3^ domenica Avvento Ambrosiano

da | 29 Nov 2019 | Commento al vangelo

1 dicembre 2019 – Anno A

SEI TU QUELLO CHE DEVE VENIRE?

Vangelo di Matteo 11,2-15

COMMENTO di sr Cristina Merli, FMA

C’è una stridente dissonanza tra il Battista incontrato nel capitolo terzo di Matteo e quello intravisto nel Vangelo di oggi.

Giovanni il profeta, Giovanni l’uomo tutto d’un pezzo, Giovanni l’austero che insegna con sicurezza come ci si deve comportare, Giovanni al quale tutti accorrono, Giovanni che bacchetta farisei e sadducei, Giovanni che vorrebbe impedire a Gesù di essere battezzato da lui.

E poi l’arresto. Braccato come un criminale, messo a tacere. La “voce di uno che grida nel deserto” è ridotta al silenzio, soffocata nel luogo del non senso, dell’umiliazione, del disfacimento fisico e umano.

È in questa condizione che nasce la domanda: “Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”. Tutta la mia vita spesa per prepararti la strada, sacrificata alla verità, aderente alle Sacre Scritture, dettata dalla rettitudine è valsa la pena, è andata a buon fine, ha un significato?

Il Giovanni che incuteva timore diventa compagno del nostro bisogno di senso, dei nostri dubbi, delle nostre domande. Forse la sua richiesta nasce dallo scarto che avverte tra il Messia da lui annunciato e ciò che i suoi discepoli gli raccontano di Gesù.
Il Messia che stava per arrivare con la “scure” e con il “ventilabro”, per fare piazza pulita dei malvagi, guarisce i malati, proclama le beatitudini, mangia con i peccatori.

Giovanni ha bisogno di capire. Ma non si dà risposte affrettate, non risolve in sé la questione: ci insegna a stare dentro alla domanda e a lasciare che sia la realtà a parlare di se stessa, pronto anche ad abbandonare le convinzioni così salde che si era costruito.

Il profeta si lascia educare dall’incontro con il “tu” di Gesù.

E Gesù risponde.

Non con una teoria, non con un sì o con un no. Risponde con la vita. “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella”.

Vedi, Giovanni, quello che Isaia ha preannunciato ora si realizza in me, nelle mie opere. E le mie opere testimoniano che Dio non è innanzitutto esigente, non vuole la punizione, non ama l’obbedienza cieca, non gli piace dividere tra buoni e cattivi. La buona novella è che il Padre ci prende così come siamo e lì dove siamo, nella nostra condizione di incompletezza, nella nostra cecità di fronte alla vita (i ciechi recuperano la vista), nella nostra fatica a fare dei passi (gli storpi camminano), nella nostra solitudine esistenziale (i lebbrosi sono guariti), nella nostra incapacità di ascoltare noi stessi, l’altro, la vita (i sordi riacquistano l’udito), nelle nostre morti quotidiane che tanto ci fanno paura (i morti risuscitano). Ci prende così, nei nervi scoperti delle nostre fragilità e ci offre una guarigione, dal di dentro.

Ma la risposta di Gesù non finisce qui, c’è un’aggiunta sorprendente: “…e beato chi non si scandalizza di me”. Anche se i conti tra ciò che hai predicato e le mie opere non tornano del tutto, anche se c’è una novità rispetto all’Antico Testamento che hai servito con lealtà, anche se inciampi in una notizia inaspettata, non ti scandalizzare, Giovanni, non vi scandalizzate. Io vengo in modo imprevedibile, sconfino, smargino sempre con un di più di amore, di dolcezza, di cura, di compassione, di misericordia. Beato chi non si vergogna di questo volto di Dio che annuncio.

E Giovanni, il più grande tra i nati di donna, supera il dubbio. Qualcun altro non riuscirà a farlo e, davanti alla croce, griderà allo scandalo di un Dio che non sta dentro ai nostri schemi.

Dopo aver risposto ai discepoli di Giovanni, Gesù si rivolge alle numerose persone che ha intorno e, come spesso fa, le costringe a leggersi dentro per capire che cosa le muove.
“Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto:

Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero
che preparerà la tua via davanti a te.

In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”. Cosa vi ha attirato di Giovanni il Battista? Che cosa ci attira di alcune donne e di alcuni uomini in ogni tempo? La loro integrità, la loro verità, la loro libertà. E avete ragione, dice Gesù, perché Giovanni è il più grande dei profeti, perché è stato fedele alla legge e alla sua missione fino alla fine.

Ma ora è un regno nuovo quello che Gesù inaugura, un regno inaspettato, che non annulla la legge, sempre punto di riferimento, ma la supera, la illumina, la libera tramite l’amore, la misericordia, la salvezza, la guarigione, il perdono, la sconfitta della morte attraverso la Risurrezione.

Quale annuncio più sorprendente?
Siamo noi “i poveri ai quali è predicata la buona novella” di un Dio che ci chiede di stare dentro alle inquietudini, alle domande, alle situazioni che la vita ci pone, perché è lì che possiamo incontrare il “tu” dell’altro, della creazione, di Gesù stesso. Ed è lì che Gesù ci insegna che spesso non possiamo cambiare la realtà, le situazioni, le cose che accadono (Giovanni non uscirà dal carcere e sarà messo a morte), ma possiamo decidere con quale atteggiamento stare di fronte ad esse.

La buona notizia è che possiamo cambiare noi dal di dentro, lasciando che sia Lui ad aprire i nostri occhi per vedere ciò che prima era appannato, i nostri orecchi per ascoltare la vita, che sia Lui ad insegnarci i passi che ci guidano verso l’altro, a guarire dalle malattie e dalle morti che atrofizzano il cuore.

La buona notizia è che proprio a ciascuno di noi Gesù dice: tu, il più piccolo nel regno dei cieli, puoi essere più grande di Giovanni Battista.

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