Don Bosco e la Madonna: da pastorella a Regina

Don Bosco e la Madonna: da pastorella a Regina

Per la prima volta l’aveva vista in sogno, come una donna di maestoso aspetto. Poi, in altri sogni si presentò come una giovane pastorella. Era la Madonna che fu presente lungo tutta la vita di Giovanni Bosco e che assunse, di volta in volta, il compito di Maestra, di Madre, di aiuto.

Aveva solo nove anni quando fece il sogno rivelatore. Giovannino, il bambino dei Becchi, già orfano di padre, quel mattino, sceso nella cucina della sua povera casa nella frazione dei Becchi, raccontò la sua “visione” notturna. Tante furono le interpretazioni del sogno, ma nel cuore del bimbo destinato a diventare l’amico dei giovani, si era impresso per sempre lo sguardo buono di quella donna maestosa vestita di sole che indicandogli il campo del suo futuro lavoro educativo, gli aveva detto: “Renditi umile, forte, robusto”.

Anni dopo,quando ormai l’Oratorio aveva appreso il suo avvio, ma c’erano tante fatiche,nel sogno del 1844, dopo la solita scena di una moltitudine di animali di ogni specie, apparve la Pastorella misteriosa. E’ lo stesso Don Bosco che racconta: «Dopo aver molto camminato, mi trovai in un prato dove quegli animali saltellavano e mangiavano insieme, senza che gli uni tentassero di mordere gli altri. Oppresso dalla stanchezza, volevo sedermi, ma la Pastorella mi invitò a proseguire il cammino. Fatto ancora breve tratto di via, mi sono trovato in un vasto cortile con porticato attorno, alle cui estremità vi era una chiesa. Qui mi accorsi che quattro quinti di quegli animali erano diventati agnelli. Il loro numero poi divenne grandissimo. Continuando nel sogno, volli domandare alla Pastora che cosa significasse tutto questo.

— Tu comprenderai ogni cosa — mi rispose — quando con i tuoi occhi materiali vedrai di fatto quanto ora vedi con gli occhi della mente. Più tardi — continua Don Bosco — questo, congiuntamente con un altro sogno, mi servì di programma nelle mie deliberazioni».

Maria, che il Santo educatore invocherà e farà invocare con il titolo di Ausiliatrice, seguirà passo dopo passo il nascere della Congregazione salesiana tanto che, ormai giunto quasi al termine della sua vita, ripeteva ai suoi: “E’ lei che ha fatto tutto!” E piangeva di commozione ricordando le tappe del suo cammino in cui aveva sentito in modo evidente la protezione della Vergine.

Quando poi, durante la costruzione della Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino, si trattò di rappresentare la Madonna in un grande quadro artistico, don Bosco volle che le si attribuissero le sembianze di regina. Una sovrana che usa il suo potere per portare pace e aiuto. Il suo scettro si leva per confortare e benedire. Tiene in braccio suo figlio come una vera madre, ma nello stesso tempo sa difendere chi è nel bisogno e nella pena.

In tempi particolarmente difficili per la Chiesa, Don Bosco (1815-1888) divenne apostolo della devozione all’Ausiliatrice: nel 1862 così confidava a Don Cagliero, futuro cardinale: “La Madonna vuole che la onoriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice: i tempi corrono così tristi che abbiamo bisogno che la vergine santissima ci aiuti a conservare e difendere la fede cristiana”

Anche oggi l’Ausiliatrice è riconosciuta dalla Chiesa come la Madonna dei tempi difficili, i tempi in cui la Chiesa è attaccata come tale, in cui i cristiani sono perseguitati perché cristiani, perché parlano con franchezza di Dio, perché testimoniano che Gesù è il Signore.

201505 I sogni missionari di don Bosco

PAROLE di Don Bosco sull’AUSILIATRICE

  • Chi confida in Maria non sarà mai deluso.

  • In Maria ho riposto tutta la mia fiducia. La Madonna non lascia mai le cose a metà.

  • Io vi raccomando di invocare sempre il nome di Maria, specialmente con questa giaculatoria: Maria Ausiliatrice dei Cristiani, prega per noi. É una preghiera non tanto lunga, ma che si esperimentò molto efficace.

