7^ Domenica dopo Pasqua

24 maggio 2020 – Anno A

 

Vangelo di Luca 24,13-35

Commento di suor Antonia Franzini, FMA

 

Si dice spesso che Gesù le cose più belle le abbia realizzate a tavola. In effetti, se diamo uno sguardo alla narrazione dei vangeli, non sono poche le volte in cui troviamo Gesù a tavola. E proprio in questi contesti di convivialità spesso avvengono dialoghi, eventi, azioni importanti; addirittura conversioni e miracoli.

Le nozze di Cana (Gv 2, 1-11), il convito a casa di Levi (Mc 2,13-17), La peccatrice incontrata a tavola dal Fariseo (Lc 7, 36-50) , la cena di Betania (Gv 12,1-11), l’ultima cena prima della crocifissione  (Mt 26,20-30), il pesce arrostito in riva al lago dopo la sua resurrezione (Lc 24, 36b-53), il pane spezzato a Emmaus (Lc 24, 13-35).

Nemmeno il Vangelo di oggi è esente dal mostrarci Gesù a tavola. Ma quale Vangelo di oggi?

Questa è infatti una domenica particolare, perché nel Rito Ambrosiano celebriamo la VII Domenica dopo Pasqua che è la Domenica dopo l’Ascensione, Solennità celebrata giovedì scorso. Sappiamo però che, spesso per esigenze pastorali, qualche parrocchia rimanda l’Ascensione a questa domenica che è pure il 24 maggio: Maria Ausiliatrice! Insomma in questa domenica si concentrano tanti eventi, apparentemente diversi, ma che invece sono di una straordinaria analogia.

La Parola di oggi ci prede per mano e ci porta a tavola con Gesù per nutrirci del suo amore.

La vicenda narrata nel Vangelo di Luca, di questa domenica, è quella dei discepoli di Emmaus, un brano splendido pieno di suggestione: la delusione, il cammino stanco dei discepoli, l’incontro con “lo sconosciuto” Gesù e gli occhi che lo riconoscono allo spezzare il pane. Un racconto più volte incontrato e meditato nelle varie stagioni della nostra vita, sempre con il desiderio e lo stupore di trovare la nostra storia nel discepolo senza nome che insieme a Cleopa incontra Gesù lungo la strada.

La mia riflessione su questo bellissimo brano di Luca, oggi però, come già anticipato, si ferma a tavola.

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.

Gesù si ferma a mangiare con i due viandanti imbronciati di Emmaus. Ha camminato con loro, ma non basta perchè a loro si aprano gli occhi e comprendano quello che sta avvenendo nella loro vita.

Gesù sta con loro a tavola e con loro rivive la cena eucaristica. Una location semplice, come semplici sono i gesti e le parole che accompagnano il mangiare insieme il pane. Lo stare a tavola con Gesù è nutrirsi di Lui e ciò genera quella esplosione di gioia e di vita che non riescono più a trattenere e che devono subito far conoscere.

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Così come non riescono a contenere la gioia i discepoli che, increduli, si trovano davanti al Signore  risorto che chiede loro da mangiare. Il Vangelo è sempre quello, Luca allo stesso capitolo 24, ma qualche versetto dopo e lo abbiamo ascoltato lo scorso giovedì, nella solennità dell’Ascensione celebrata giovedì. All’inizio, come era accaduto a Emmaus, anche i discepoli non capiscono.

«Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

 Gesù sta con loro, mangia con loro, lo riconoscono e credono. E se proprio ancora indugiamo nel riconoscerlo come è successo nel racconto dell’evangelista Luca, allora andiamo un po’ alla scuola di Maria, sua Madre e come ci rivela il Vangelo di Giovanni nella liturgia propria di Maria Ausiliatrice, Lei rivolta ai servi dice, parlando di Gesù: «Fate quello che vi dirà». Anche qui la location è una tavola. Una tavola di nozze dove viene a mancare il vino, come a dire che viene a mancare la gioia, la vita. Maria non tarda a farlo notare a Gesù. Lui, vera Gioia e vera Vita.

Nonostante la risposta enigmatica del Figlio, Maria manda un messaggio chiaro, un invito, un desiderio, un annuncio!

Stare a tavola con Gesù e nutrirci di Lui è motivo di gioia, di festa, è una esperienza che non si può trattenere. Il miracolo non è tramutare l’acqua in vino, bensì iniziare una nuova vita che si fa annuncio.

I riferimenti evangelici citati mi rimandano ad una famosa (ma pur sempre bella) riflessione del  teologo don Bruno Maggioni, che dice così:

“Quando t’imbatti in una cosa bella, la racconti. E quando t’imbatti in una cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù ha illuminato il cammino del mondo e dell’uomo dandogli senso, allora lo racconti. Non puoi farne a meno. E se l’incontro con Gesù ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, senso, allora inviti gli amici a condividerla”.

 In questi giorni in cui stiamo tornando, pur con tante cautele, alle Celebrazioni Eucaristiche nelle nostre chiese, dopo il lungo digiuno imposto dal lockdown, l’augurio che ci facciamo sia proprio quello di stare con Gesù e nutrirci di Lui. Gesù non aspetta altro, speriamo che il torpore di questo tempo non abbia assopito il desiderio di mangiare e bere alla sua Mensa e che tale esperienza ci trasformi in veri e propri testimoni della sua presenza viva e della sua Parola. Del resto, prima di salire al cielo, Gesù ci promette di rimanere con noi sempre.

“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Buona Domenica!

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