3^ di Quaresima

3^ di Quaresima

5 marzo 2020 – Anno A

 

Vangelo di Giovanni 8,31-59

Commento di suor Rita Fallea, FMA

 

In questa terza domenica di Quaresima la liturgia ci propone un lungo e articolato brano del Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 31 – 59). Risulta tanto ricco da prestarsi sicuramente a molti spunti di riflessione, di meditazione, di preghiera.

Soffermandoci sui primi versetti proviamo ad entrare nella Parola proclamata.

Seppur con molta semplicità, seguo la linea della lectio, leggendo il significato globale del testo, toccando qualche punto di meditazione, osservando un aspetto del volto di Cristo che apre alla preghiera e lasciando poi a ciascuno di voi di continuare personalmente la preghiera e di passare alla contemplazione.

 

 

1. Breve introduzione: Donaci Signore un animo disponibile alla tua Parola

Il dialogo che abbiamo davanti è la continuazione di un’accusa serrata nei confronti di Gesù già cominciata nei capitoli precedenti e appena riproposta in Gv 8,12 con l’affermazione del Signore: «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della Vita», la quale scatena nuovamente l’indignazione dei Farisei e dei Giudei.

Anche nel brano di oggi i toni restano simili. Continuano, da un lato, l’incomprensione indignata dei Giudei e, dall’altro, la parola di Gesù, la quale resta totalmente libera; non si piega davanti alle accuse ricevute. Resta una parola altra ed estranea per i Giudei e in fondo anche per chi non è disposto a lasciarsi toccare da Cristo, a farsi incontrare in verità, così come si è, nella propria umanità, fino alle proprie ferite.

Chiediamo dunque anche noi un atteggiamento di disponibilità alla Parola, Signore, e lo chiediamo per l’amorevolezza materna di Maria, che ci conduce ad ascoltare la tua voce.

Con il cuore aperto ci apprestiamo a leggere l’inizio del brano.

2. Liberi perché figli

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero».

Ho evidenziato in grassetto alcune parole a cui ora prestiamo attenzione.

Gesù afferma che ascoltare la sua parola e rimanere in essa rende suoi discepoli. Da questo ascolto ob-audiente viene la conoscenza della verità e la verità, che si fa presente nella vita, è principio di libertà.

I Giudei non comprendono e oppongono alla libertà profonda che Cristo indica la libertà di “discendenza”, di diritto, di sangue, potremmo dire più ampiamente di classe sociale, forse anche una libertà politica.

Gesù però riporta i suoi interlocutori alla libertà profonda dell’uomo, non per sminuire altre dimensioni di libertà che pur sono ben auspicabili nella società, ma egli riconduce l’uomo alla sua verità che è la libertà dal peccato, la libertà che il Padre ci ha donato e ci dona costantemente perché noi possiamo vivere secondo ciò che realmente siamo, figli amatissimi dal Padre: nella relazione con lui troviamo la nostra autentica casa (Lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre).

Ora, dopo la Pasqua di Gesù, dopo che il Figlio ha dato la sua vita per la redenzione del mondo, il riscatto dal peccato è avvenuto e noi siamo fin d’ora liberi, liberi davvero perché realmente il Figlio ci ha liberati dalla morte, ci ha riportati fin d’ora ad abitare nella casa del Padre (Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero).

Così quest’oggi, a metà del cammino di Quaresima, ci troviamo davanti alla verità di Cristo crocifisso e risorto e alla verità che egli ci rivela costantemente: “Tu sei il mio figlio amato / tu sei la mia figlia amata”.

3. Chiamati ad abitare fin da subito nella casa del Padre

Il tema dell’abitare, il tema della casa si rivela particolarmente favorevole per fermarsi davanti al Signore, ascoltando nuovamente la sua Parola, e chiedendo a lui:

“Come io sto / noi stiamo abitando la nostra casa?”

Casa come luogo di relazioni intime e familiari, ma anche come luogo più ampio, luogo di lavoro, comunità … fino al arrivare alla nostra Terra, casa comune.

“Signore, cosa ci indichi?”

4. Contemplare

Ognuno trovi le sue parole. Io ne suggerisco solamente alcune.

Eccomi, Signore,
Ti rendo grazie perché nella Parola scopro qualche tratto del tuo volto,
un volto che spesso fatico a scorgere,
un volto che mi si rivela chiaramente quando considero la tua misericordia,
quando, raggiunta da una grazia più viva,
di te palpita il cuore
e, finalmente a casa,
riposo.