  • La nostra confidenza é nell’aiuto di Maria Ausiliatrice.

  • Si dica e si predichi sempre che Maria Ausiliatrice ha ottenuto e otterrà sempre grazie particolari, anche straordinarie e miracolose per coloro che concorrono a dare cristiana educazione alla pericolante gioventù colle opere, col consiglio, e col buon esempio o semplicemente con la preghiera…

  • Quando vogliate ottenere qualche grazia prendete come abitudine di recitare questa giaculatoria:
    Maria Auxilium Cristianorum, ora pro nobis… Moltissimi invocandola con questa giaculatoria, ottennero grazie speciali.

Madre Mazzarello: il fascino di un’educatrice

Madre Mazzarello: il fascino di un’educatrice

Di Piera Ruffinatto, FMA

 

Maria Domenica Mazzarello (1837-1881), confondatrice dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, è una figura semplice e ricca di fascino.

Figlia di una terra, il Monferrato, verde e collinosa, nacque e crebbe a Mornese, un piccolo paese in provincia di Alessandria. Lavorando come contadina i campi e le vigne imparò ad ascoltare la natura e a rispettarne i ritmi, e ponendosi alla sua scuola ne capì i segreti che poi seppe trasfondere nell’arte educativa di cui divenne ben presto maestra crescendo i fratelli più piccoli e divenendo punto di riferimento della sua numerosa famiglia.

Maria Domenica, affermano i biografi, era un’educatrice nata, una giovane che attirava le ragazze come la calamita attira il ferro.
Il suo fascino naturale e spontaneo era dovuto alla sua ricca personalità: intelligente e pronta, spiritosa e allegra, generosa e sincera.
Ad esso si univa una vita spirituale profonda e autentica, mutuata prima dai genitori e poi maturata personalmente grazie alla loro guida e a quella del suo direttore spirituale don Domenico Pestarino.

Ancora quindicenne era già membro dell’Associazione delle Figlie dell’Immacolata, fondata dalla maestra del paese, Angela Maccagno e spiritualmente diretta dal teologo Giuseppe Frassinetti di Genova e in essa esercitava la missione che più l’attraeva: la formazione delle giovani del paese. Senza artifici né forzature, Maria aveva saputo guadagnarsi la loro confidenza partecipando ai loro giochi, condividendo le loro vicende quotidiane, entusiasmandole alla vita cristiana.

All’età di vent’anni, la malattia del tifo giunse a dare una svolta alla sua vita perché, lasciandola senza forze, la obbligò ad abbandonare il lavoro dei campi e a pensare in modo diverso il suo futuro. Senza perdersi d’animo, insieme all’amica Petronilla Mazzarello, Maria fondò un laboratorio di sartoria per le ragazze di Mornese, continuando così a realizzare il suo sogno di promuovere ed educare le giovani.

Un progetto per le giovani

Ancora prima di conoscere Don Bosco, realizzò con straordinaria intraprendenza un’attività molto simile al progetto che questi andava realizzando a Torino nella regione Valdocco.

Qui egli aveva fondato un oratorio all’interno del quale vi erano laboratori, scuole, un collegio e un orfanotrofio. La finalità che spingeva entrambi, infatti, era quella di contribuire all’educazione della gioventù povera e abbandonata restituendo loro la dignità dei figli di Dio attraverso l’istruzione, la formazione professionale, l’educazione umana e cristiana. Con tali iniziative, essi si collocavano nella chiesa e nella società accanto ad altri grandi uomini e donne che nell’Ottocento fecero la scelta della preventività come strategia educativa efficace ai fini di rigenerare la società.

Quando nel 1872 Don Bosco fondò l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, lei ne fu la prima pietra, entrando con intelligenza, e creatività nella proposta di Don Bosco e traducendola in uno stile caratteristico e originale. Infatti, con le altre prime Figlie di Maria Ausiliatrice, coniò uno “spirito educativo” che prese il nome di “spirito di Mornese” intendendo con esso una modalità tipica di vivere il carisma salesiano al femminile.

