ha pure una tenera devozione alla Madonna, recita fedelmente il Rosario e sentendola Madre amorosa, le dedica i suoi sacrifici come fioretti.

Questo ragazzo sociologicamente uguale ai suoi compagni di scuola, è un autentico testimone che il Vangelo può essere vissuto integralmente anche da un adolescente.

La breve esistenza, protesa alla meta dell’incontro con Cristo, è stata come una luce gettata non solo sul cammino di quanti l’hanno incrociato sulla propria strada, ma anche di tutti coloro che ne conosceranno la sua storia.

Guardando a questo adolescente come a un loro compagno, che si è lasciato sedurre dall’amicizia per Cristo, e proprio per questo ha sperimentato una gioia più vera, i nostri ragazzi saranno messi in contatto con una esperienza di vita che nulla ha tolto alla ricchezza dei giovani anni adolescenziali, ma li ha valorizzati ancora di più. La testimonianza evangelica del nostro Carlo non è solo di stimolo per gli adolescenti di oggi, ma provoca i parroci, i sacerdoti, gli educatori a porsi degli interrogativi sulla validità della formazione che essi danno ai ragazzi delle nostre comunità parrocchiali e come rendere questa formazione incisiva ed efficace.

Sua Eccellenza don Michelangelo M. Tiribilli, OsB
Abate generale dei benedettini di Monte Oliveto

Una APP della Caritas contro lo spreco alimentare

Una APP della Caritas contro lo spreco alimentare

famezero

Contro lo spreco del cibo, la Caritas Internazionale ha creato uno strumento di raccolta, aggregazione e condivisione tramite la App Famezero. L’iniziativa tenta di combattere lo spreco che il Programma Alimentare Mondiale ha stimato in Europa pari ad almeno 650 mila tonnellate di cibo. A partire dall’8 dicembre prossimo, tutti potranno partecipare alla raccolta, entrando così a far parte di una rete telematica di volontariato.

Il meccanismo di raccolta

Gli utenti dovranno scaricare l’app, disponibile in diverse lingue su GooglePlay o Apple Store (iOS), oppure registrarsi sul sito web.
Per informazioni: famezero.com

Gli Angeli saranno i volontari, accuratamente selezionati, che si occuperanno di ritirare il materiale da coloro (persone fisiche, ristoranti, negozi e locali) che intendono donare.

Anche i donatori dovranno essere registrati alla piattaforma, anche tramite social network, e potranno far partire un annuncio di donazione di cibo.

L’angelo di zona riceverà in automatico sul suo profilo l’elenco degli annunci che lo riguardano, in base alla localizzazione territoriale, e potrà gestirli in totale autonomia. L’angelo dovrà poi consegnare il cibo ai centri di raccolta locali (centri Caritas, parrocchie ed associazioni), che sono abilitati e dotati di account specifico. Attraverso un coordinamento dei centri potranno così organizzare i flussi e stornare il cibo donato a favore dei bisognosi nella loro zona.

Una notifica di avvenuta consegna del cibo verrà inviata via email. Gli annunci saranno resi pubblici e tutti potranno conoscere le diverse donazioni. In ogni caso, gli angeli e i donatori potranno chiedere di rimanere anonimi.

L’iniziativa Famezero rappresenta uno strumento di cittadinanza attiva e solidale, il cui successo dipende da tutti.

“Così vuole Dio” Francesco Possenti, 18 anni, innamorato della vita

“Così vuole Dio” Francesco Possenti, 18 anni, innamorato della vita

Ogni mese un santo. Un ragazzo o una ragazza che ha vissuto bene. Testimonianze belle per tutti! Oggi, Francesco Possenti, spiegato ai miei amici.

L’uomo, sin dalla sua origine, vive nella ricerca di Dio, e la riflessione filosofica si è sempre posta come intermediaria tra la mente umana e quella divina di questa “entità superiore”, onniscente. Poniamo spesso domande a Dio, chiedendoGli aiuto, conforto, ma anche cercando in Lui l’origine dell’universo, il miracolo della vita, noi stessi.
La storia è però costellata da cuori che Lo hanno incontrato più da vicino, da uomini e donne che si sono lasciati sedurre e conquistare, che si definiscono comunemente santi. Agostino, parlando di santità, scriveva: “Viva sarà la mia vita tutta piena di Te”, e don Bosco spiegava a Domenico Savio: “Qui la santità consiste nello stare molto allegri”.

Ecco allora la figura di san Gabriele dell’Addolorata, un ragazzo innamorato della vita, che scelse di accogliere l’invito ad essere felice.

