6^ Domenica di Pasqua

17 maggio 2020 – Anno A

 

Vangelo di Giovanni 14, 15-21

Commento di suor Michela Consolandi, FMA

 

Il tema centrale che si evince dalla liturgia proposta per questa sesta domenica di Pasqua è quello della testimonianza, come ben sottolinea la preghiera con la quale si apre la celebrazione eucaristica (Colletta): “O Dio, […] confermaci con il tuo Spirito di verità, perché nella gioia che viene da te siamo pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi”.

Dunque, troviamo un duplice movimento: l’accoglienza della testimonianza dello Spirito di verità, il quale “vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”(Gv 14,26); e la chiamata a dare a nostra volta testimonianza di quanto ricevuto a chiunque domandi ragione della nostra fede.

La pericope tratta dal Vangelo di Giovanni, in continuazione con il brano proposto nella scorsa domenica, fa parte del grande discorso di addio pronunciato da Gesù durante l’ultima cena, nella quale il Salvatore condivide con i suoi discepoli gli ultimi momenti della sua vita e dà loro istruzioni sul tempo che verrà: sarebbe bello potersi prendere il tempo, in questa settimana, di leggere l’intero discorso (capitoli dal 14 al 17 del Vangelo di Giovanni), che il Cristo lascia come testamento spirituale ai discepoli di ogni tempo.

“Non vi lascerò orfani”: è la grande promessa che Gesù rivolge a ciascuno questa domenica, in un tempo nel quale facciamo esperienza dello smarrimento e dell’impotenza di fronte alla pandemia che sta travolgendo l’intero pianeta.

Proprio nel brano odierno Egli promette che pregherà il Padre affinché mandi “un altro Paraclito”(14,16) –letteralmente “avvocato difensore”-  perché abiti sempre nel cuore dei credenti: è questa la nuova presenza di Dio tra gli uomini inaugurata dopo la Risurrezione e Ascensione di Gesù al cielo.

Con la Pentecoste, che celebreremo tra poche settimane, il Padre manda, infatti, lo Spirito, per la cui potenza “i figli di Dio possono portare frutto” (CCC 736), introducendo il mondo nel tempo della Chiesa.

Siamo dunque chiamati a scoprire sempre più la presenza dello Spirito Santo nella nostra esistenza, il quale ci insegna e ci ricorda le parole di Gesù: impariamo a dare spazio alla Sua voce in noi e non lasciamo che essa venga coperta da mille altri rumori che ci possono distrarre.

Papa Francesco, in una sua omelia, ben concretizza le modalità attraverso le quali imparare ad ascoltare la voce del Consolatore:

“Per esempio, quando voi leggete tutti i giorni – come vi ho consigliato – un brano, un passo del Vangelo, chiedere allo Spirito Santo: “Che io capisca e che io ricordi queste parole di Gesù”. E poi leggere il passo, tutti i giorni… Ma prima quella preghiera allo Spirito, che è nel nostro cuore: “Che io ricordi e che io capisca”.

Solo così potremo “Vivere alla presenza di Dio”, così come Don Bosco e madre Mazzarello hanno vissuto nella loro vita, proprio perché immersi nello Spirito. E solo così potremo, come loro, diventare “Vangeli viventi” per coloro che incontriamo sul nostro cammino.

“Si dà soltanto quello che si ha”, o meglio, soltanto quello che si è accolto in dono.

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