I lineamenti che caratterizzano la sua figura di donna, educatrice e formatrice di religiose educatrici sono semplici, come lo fu la sua vita, ma nello stesso tempo complessi, perché Maria Domenica era una donna che non si accontentava di ciò che è mediocre e, come Don Bosco, voleva che il bene fosse fatto bene, che alle giovani non fosse mai proposto niente al di sotto dell’ideale di una vita cristiana vissuta in pienezza e gioia.

Pur esigendo tanto da se stessa e dagli altri, era tuttavia capace di accogliere e valorizzare l’apporto di ciascuna, mettendo al centro della comunità soprattutto le sorelle e le giovani più bisognose e deboli, prendendosi cura di loro con le delicatezze e le attenzioni tipiche di una madre, incoraggiando e compatendo sempre, ma spronando ad evitare compromessi, ipocrisie e falsità.

La fatica e la bellezza dell’educazione

Possedeva l’arte del governo, quella capacità cioè, di favorire nella comunità educante il consenso sulle finalità, la convergenza degli interventi, l’unione delle forze in vista della salvezza delle giovani. Al cuore della comunità aveva posto, come Don Bosco, l’amore di Dio, fondamento e traguardo di tutta l’azione educativa.

Dalla sua persona e dal suo messaggio, ancora oggi emana un fascino particolare perché:

ci ricorda la preziosità e la bellezza dell’educazione, una delle azioni umane più nobili e necessarie;

ci incoraggia a riappassionarci dei giovani e della loro crescita integrale, superando fatiche e insuccessi;

ci ricorda che l’educazione è un’opera che richiede pazienza, capacità di guardare lungo e largo, condivisione umile e convinta delle risorse e, soprattutto, passione per Dio e passione per l’uomo!

 

 

Papa Francesco: carissime mamme grazie per ciò che siete

Papa Francesco: carissime mamme grazie per ciò che siete

Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo.
E a te, amata Chiesa, grazie, grazie per essere madre.
E a te, Maria, madre di Dio, grazie per farci vedere Gesù.

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…Continuiamo con le catechesi sulla famiglia e nella famiglia c’è la madre. Ogni persona umana deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale. La madre, però, pur essendo molto esaltata dal punto di vista simbolico, – tante poesie, tante cose belle che si dicono poeticamente della madre – viene poco ascoltata e poco aiutata nella vita quotidiana, poco considerata nel suo ruolo centrale nella società. Anzi, spesso si approfitta della disponibilità delle madri a sacrificarsi per i figli per “risparmiare” sulle spese sociali.

Accade che anche nella comunità cristiana la madre non sia sempre tenuta nel giusto conto, che sia poco ascoltata. Eppure al centro della vita della Chiesa c’è la Madre di Gesù. Forse le madri, pronte a tanti sacrifici per i propri figli, e non di rado anche per quelli altrui, dovrebbero trovare più ascolto. Bisognerebbe comprendere di più la loro lotta quotidiana per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in famiglia; bisognerebbe capire meglio a che cosa esse aspirano per esprimere i frutti migliori e autentici della loro emancipazione. Una madre con i figli ha sempre problemi, sempre lavoro. Io ricordo a casa, eravamo cinque figli e mentre uno ne faceva una, l’altro pensava di farne un’altra, e la povera mamma andava da una parte all’altra, ma era felice. Ci ha dato tanto.

Le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico. “Individuo” vuol dire “che non si può dividere”. Le madri invece si “dividono”, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere. Sono esse, le madri, a odiare maggiormente la guerra, che uccide i loro figli. Tante volte ho pensato a quelle mamme quando hanno ricevuto la lettera: “Le dico che suo figlio è caduto in difesa della patria…”. Povere donne! Come soffre una madre! Sono esse a testimoniare la bellezza della vita. L’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero diceva che le mamme vivono un “martirio materno”. Nell’omelia per il funerale di un prete assassinato dagli squadroni della morte, egli disse, riecheggiando il Concilio Vaticano II: «Tutti dobbiamo essere disposti a morire per la nostra fede, anche se il Signore non ci concede questo onore… Dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita, avere spirito di martirio, è dare nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere; in quel silenzio della vita quotidiana; dare la vita a poco a poco? Sì, come la dà una madre, che senza timore, con la semplicità del martirio materno, concepisce nel suo seno un figlio, lo dà alla luce, lo allatta, lo fa crescere e accudisce con affetto. E’ dare la vita. E’ martirio». Fino a qui la citazione. Sì, essere madre non significa solo mettere al mondo un figlio, ma è anche una scelta di vita. Cosa sceglie una madre, qual è la scelta di vita di una madre? La scelta di vita di una madre è la scelta di dare la vita. E questo è grande, questo è bello.

