Domenica di Pasqua

12 aprile 2020 – Anno A

Commento di suor Susanna Anzini, FMA

Dal Vangelo secondo Giovanni 20, 11-18

  

Il vangelo di oggi si apre con Maria Maddalena che, fermatasi davanti al sepolcro di Gesù e trovandolo vuoto, piange.

Questo ci richiama alla mente sia il brano di vangelo che abbiamo letto poco tempo fa, in cui era Gesù che piangeva, commosso dalla morte di Lazzaro, davanti al sepolcro dell’amico; sia, purtroppo, le tante persone che, in questo tempo così strano che stiamo vivendo, non possono neppure piangere davanti alla tomba delle persone care.

 

Maria Maddalena si china a guardare verso il sepolcro, vede degli angeli, ma è così scossa e sconvolta dal dolore che prova, per aver perso Gesù, che quasi non presta attenzione a queste figure e interagisce con loro come se fossero persone qualsiasi. Quando loro le domandano il motivo delle sue lacrime, lei risponde e poi si volta, come se volesse cercare intorno a sé il corpo di Gesù. Vede un uomo che le pone la stessa domanda degli angeli: “perché piangi?”.

Il tema del pianto è fin qui prevalente: in pochi versetti viene ripetuto per quattro volte. Però l’uomo, che Maria Maddalena ha scambiato per il custode del giardino, le pone un’altra domanda: “chi cerchi?”. Ancora una volta la donna risponde dicendo che sta cercando il corpo di Gesù. Quasi come se, recuperando il suo corpo, potesse sentirlo più vicino, come se sentisse di avere ancora bisogno di lui e volesse, recuperare il suo corpo per tenerlo ancora un po’ con sé. Cerca Gesù, ma lo cerca nel modo e nel posto sbagliato.

A questo punto, però, Gesù chiama la donna per nome. Chiamare per nome è un po’ come fare appello all’intimità di quella persona, alla sua essenza più vera. È la chiamata profonda, che fa ritornare la donna in sé, che le ricorda le parole dette da Gesù. È così che Maria lo riconosce.

 

Poi però è così stupita, quasi sconvolta, dal trovarselo lì, vivo, da non riuscire a dire altro che una sola parola, Rabbunì.

 

È Gesù che prende ancora una volta la parola, le dà una missione da compiere: deve portare l’annuncio ai discepoli, le chiede di non trattenerlo. Lui è così, non lo si può trattenere, è come il Pane: va diviso con i fratelli.

 

Colpisce sempre questa scelta di Gesù di affidare l’annuncio della risurrezione ad una donna: una testimone inattendibile (secondo la legge ebraica) per un fatto incredibile. Gesù è così, sceglie ciò che è piccolo, scartato, fragile per rivelarsi al mondo. Così fa anche oggi nell’annuncio più importante di tutti: è risorto! La morte non ha avuto l’ultima parola.

 

La domanda che ancora adesso rivolge a noi è proprio quel “chi cerchi?”. 

Anche a noi è stato dato l’annuncio, sappiamo che Gesù è risorto, ma è davvero Lui che cerchiamo? E dove lo cerchiamo?

Non possiamo aspettarci di ritrovarlo secondo le nostre idee e i nostri schemi mentali.
Gesù si fa trovare ma, a volte, ci chiede di voltarci cioè di compiere una vera e propria conversione, solo così lo potremo riconoscere, dentro le circostanze della vita, ed esclamare, come la Maddalena: “Rabbunì!”

 

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