Francesco Possenti nasce in una famiglia aristocratica di Assisi il 1° marzo 1838. E’ l’undicesimo di tredici figli di Sante Possenti, sindaco della città, e Agnese Frisciotti. Nel 1841 il padre è nominato assessore al tribunale di Spoleto, dove si trasferisce con tutta la famiglia; dopo non molto tempo, però, viene a mancare la figura materna, e spetterà a Sante occuparsi dell’educazione dei figli, aiutato dalla figlia maggiore Maria Luisa e dalla fidata governante Pacifica. Francesco inizia le elementari, nel 1846 riceve la cresima e nel 1851 la prima comunione, a tredici anni affronta gli studi liceali nel collegio dei gesuiti. E’ intelligente, esuberante, gli piace seguire la moda, organizzare partite di caccia, ballare e recitare. Fa della sua vita un dono con un concreto impegno verso i poveri, rendendo vive le parole di Isaia: Tu sei prezioso ai miei occhi. Francesco ama il prossimo, perché egli stesso si è riconosciuto amato.

Avverte allora il desiderio di seguire quel Gesù a lui così vicino e si trova a interrogare il suo cuore riguardo il futuro. I ripetuti lutti familiari e alcune malattie vissute nel corso degli anni gli hanno fatto apparire le gioie terrene brevi e inconsistenti; come ultimo dramma, la morte dell’amatissima sorella Maria Luisa. Segue un anno tribolato, senza una scelta precisa, ma l’idea del seminario torna sempre con più insistenza.

A 18 anni la sua vita ha una svolta

A 18 anni vive una svolta: il 22 agosto 1856, durante una processione, quando l’immagine della Madonna del duomo passa davanti a lui, gli risuonano nel cuore chiare parole: “Francesco, cosa stai a fare nel mondo? Segui la tua vocazione!“. Non vuole più opporre resistenza. Il 6 settembre parte da Spoleto e la sera del 7 è a Loreto; nella santa casa trascorre l’intera giornata dell’8 settembre, festa della Madonna. Il 10 è già a Morrovalle per iniziare il noviziato. Lui, il ballerino elegante, il brillante animatore dei salotti, ha scelto di entrare nell’istituto austero dei passionisti, fondato nel 1720 da San Paolo della Croce con lo scopo di annunciare, attraverso la vita contemplativa e l’apostolato, l’amore di Dio rivelato nella Passione di Cristo. D’ora in poi si chiamerà Gabriele dell’Addolorata.

La scelta della vita religiosa è radicale fin dall’inizio: si butta anima e corpo, da innamorato.

“La mia vita è una continua gioia. La contentezza che io provo è quasi indicibile. Non cambierei un quarto d’ora di questa vita.”

Ha trovato finalmente la pace del cuore e la felicità. Scrive al padre: La mia vita è una continua gioia. La contentezza che io provo è quasi indicibile. Non cambierei un quarto d’ora di questa vita. Il 22 settembre 1857 emette la professione religiosa. Nel giugno 1858 si trasferisce a Pievetorina per gli studi filosofici sotto la guida di padre Norberto Cassinelli, che lo seguirà fino alla morte. Il 10 luglio 1859 arriva nel convento dei passionisti vicino a Teramo per prepararsi al sacerdozio con lo studio della teologia. Il 25 maggio 1861, nella cattedrale di Penne (Pescara), riceve la tonsura e gli ordini minori. Verso la fine dell’anno, però, si ammala di tubercolosi; ogni cura risulta vana. Gabriele è comunque sereno, quel che conta è solo la volontà di Dio. Così vuole Dio, così voglio anch’io, scrive. Così la mattina del 27 febbraio 1862, al sorgere del sole, con il volto trasognato e gli occhi sfavillanti che trafiggono un punto fisso sulla parete sinistra, senza agonia sorride alla Madonna che viene a incontrarlo. Ha 24 anni, ancora studente in attesa dell’ordinazione sacerdotale. Ma ha già varcato la soglia per celebrare la messa perenne nello spettacolo dell’eternità in Dio.

Beatificato da san Pio X nel 1908, fu proclamato santo da Benedetto XV nel 1920 alla presenza di oltre quaranta cardinali, trecento vescovi e un’incalcolabile moltitudine convenuta da ogni parte del mondo. Nel 1926 Pio XI lo dichiara compatrono della gioventù cattolica italiana e nel 1959 il beato Giovanni XXIII lo proclama patrono principale d’Abruzzo.

Lo sport va “oltre”

Lo sport va “oltre”

Sabato 25 ottobre il Comitato Provinciale della PGS Varese ha organizzato una partita amichevole con i detenuti del carcere dei Miogni di Varese.

