Per un’estate diversa: Etiopia 2014

Per un’estate diversa: Etiopia 2014

Si, avete capito bene. Quest’estate sono andata in Etiopia, ad Addis Abeba!
Ma non per una vacanza, in missione.

Alessia Tam (3° anno di Scienze dell’educazione)

Ho voluto regalare il mio tempo per l’altro: il povero. Sono partita il 22 luglio insieme a dei ragazzi che ho conosciuto durante il mio percorso “disponibili” degli Amici del Sidamo. Noi siamo un’associazione salesiana che da ormai trent’anni si occupa del povero facendo durante l’anno un percorso di preparazione chiamato appunto “cammino disponibili”. Alla fine di questo cammino si da la conferma della propria partenza. Io l’ho data! Così sono andata a Mekanissa, un quartiere di Addis Ababa.

In questa missione non sono andata con due ragazzi: Sara di Sesto San Giovanni e Gianluca di Monza. Questa missione è nata grazie a Donato, un salesiano missionario che ha iniziato ad ospitare alcuni bambini e dare loro un pasto. Questi bambini sono diventati sempre di più fino a diventare 500: la missione di Mekanissa! Mekanissa è un oratorio e delle scuole: la “High School”, la scuola grafica e la scuola tecnica. In questa missione oltre a Donato c’è una comunità salesiana formata da novizi, preti e volontari. In particolare ho conosciuto Luchino, un “Amico del Sidamo” e Teresa, una volontaria spagnola, che è stata a Mekanissa ben 14 anni. La missione accoglie i ragazzi dalla strada e vuole lasciare loro la libertà di scegliere una vita migliore, offrendo un’istruzione. La mia giornata iniziava andando alle otto in oratorio. Alle nove iniziavano le lezioni e insieme a Teresa, Sara e Gianluca, insegnavo lavoretti manuali: braccialetti, maschere in gesso, puzzle, memory… Al pomeriggio facevo oratorio e giocavo con i ragazzi: basket, bandiera, pallavolo… I ragazzi si divertivano davvero con poco, per esempio giocando a pattinare su una bottiglietta di plastica schiacciata. Il fatto di aver speso la mia estate in Etiopia mi ha cresciuta e fatto riflettere su come vivendo con l’essenziale e avere amici a fianco si è felici. Avete mai provato cosa vuol dire essere felici? Saltare per la felicità? Io l’ho provato vedendo i sorrisi di quei bambini e di quei ragazzi che volevano il tuo tempo e la tua amicizia.

Ma vi devo dire di più: l’ho provato anche perché i ragazzi hanno spolverato il mio cuore da cose superficiali e mi hanno fatto riscoprire l’autentico valore che ha per me la Fede. Si, perché anche questa fa parte della mia Etiopia. Ora, invece, sono di nuovo dietro i banchi a studiare ma il mio cuore è in Etiopia e quei ragazzi li porto nelle mie preghiere. Mi hanno dato tantissimi insegnamenti, tra cui non lasciarsi prendere dalla vita frenetica e dalle troppe cose superficiali che la nostra società vuole trasmetterci, ma fermarsi ogni tanto a pensare e a ricordare che nel nostro mondo ci sono persone molto più povere di noi ma che sono lo stesso felici di vivere con l’essenziale.

Mi piacerebbe proporre anche a voi un’esperienza così, ne uscirete solo felici e carichi di gioia. Ve lo posso assicurare!

Io, giovane, e la politica

Io, giovane, e la politica

Di Vale Buratti- universitaria a Pavia

“E’ finito il tempo di fare gli spettatori sotto il pretesto che si è onesti cristiani. Troppi ancora hanno le mani pulite, senza aver mai fatto nulla”. Parole di don Milani.

