2^ domenica Avvento Romano

8 dicembre 2019 – Anno A
 “NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO”

Vangelo di Luca 1,37

 Commento di suor Patrizia Colombo, FMA

Un brano ricco di nomi: l’angelo Gabriele, la città della Galilea chiamata Nazareth, un uomo della casa di Davide di nome Giuseppe, la vergine si chiama Maria… E ancora: “Avrai un figlio e lo chiamerai Gesù, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo… sarà santo e chiamato Figlio di Dio…”. Nomi e chiamate.

Per il popolo ebraico il nome indica non solo un’identità, non solo dice chi si è, non solo serve per distinguere una persona dall’altra; il nome dice anche a chi si appartiene, dice una storia, dei legami, una parentela e parla anche del futuro di chi porta quel nome, della sua vocazione, di ciò a cui è chiamato. Spesso, nella Bibbia, il cambio del nome indica che è avvenuto un incontro particolare con Dio.

Ed ecco che Maria allora, dopo l’annuncio dell’angelo Gabriele, pronuncia il suo nome nuovo: “Sono la serva del Signore”. La serva, colei cioè che si pone a servizio, colei che mette al primo posto la volontà di Dio, sebbene incomprensibile ed anche “pericolosa”, ma pure affascinante per quel poco che è dato di intravvedere. Maria ascolta, accoglie, acconsente e fa sua la parola dell’angelo, la chiamata del Signore diventa la sua nuova identità, il suo nome nuovo. Lei sarà madre perché è serva, perché è al servizio, perché si fida dell’impossibile e dice di sì. Lei è al servizio, e questo, al contrario di quanto le parole possano portare a pensare, è la sua grandezza, la sua alta dignità.

È al servizio, quasi a dire, un po’ sottovoce, che Dio ha bisogno di lei per realizzare il suo progetto d’amore, come se, senza il suo consenso, il progetto non potrebbe essere lo stesso.

Del resto Maria ci rivela un aspetto originale di questo nostro Dio che ama, cioè “aver bisogno degli uomini”; lui, a cui nulla è impossibile, decide di non fare a meno di noi e chiede a Maria di collaborare a questa sua folle ed inedita idea di farsi uomo! E perché comprendiamo bene questo stile divino di umiltà e semplicità, decide di farsi bambino, la creatura che più di ogni altra deve dipendere dalle cure di una madre e di un padre. E chiede la disponibilità di una donna umile e semplice, di una profondità e fiducia disarmanti! Una donna dal cuore puro, immacolato.

Festeggiamo Maria Immacolata e per farlo la liturgia ci propone un brano della Scrittura che parla della vocazione di Maria e della sua maternità. Ancora una volta, in un altro modo, è come se ci venisse ripetuta l’idea che Maria è madre nella sua identità, che tutto il suo essere è stato pensato perché fosse madre, ma che nessuno, neppure Dio, può agire senza che lei accetti questa sua vocazione, senza che lei aderisca a ciò per cui da sempre è stata pensata.

Festeggiamo Maria concepita senza peccato originale e non possiamo disgiungere Maria dal suo essere madre, non possiamo pensare Maria senza Gesù, perché è lui che dà pienezza al suo essere. Identità e missione, indivisibili.

“Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: “Per chi sono io?”. (Papa Francesco, 8 aprile 2017)

“Nulla è impossibile a Dio”.

Quante volte Maria si sarà ripetuta questa frase dell’angelo! Quante volte questa frase sarà risuonata nel suo cuore, quando i tempi non facevano intravvedere che Dio era all’opera.
Perché i tempi nei libri, anche nei libri sacri, sembrano sempre così ravvicinati: è arrivato l’angelo, Maria ha acconsentito, è rimasta incinta, Giuseppe ha capito tutto in sogno e, insieme, sono andati da Elisabetta, incuranti di tutto il vociare dei parenti e dell’intero villaggio di Nazareth; sono rimasti lì tre mesi circa e poi sono rientrati a Nazareth per ripartire e andare a Betlemme per il censimento. Quindi i pastori, i Magi, la fuga in Egitto, la morte di Erode e il ritorno a Nazareth. Tutto molto concentrato, tanto che a volte rischiamo di pensare che tutto sia stato da subito molto chiaro e definito. Ma quanto si sarà ripetuta, Maria, che nulla è impossibile a Dio!

Che Dio poteva fare in modo di prendere carne in lei, che Dio avrebbe trovato il modo di non farla lapidare nonostante le rigide leggi, che avrebbe aiutato Giuseppe a comprendere, che lei avrebbe potuto affrontare un viaggio lungo e pericoloso fino ad arrivare, il prima possibile, da Elisabetta, che Dio davvero poteva permettere alla cugina di essere madre nonostante l’età e la sterilità di anni.

Maria Immacolata ci parla dell’attesa, della sospensione del tempo, della costante fiducia che quell’annuncio dell’angelo era davvero una promessa della fedeltà e dell’onnipotente amore di Dio, era verità che si andava facendo nella quotidianità della storia, nonostante “l’angelo partì da lei”. E quante volte anche a noi è chiesta questa fiducia che attraversa i silenzi, le attese e le notti! Quante volte anche a noi è chiesto di rimanere fedeli a un’intuizione del cuore che capiamo essere volontà di Dio! E quante volte anche a noi è chiesto di scoprire e accogliere passo passo il nome che Dio ci dà e che fa di noi una persona unita e felice, è chiesto un cuore puro che vede le mosse di Dio pur nelle pieghe, a volte un po’ strette e contorte, della storia.

Maria Immacolata, giovane donna di Nazareth, ripeta anche a noi e per noi che “nulla è impossibile a Dio”, lo ripeta ai giovani, lo ripeta a chi è nella fatica, lo ripeta a chi desidera che Dio nasca nella sua vita.

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