2^ domenica dopo il Natale

5 gennaio 2020 – Anno A

 

Vangelo di Giovanni 1, 43-51

Commento di suor Silvana Mascotto, FMA

 

In questo episodio, Gesù è deciso, sceglie, ordina: “Filippo, seguimi.”

E Filippo si fida, lo segue. Ma Gesù sa anche attendere.

Natanaele, a cui Filippo annuncia la scoperta di Colui che doveva venire, non è immediato nella sequela, pensa, si riserva delle perplessità che attinge all’esperienza ed esprime con chiarezza. Non teme giudizi, non teme di scalfire la fiducia dell’amico. Infatti Filippo ascolta i dubbi di Natanaele, non commenta, gli lascia tempo, anche se non demorde perché la sua percezione di chi sia Gesù è ferma.

L’intervento di Gesù crea un capolavoro di libertà comunicativa.

I personaggi sono tre. Gesù regala la sua stima a 360° a Natanaele. Filippo rimane nell’ombra. Natanaele con-testa, vuole avere un quadro preciso, chiede, non si ferma neppure al dono di apprezzamento ricevuto, vuole capire. Chiede, raccoglie informazioni.

E Gesù dialoga. Nulla di immediato, di scontato, nessuna folgorazione, solo un processo di conoscenza. Un’opera d’arte di modalità relazionali.

Uno, Filippo, ha già capito tutto, ha già scelto e propone all’amico.

L’altro, Natanaele, pur essendo amico, riflette, sonda. È la sua personalità, non poteva che comportarsi così, infatti Gesù dirà di lui ‘che non aveva falsità’. E Filippo accoglie l’amico con le sue considerazioni e anche col suo essere elogiato da Gesù. Filippo non si turba benché, nel contesto, forse si meritava una pacca sulla spalla, magari con un ‘beato te che hai creduto subito’!

Nessuno si scompone.

Natanaele, compiuta la sua indagine con il cuore sano che si ritrova, esprime con gioia il suo atto di fede, ormai convinto. E Gesù conclude l’incontro riaprendolo in un crescendo.

Non è finita lì, c’è dell’altro, c’è di più: dialogo, ricerca e “cieli aperti”!

Grande esempio di possibilità relazionale, di risposta alla fede, fatta di proposte, di ascolto, di attesa, di rispetto della differenza di ciascuno.

Quando è possibile? Quando l’amicizia, il dialogo, la ricerca è su ciò che conta e che, in ultima analisi, si chiama Gesù.

È l’essenziale, il non banale, che rende rispettosa e feconda la relazione.

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