L’Italia è per definizione il paese delle contraddizioni: abbiamo il primo ministro più giovane d’Europa e allo stesso tempo il tasso di disoccupazione giovanile più elevato, vantiamo alcuni dei più qualificati ricercatori a livello mondiale, ma la maggioranza non operanti nel nostro paese e la nostra classe dirigente si rivela quanto di più lontano dall’idea di ricambio generazionale.

A ciò si aggiungono i dati preoccupanti di un recente sondaggio che fornisce un quadro di generale insofferenza e rabbia: il 70% dei giovani intervistati considera la politica una realtà estranea a sé e da ciò ne scaturisce una condizione di disinformazione diffusa e allarmante. La disaffezione alle dinamiche da cui è regolata la società in cui si è immersi è, a mio avviso, uno dei sintomi più preoccupanti di una crisi che si sta rivelando non più solo economica, ma anche e soprattutto culturale e valoriale.

La recente fortuna di partiti, animati da una logica populista e autoritaria, sono esplicativi di una classe di giovani disorientati, mal informati e incapaci di rapportarsi alla realtà. Di chi è la colpa? A mio parere, in primo luogo di un sistema scolastico, demolito da riforme selvagge e incuranti degli effetti che ne sarebbero scaturiti, e in secondo luogo dalla mancanza di valori sicuri, su cui l’individuo per lunghi anni si è stabilmente ancorato. Siamo in sintesi di fronte a una generazione figlia della “società liquida” teorizzata dal sociologo Zygmunt Bauman.

La modalità più semplice tramite cui la classe politica può riaccendere la passione giovanile nei confronti della cosa pubblica consiste nel tornare a diffondere e a farsi portavoce di valori autentici.

“I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza, di altruismo.” Con queste parole, un grande politico come Sandro Pertini invitava al riavvicinamento con i giovani. Di fronte alla logica catastrofista che negli ultimi anni pervade la nostra società, io, giovane, non solo invito la classe politica a un radicale cambiamento, ma faccio anche un appello ai miei coetanei invitandoli a ricominciare a credere in qualcosa di giusto e di grande con la consapevolezza che non si debba solamente sperare nel cambiamento, ma che si debba in prima persona essere il cambiamento.

Pellegrinaggio in Polonia

Pellegrinaggio in Polonia

MGS: INTERISPETTORIA

7 Agosto 2014: sveglia alle 6.00, alle 7.00 in pullman e pronti a partire! Due pullman da Milano, uno da Bologna, 125 giovani, con FMA e salesiani, con volti di certo assonnati, ma già sorridenti, pieni di aspettative, forse con qualche incertezza, però con grande fiducia e voglia di scoprire che cosa questo viaggio avrebbe potuto regalare

L’esperienza raccontata da Marta A.

Il clima che si respira è fin da subito familiare, nonostante le età, le provenienze e le storie siano diverse. Tre sono le parole d’ordine che dal primo giorno ci accompagnano nel nostro cammino: ‘’pellegrinaggio’’, ‘’non-da-soli’’, ‘’mettersi-in-gioco’’.

Pellegrinaggio: un cammino, sia fisico che spirituale, sulle orme di un grande santo, San Giovanni Paolo II. Ogni giorno, in ogni luogo visitato, è stato prezioso rileggere e riascoltare le parole di Karol, le sue omelie, i discorsi pronunciati da Papa, ma anche i racconti della sua infanzia, della adolescenza, di come abbia affrontato e vissuto la morte della madre, del fratello, la difficile situazione politica del suo Paese, la scelta vocazionale…