Una società senza madri sarebbe una società disumana, perché le madri sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale. Le madri trasmettono spesso anche il senso più profondo della pratica religiosa: nelle prime preghiere, nei primi gesti di devozione che un bambino impara, è inscritto il valore della fede nella vita di un essere umano. E’ un messaggio che le madri credenti sanno trasmettere senza tante spiegazioni: queste arriveranno dopo, ma il germe della fede sta in quei primi, preziosissimi momenti. Senza le madri, non solo non ci sarebbero nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo. E la Chiesa è madre, con tutto questo, è nostra madre! Noi non siamo orfani, abbiamo una madre! La Madonna, la madre Chiesa, e la nostra mamma. Non siamo orfani, siamo figli della Chiesa, siamo figli della Madonna, e siamo figli delle nostre madri.

Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo. E a te, amata Chiesa, grazie, grazie per essere madre. E a te, Maria, madre di Dio, grazie per farci vedere Gesù…

fonte:
UDIENZA GENERALE
Aula Paolo VI – Mercoledì, 7 gennaio 2015

 

Mamma Margherita: la mamma di Don Bosco

Mamma Margherita: la mamma di Don Bosco

Gli ha insegnato a vivere, a essere prete, a educare i ragazzi, e tutto questo mentre andavano insieme in campagna, quando si confidava con lui alla sera, mentre all’Oratorio rimestava la polenta.

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Gli ha insegnato la forza di non stancarsi mai, la fiducia nella Provvidenza. Gli ha regalato, senza che lui se ne accorgesse, il suo sistema educativo che meraviglierà il mondo. È tutto condensato nella sua vita e in sei parole: “bontà dolce e forte della madre”.

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Il Dio di sua madre

Non è un Dio-carabiniere quello che lei scolpisce nella mente dei suoi piccoli. Se la notte è bella e il cielo stellato, mentre stanno a prendere il fresco sulla soglia dice:
«È Dio che ha creato il mondo e ha messo tante stelle lassù». Quando i prati sono pieni di fiori, mormora: «Quante cose belle ha fatto il Signore per noi». Dopo la mietitura, dopo la vendemmia, mentre tirano il fiato dopo la fatica del raccolto, dice: «Ringraziamo il Signore. È stato buono con noi. Ci ha dato il pane quotidiano».

«Finché ero piccolino – scrive Don Bosco – mi insegnò lei stessa le preghiere. Mi faceva mettere con i miei fratelli in ginocchio mattino e sera, e tutti insieme recitavamo le preghiere in comune».
“Mia madre stessa mi preparò alla prima Confessione. Mi accompagnò in chiesa, cominciò a confessarsi ella stessa, mi raccomandò al confessore, dopo mi aiutò a fare il ringraziamento. Ella continuò a prestarmi tale assistenza fino a tanto che mi giudicò capace di fare degnamente da solo la confessione”.

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La madre di un prete

«Se diventi sacerdote, raccomanda e propaga sempre la devozione di Maria.
Nel terminare queste parole, mia madre era commossa; io piangevo. – Madre, le risposi, vi ringrazio di tutto quello che avete detto e fatto per me. Queste vostre parole non saranno dette invano e ne farò tesoro in tutta la mia vita».

«Giovanni, tu hai vestito l’abito del sacerdote. Io ne provo tutta la consolazione che una madre può provare per la fortuna di un figlio. Ma ricordati che non è l’abito che onora il tuo stato, è la pratica della virtù. Se mai tu avessi a dubitare della tua vocazione, ah per carità! Non disonorare questo abito. Posalo subito. Preferisco avere un povero contadino che un figlio prete trascurato nei suoi doveri».