Tutto questo è nato da una proposta fatta da sr Cinzia al comitato, ci è stato segnalato che ai detenuti sarebbe piaciuto giocare a pallavolo nel cortile interno alle carceri ma non avevano l’attrezzatura. Si è pensato di provvedere all’acquisto di un kit composto da pali e rete e di alcuni palloni da pallavolo da donare alle carceri. Per ringraziarci dell’idea la responsabile dell’Area Trattamento del Carcere Dott.ssa Maria Mongiello ci ha chiesto se volevamo organizzare una partita amichevole con i carcerati e noi abbiamo accolto, con estremo entusiasmo, la proposta. Come detto il giorno 25 ottobre in un gruppo di 20 atleti, ci siamo recati ai Miogni e abbiamo vissuto un esperienza unica, dopo un primo momento di conoscenza le due squadre si sono affrontate con tanta grinta e voglia di vincere, ma in estrema amicizia creando un clima veramente cordiale. Al termine della partita abbiamo fatto una merenda insieme e ci siamo dati appuntamento alla prossima partita in primavera.

Per concludere vorremmo ringraziare sr Cinzia, i responsabili del carcere e tutti i volontari per questa bella iniziativa.

Lucio Mattaini – Vice-Presidente e Comitato Provinciale PGS Varese

Solidarity Meeting

Solidarity Meeting

VIDES LOMBARDIA – Domenica 9 novembre 2014 presso la casa FMA di via Timavo si è svolto il Solidarity Meeting, l’attesissimo incontro con i volontari rientrati dalle esperienze estive in Italia e nel mondo.

Si tratta infatti di un appuntamento fondamentale nella programmazione annuale del percorso del VIDES Lombardia, in quanto attraverso la testimonianza dei volontari si realizza un momento di condivisione dell’esperienza con parenti, amici, compagni di formazione e nuovi volti interessati ad intraprendere questo cammino. Inoltre il Solidarity Meeting rappresenta una concreta occasione di continuazione dell’esperienza missionaria attraverso il sostegno delle proposte di solidarietà portate avanti dai volontari stessi.

L’incontro ha avuto inizio con un momento di preghiera proprio per cogliere fin da subito, attraverso la Parola, la bellezza del darsi con gratuità. In seguito, spazio al racconto dei volontari rientrati che attraverso video, foto, musica e parole hanno condiviso il proprio operato nella missione, la ricchezza che hanno ricevuto dalle persone conosciute e dall’incontro profondo con se stessi, ma soprattutto come l’esperienza vissuta sta plasmando il proprio cammino nella quotidianità.

Sono state presentate le testimonianze di Carla, Federica, Stella e Sara (Etiopia); Elena (Nicaragua); Margherita, Filippo, Alberto, Valentina e sr Silvia (Librino); Elisa (Cammarata): ciò che ha emozionato è stato lo sguardo luminoso di ciascuno rivelato da un’esperienza di dono e gratuità così profonda. Al termine delle testimonianze la delegata del VIDES Lombardia, sr Silvia, ha illustrato il percorso previsto per quest’anno, focalizzandosi sugli appuntamenti più importanti. Si è sottolineata l’importanza del lavoro di rete che il Vides sta concretizzando con il Movimento Giovanile Salesiano e con le Associazioni del tempo libero salesiane.

Per concludere l’incontro è stato mostrato il calendario VIDES 2014/2015 realizzato con le foto scattate dai volontari durante l’esperienza e tutti i micro-progetti che il VIDES si impegna a portare avanti in tutto il mondo. Si è trattato di un pomeriggio ricco di spunti di riflessione che, attraverso la testimonianza di piccole- grandi esperienze, ci ha fatto dire nuovamente che nei nostri cuori vive la speranza, basata sulla la certezza che l’idea di un cambiamento può essere realizzata… con lo stile di chi è “pronto a servire”!

Elena

GriGio 2014-2015

Ciascuno di noi, in diverse circostanze, ha ricevuto una chiamata. Era l’invito a partecipare per quest’anno ai weekend del GriGio. Invito, che proveniva da qualcuno che al nostro bene ci pensa e che desidera davvero per noi qualcosa di bello.

Chi? Giovani ragazze e ragazzi (+18 anni) provenienti dalla Lombardia e dall’Emilia, accompagnati dalle FMA, e dai SDB. Dove? Nave (Brescia), accolti dalla comunità dei post novizi salesiani. Quando? 18-19 ottobre e 15-16 novembre. Per fare cosa? GriGio: gruppo giovani discernimento e scelta. Perché? Per seguire quel desiderio di felicità piena che il Signore ha posto nel cuore di ciascuno. Come? Mettendosi in ascolto di questo desiderio, nella comunione, nell’incontro con l’altro e con l’Altro.

