1^ Domenica dopo la Dedicazione

1^ Domenica dopo la Dedicazione – Anno A

Vangelo di Luca, 24,44-49°

Comento di suor Beatrice Schullern, FMA

 

In questa Giornata Missionaria Diocesana, la liturgia offre alla nostra meditazione le parole di Gesù agli undici riuniti nel cenacolo. Il sepolcro vuoto, l’apparizione degli angeli alle donne, l’incontro con i due discepoli di Emmaus e l’apparizione a Pietro sono per loro motivo di stupore e incredulità. Faticano a comprendere che Gesù è vivo, che ha sconfitto la morte e che sta alla destra del Padre. Ecco allora che il Risorto appare loro, mostrando mani e piedi, facendosi vedere come una persona in carne ed ossa e mangia una porzione di pesce insieme a loro. Eppure non capiscono ancora. Senza l’intelligenza delle scritture il discepolo può trovarsi accanto al Signore senza riconoscere chi Egli sia. Comprendere le scritture significa capire che esse parlano di Lui, e che soprattutto Egli doveva patire per risorgere dai morti (Lc 24, 46). Per questo Gesù “aprì loro la mente” (Lc 24, 45), come aveva fatto con i discepoli di Emmaus (Lc 24, 27).

“La missione, la ‘Chiesa in uscita’ non sono un programma, una intenzione da realizzare per sforzo di volontà. È Cristo che fa uscire la Chiesa da se stessa. Nella missione di annunciare il Vangelo, tu ti muovi perché lo Spirito ti spinge e ti porta» (Senza di Lui non possiamo far nulla, LEV-San Paolo, 2019, 16-17). […] Capire che cosa Dio ci stia dicendo in questi tempi di pandemia diventa una sfida anche per la missione della Chiesa. La malattia, la sofferenza, la paura, l’isolamento ci interpellano. La povertà di chi muore solo, di chi è abbandonato a sé stesso, di chi perde il lavoro e il salario, di chi non ha casa e cibo ci interroga”, ci ricorda Papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2020. Questo richiede una riflessione profonda da parte di ogni cristiano e soprattutto l’impegno di chiedere insistentemente il dono dello Spirito Santo per comprendere come essere testimoni dell’amore del Padre nella situazione concreta che stiamo vivendo.

Nulla è merito nostro. “Gesù, crocifisso e risorto per noi, ci attrae nel suo movimento di amore, con il suo stesso Spirito, il quale anima la Chiesa, fa di noi dei discepoli di Cristo e ci invia in missione verso il mondo e le genti” (Papa Francesco, messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2020).

Cristo stesso ci ricorda che la conversione è in primo luogo conversione della mente: il crocifisso è rivelazione di Dio, non sconfitta. Allo stesso modo, questo tempo di grande difficoltà è “tempo di grazia” per coloro che desiderano dare una risposta, libera e consapevole, alla chiamata di Dio. Ma questa chiamata possiamo percepirla solo quando viviamo un rapporto personale di amore con Gesù vivo nella sua Chiesa.

Chiediamo dunque con semplicità allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente e il nostro cuore, di renderci semplici, umili, puri per sperimentare la gioia e la pace che vengono della risurrezione di Cristo ed esserne testimoni fedeli in questo tempo inedito di pandemia.

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