«Sei prete, dici la Messa, da qui avanti sei dunque più vicino a Gesù. Ricordati però che cominciare a dir Messa, vuol dire cominciare a soffrire. Non te ne accorgerai subito, ma a poco a poco vedrai che tua madre ti ha detto la verità. Sono sicura che tutti i giorni pregherai per me, sia ancora io viva, o sia già morta. Ciò mi basta. Tu, da qui innanzi, pensa solamente alla salvezza delle anime e non prenderti nessun pensiero di me».

Per saperne di più 

Il comandamento dell’Amore secondo Saint Exupery

Il comandamento dell’Amore secondo Saint Exupery

Proponiamo una declinazione originale di A. de Saint Exupery del comandamento dell’amore contenuta nel Vangelo…Amare chi riteniamo nemico, amare chi sentiamo distante, amare tutti, sempre. Perché come diceva Etty Hillesum: ” non esiste alcun nesso causale tra il comportamento delle persone e l’amore che si prova per loro “

 

Io ti sconsiglio la polemica poiché essa non approda a nulla.

Prima di polemizzare contro quelli che s’ingannano poiché rifiutano le tue verità in nome delle proprie evidenze, pensa che agendo in tal modo tu rifiuti la loro verità in nome della tua evidenza. Accogli. Prendili per mano e guidali.

Devi dire loro: “Avete ragione, saliamo tuttavia la montagna”, e così stabilisci l’ordine ed essi respirano nella vastità che hanno conquistata. Infatti come possono gli uomini rendersi conto delle loro azioni se non hanno faticosamente scalato la montagna nella solitudine per tentare di divenire nel silenzio?

È chiaro che solo Dio piò conoscere la forma dell’albero. Un albero si fonda inconsciamente. E solo chi fa il profeta sulla montagna se ne rende conto.

Tu ami perché ami. Non esiste alcuna ragione per amare. L’unico rimedio è creare poiché tu fonderai la loro unità soltanto sui movimenti del loro cuore. E quel canto che darai loro sarà una ragione profonda per agire.

Antoine de Saint-Exupéry

 

Auguri Pasquali di Papa Francesco

Auguri Pasquali di Papa Francesco

  • Suonano le campane e le colombe bianche volano in cielo: Buona Pasqua te e alla tua famiglia
  • La pace e la concordia regnerà, quando ognuno di noi troverà la pace in se stesso.
  • Non dobbiamo essere tristi, perché la gioia più grande che abbiamo e che troppo spesso dimentichiamo è che Gesù è sempre con noi… Lui ci accompagna nel difficile cammino della nostra vita… Il mio augurio è quello che tu possa essere sempre felice e sereno.
  • Gesù ci ha insegnato a porgere la mano a chi ci è accanto, a dividere e a condividere… Senza mai abusare ed approfittare di chi con un sorriso si fida di noi… Seguiamo il suo esempio oggi e per sempre.
  • La domenica delle Palme rappresenta, soprattutto ora, un momento per riflettere… Spero che possa aprire gli occhi a chi c’è l’ha chiusi e che possa portare la pace in quei luoghi e paesi in cui pace non c’è… Il mio pensiero va a loro

Messaggio Pasquale di Papa Francesco. Testo integrale

Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero, buona Pasqua! Che grande gioia per me potervi dare questo annuncio: Cristo è risorto! Vorrei che giungesse in ogni casa, in ogni famiglia, specialmente dove c’è più sofferenza, negli ospedali, nelle carceri…

Soprattutto vorrei che giungesse a tutti i cuori, perché è lì che Dio vuole seminare questa Buona Notizia: Gesù è risorto, c’è speranza per te, non sei più sotto il dominio del peccato, del male! Ha vinto l’amore, ha vinto la misericordia! Sempre vince la misericordia di Dio.

Anche noi, come le donne discepole di Gesù, che andarono al sepolcro e lo trovarono vuoto, possiamo domandarci che senso abbia questo avvenimento (cfr Lc 24,4). Che cosa significa che Gesù è risorto? Significa che l’amore di Dio è più forte del male e della stessa morte; significa che l’amore di Dio può trasformare la nostra vita, far fiorire quelle zone di deserto che ci sono nel nostro cuore. Questo può farlo l’amore di Dio.