Ciascuno di noi, in diverse circostanze, ha ricevuto una chiamata. Era l’invito a partecipare per quest’anno ai weekend del GriGio. Invito, che proveniva da qualcuno che al nostro bene ci pensa e che desidera davvero per noi qualcosa di bello.

Ciascuno di noi, in diverse circostanze, ha potuto decidere cosa farne di questo invito: accettare o rifiutare. Accettare voleva dire prendersi un impegno: “una volta al mese dedicherò il mio tempo a questo incontro”. Ma soprattutto voleva dire provare a lasciarsi sorprendere dalla presenza del Signore nella nostra vita, riconoscerla e desiderare di ascoltarla, di incontrarla, di viverla. Come un sussurro, finché non ci si presta attenzione non lo si sente, ma quando ci si fa caso lo si sente dappertutto. Così è la presenza del Signore. Incontrare altri e altre giovani che desiderano vivere questo incontro con Dio è stata per me una grande sorpresa, una grazia, un dono. Già, perché la fede è sì qualcosa di personale, è sì una relazione con il Signore Gesù che si vive in prima persona, ma non è assolutamente qualcosa di individuale, poiché si ha desiderio di condividerla con altri. Ogni felicità non è vera felicità se non aumenta nel momento in cui la si comunica ad altri. La fede è felicità, la fede è così: si ha desiderio di comunicarla e, condivisa, si moltiplica. Alcuni ingredienti hanno caratterizzato i primi incontri, li hanno delineati, rendendoli al tempo stesso profondi e gioiosi, autentici e aperti all’Infinito.

L’ascolto della Parola di Dio

Le lectio sul Vangelo ci hanno permesso di immergerci nella Parola per meditare con la mente e con il cuore ciò che il Signore rivela a ciascuno di noi in modo personalissimo.

I tempi di silenzio, l’Adorazione, la preghiera

I tempi di silenzio hanno permesso alle parole di Gesù di essere pian piano accolte nel nostro cuore. Il silenzio davanti all’Eucarestia è stato tempo di grazia, stupore dell’uomo davanti al mistero, anima che esulta davanti a Dio, che è tutto dono, tutto pane. I tempi di preghiera aiutano a far verità, a far discernimento, cioè a discernere quali sono le scelte che dobbiamo compiere, quali sono quelle vie che ci rendono realmente contenti. Ognuno ha la propria “porta stretta”, quella che davvero ti sta ha pennello perché ha la tua vera sagoma, sono quelle scelte che davvero ti rendono felice.

La condivisione

Inizialmente pochi di noi si conoscevano tra loro, ma subito abbiamo cominciato a conoscerci tra noi e ad essere amici, forse perché abbiamo un Amico in comune! Se Lui me li ha posti accanto è perché anche io voglia loro bene, come Lui ne vuole a loro. L’essere un gruppo che condivide un cammino è ricchezza, è dono grande. Si condivide l’esperienza ma anche le intuizioni che sorgono in noi, a volte le difficoltà, a volte le gioie.

La presenza di “amici dell’anima”, i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice

La loro è presenza che fa la differenza. Chi con uno, chi con un altro, abbiamo potuto scambiare qualche parola, a volte breve, a volte più lunga. Sono una presenza di ascolto, di accoglienza, di sostegno. A volte possono anche darci una scossa, un punto di vista che non avevamo considerato, qualcosa di inedito a cui val la pena di pensare. La grazia della confessione e del perdono è creazione nuova di Dio, cuore puro che Egli rinnova in noi per lasciarci ancora amare, e per amare ancor di più.

La gioia dello stare insieme

Insieme si fa festa, insieme si sta contenti! Perché vedere il sorriso sul volto dell’altro genera anche il mio sorriso. Abbiamo condiviso le serate con giochi divertenti, con balli, (e i ragazzi con il pallone!) per poi ritrovarci ancora insieme a render grazie a Gesù della vita e dei fratelli. A tavola abbiamo un poco conosciuto anche i giovani salesiani, i post novizi, e l’intera comunità che ci ospitava a Nave. Ci hanno raccontato un poco di loro, così pian piano gli abbiamo voluto bene. Vivere insieme questi due weekend è stato un po’ questo: mettersi in ascolto, cercare il Signore Gesù nella Parola che abbiamo ascoltato, nei tempi di silenzio davanti all’eucarestia, nell’incontro gioioso tra noi e con la comunità dei giovani salesiani che ci ha accolto. Davvero sono stati giorni intensi.

Dio passa per questa strada, quella dell’incontro, di quell’incontro che diventa relazione, conoscenza, amore. E noi su questa strada vogliamo camminare.

Rita Fallea

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