Non-da-soli: insieme! Come sempre con il Movimento Giovanile Salesiano, dire ‘’insieme’’ è una garanzia. Tante condivisioni, sia in gruppi che a coppie, tanto da raccontarsi, tante vite che si intrecciano e si parlano, tante persone che, come ha detto poi qualcuno, ‘’sembra che siano lì da sempre ad aspettarti’’. E non solo: insieme anche a chi fisicamente non era lì, insieme alle tante persone che ci hanno chiesto preghiere, insieme alle nostre famiglie, ai giovani che non sono potuti partire con noi! Insieme anche a loro con il cuore, con la nostra piccola preghiera, e con la certezza che Maria e San Giovanni Paolo II pensano anche a loro! Le fatiche di ogni passo, la bellezza di quanto visto, la Gioia dell’incontro con Gesù sono state davvero vissute con spirito di famiglia, di condivisione, con un unico cuore. Infine, insieme anche a Giovanni Paolo II, compagno di ogni giorno, guida di ogni passo, mano tesa nel bisogno, sostegno nel cammino verso Gesù. Mettersi-in-gioco: parte della bellezza dei giorni che abbiamo vissuto è dipeso dal desiderio e dalla decisione di mettersi in gioco, di lasciarsi provocare dai luoghi e dai passi fatti, lasciarsi coinvolgere, vivere la preghiera, nonostante le fatiche, come vero incontro con il Signore, vivere le occasioni di condivisione come riscoperta di sé e dell’altro, vivere davvero cercando l’unico vero Motivo del pellegrinaggio. E allora, con queste intenzioni bene in mente e nel cuore, visitare i luoghi in cui Giovanni Paolo II è nato e vissuto, in particolare Wadowice e Cracovia, le chiese che sono state importanti nella sua formazione e nella sua vita adulta, come Kalwaria e il santuario della Divina Misericordia a Cracovia, e affrontare anche il male che l’uomo può arrivare a compiere, ad Auschwitz, sono state vere occasioni di formazione, di crescita interiore e di passi concreti nella fede. Uno dei momenti forse più forti che abbiamo vissuto è stato a Czestochowa, al santuario Jasna Gora: nonostante la confusione, nonostante ci fossero migliaia di persone attorno, nonostante si faticasse a trovare un posto in cui sostare, nonostante ovunque ci si girasse c’era qualcuno che si muoveva o parlava, proprio lì, davanti a Maria, abbiamo trovato la Pace.

La preghiera si è fatta talmente intensa che il resto non contava, che si respirava solo l’Essenziale, che l’unica cosa da fare era davvero lasciare tutto nelle mani di Maria, e fidarsi.

Al ritorno a casa, la consapevolezza è che quanto vissuto va portato nel quotidiano, che il pellegrinaggio vero comincia adesso, perché ‘’quando pensi che sia finita, è proprio allora che comincia la salita’’!

Camminate coi piedi per terra e col cuore abitate in cielo

Volare basso per non rischiare di cadere e intanto vivi a metà, con il freno a mano tirato, rinunciando a fare di più. Sognare troppo fa male.

NO! Non spegnere mai il desiderio di volare più in alto e di realizzzare i tuoi sogni. Non credere a chi ti vuole fare tenere i piedi per terra. Non avere paura di scottarti. Non rinunciare ai tuoi sogni.

Sogna, rischia, scommetti sul tuo futuro! Alza lo sguardo per accorgerti delle piccole e grandi occasioni che la vita ti offre. Lasciati affascinare dalla bellezza del mondo. Il futuro non è scritto, sei tu a scriverlo.

Vale la pena di correre il rischio di essere felici 🙂

Qualcosa sta cambiando, tu sai che è inevitabile,
ma è fresco questo vento che si sta alzando…
È questo il giorno delle verità
o sei solo tu che vivi a metà?
Vuoi prenderti tutto, non nasconderlo,
non puoi dire no, non ti crederò.
Io so che tu vuoi correre, ridere, urla, non ti sento.
Sei giovane, sei lucido, nel giorno delle verità…
Non credere alle favole, ma neanche alla realtà,
a tutti quegli scrupoli che non ti fanno vivere.
Non perderti mai niente che tenga in vita questo fuoco.
Illuditi, convinciti che no, tu non ti brucerai,
se sei tu che vivi come me,
se sei tu, mi devi credere, se sei tu che vivi…

(Negrita, Il giorno delle verità, 2011)

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