3^ Domenica di Pasqua

26 aprile 2020 – Anno A

 

Vangelo di Giovanni 1, 29-34

Commento di suor Giulia Calvino, FMA

 

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo. (Gv 1, 29-31)

Colui che parla è Giovanni Battista, il cugino di Gesù, figlio di quella Elisabetta che Maria, la madre del Signore, era accorsa ad aiutare proprio quando lei aveva in grembo Gesù ed Elisabetta era in attesa della sua nascita. Come mai ora Giovanni dice che prima non lo conosceva? Gesù è dunque cambiato? No, è Giovanni che è cambiato, al punto da aprire gli occhi interiori alla luce dello Spirito Santo per una conoscenza del tutto nuova del cugino, che gli si rivela “il Figlio di Dio”. Non lo conosce più secondo la carne, ma “secondo lo Spirito”.

È Gesù che va incontro a Giovanni. Come fa con noi.

È sempre il Signore che fa il primo passo, a noi resta solo di accoglierlo. Spesso pensiamo di essere noi a cercare Dio, ad agire e anche affannarci per trovarlo e alla fine scopriamo che ci stava aspettando e piano piano ci ha condotto a Lui.

Si tratta perciò di lasciarsi portare ogni giorno dove Lui ci vuole, non fare progetti a lungo termine, perché basta un nulla (o una pandemia…) per mandarli a gambe all’aria, si tratta di non tirarci indietro di fronte ai cambiamenti e Lui ci sorprenderà.

Soprattutto non dobbiamo mai pensare di avere una conoscenza, un’immagine nostra di Gesù acquisita definitivamente, bensì essere convinti di poterla rinnovare, rivivificare lasciando che la Sua Parola risuoni in noi e ci annunci la “novità” che racchiude, per non correre il rischio di proiettare su Gesù l’immagine che più ci fa comodo.

Solo se ammettiamo di non conoscerlo pienamente possiamo essere continuamente portati a ricercarlo e accettare di lasciarci sconvolgere e salvare, non secondo i nostri schemi, rassicuranti e prefissati, ma secondo la forza sconvolgente del Suo Amore.

La situazione anomala di vita, che caratterizza questo periodo di “sosta forzata” può essere propizia per riflettere su come vivevamo la nostra “vita consueta” in comunità e nella missione educativa e pastorale, impastata sovente di sicurezze acquisite e un po’ statiche.

Potremmo aver rischiato di irrigidire le pareti del cuore, credere di essere noi i datori di amore. Invece ne siamo solo testimoni e annunciatori, come il Battista, che non porta se stesso, ma testimonia l’incontro con Cristo, che ha riconosciuto come “Colui che toglie il peccato del mondo” quando ha visto lo Spirito Santo scendere su di Lui.

Giovanni intravede in quell’uomo una novità, “La Novità”: è un modo nuovo di agire, di donare fiducia, di portare speranza. Molla, così, definitivamente le sue convinzioni. Lascia fare, lascia andare. Si affida. Totalmente.

Lo stesso abbandono fiducioso dovrebbe diventare il leitmotiv della nostra vita: se ogni nostro progetto fallito ci appesantisce, ci isola, ci fa vivere male, Lui viene a starci accanto, non ci toglie la responsabilità, ma ci dona la percezione (attraverso i sentimenti del cuore, la presenza di persone vicine, la meraviglia della natura e del mondo, la forza rigeneratrice della Sua Parola e la vitalità celata nell’Eucarestia) che non siamo soli. C’è sempre una sorgente di vita per noi. Solo strumenti, operosi e “donati”.

 

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