Questo stesso amore per cui il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è andato fino in fondo nella via dell’umiltà e del dono di sé, fino agli inferi, all’abisso della separazione da Dio, questo stesso amore misericordioso ha inondato di luce il corpo morto di Gesù e lo ha trasfigurato, lo ha fatto passare nella vita eterna. Gesù non è tornato alla vita di prima, alla vita terrena, ma è entrato nella vita gloriosa di Dio e ci è entrato con la nostra umanità, ci ha aperto ad un futuro di speranza.

Ecco che cos’è la Pasqua: è l’esodo, il passaggio dell’uomo dalla schiavitù del peccato, del male alla libertà dell’amore, del bene. Perché Dio è vita, solo vita, e la sua gloria, siamo noi, è l’uomo vivente (cfr Ireneo, Adversus haereses, 4,20,5-7).

Cari fratelli e sorelle, Cristo è morto e risorto una volta per sempre e per tutti, ma la forza della Risurrezione, questo passaggio dalla schiavitù del male alla libertà del bene, deve attuarsi in ogni tempo, negli spazi concreti della nostra esistenza, nella nostra vita di ogni giorno. Quanti deserti, anche oggi, l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore per Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite (cfr Ez 37,1-14).

Allora, ecco l’invito che rivolgo a tutti: accogliamo la grazia della Risurrezione di Cristo! Lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio, lasciamoci amare da Gesù, lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire tutto il creato e far fiorire la giustizia e la pace.

E così domandiamo a Gesù risorto, che trasforma la morte in vita, di mutare l’odio in amore, la vendetta in perdono, la guerra in pace. Sì, Cristo è la nostra pace e attraverso di Lui imploriamo pace per il mondo intero.

Pace per il Medio Oriente, in particolare tra Israeliani e Palestinesi, che faticano a trovare la strada della concordia, affinché riprendano con coraggio e disponibilità i negoziati per porre fine a un conflitto che dura ormai da troppo tempo. Pace in Iraq, perché cessi definitivamente ogni violenza, e, soprattutto, per l’amata Siria, per la sua popolazione ferita dal conflitto e per i numerosi profughi, che attendono aiuto e consolazione. Quanto sangue è stato versato! E quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?

Pace per l’Africa, ancora teatro di sanguinosi conflitti. In Mali, affinché ritrovi unità e stabilità; e in Nigeria, dove purtroppo non cessano gli attentati, che minacciano gravemente la vita di tanti innocenti, e dove non poche persone, anche bambini, sono tenuti in ostaggio da gruppi terroristici. Pace nell’est della Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centroafricana, dove in molti sono costretti a lasciare le proprie case e vivono ancora nella paura.

Pace in Asia, soprattutto nella Penisola coreana, perché si superino le divergenze e maturi un rinnovato spirito di riconciliazione.

Pace a tutto il mondo, ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo (…) Pace a tutto il mondo, dilaniato dalla violenza legata al narcotraffico e dallo sfruttamento iniquo delle risorse naturali! Pace a questa nostra Terra! Gesù risorto porti conforto a chi è vittima delle calamità naturali e ci renda custodi responsabili del creato.

Cari fratelli e sorelle, a tutti voi che mi ascoltate da Roma e da ogni parte del mondo, rivolgo l’invito del Salmo: «Rendete grazie al Signore perché è buono, / perché il suo amore è per sempre. / Dica Israele: / “Il suo amore è per sempre”» (Sal 117,1-2).
Cari fratelli e sorelle giunti da ogni parte del mondo in questa piazza, cuore della cristianità, e tutti voi che siete collegati attraverso i mezzi di comunicazione, rinnovo il mio augurio: Buona Pasqua! Portate nelle vostre famiglie e nei vostri Paesi il messaggio di gioia, di speranza e di pace che ogni anno, in questo giorno, si rinnova con forza: il Signore risorto, vincitore del peccato e della morte, sia di sostegno a tutti, specie ai più deboli e bisognosi. Grazie per la vostra presenza e per la testimonianza della vostra fede. Un pensiero è un grazie particolare per il dono dei bellissimi fiori che provengono dai Paesi Bassi. A tutti ripeto con affetto: Cristo risorto guidi tutti voi e l’intera umanità su sentieri di giustizia, di amore e di pace.

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