Pentecoste

Anno A

31 maggio 2020

Vangelo di Giovanni 20, 19-23

Commento di suor Laura Agostani, FMA

 

 

Pentecoste. Cinquanta giorni dopo la Pasqua. Dono dello Spirito Santo.
Credo che queste tre informazioni siano ben note a tutti, ma ci siamo mai chiesti in realtà cosa vogliono significare? Chi è lo Spirito Santo? E che effetti ha sulla nostra vita?

Qualcosa di straordinario deve pur essere, perché la liturgia quotidiana in queste ultime due settimane non ha fatto altro che prepararci al Suo avvento: Gesù prima di ascendere al cielo è come se rincuorasse i suoi cari assicurando un dono dall’alto di straordinaria potenza e forza.

È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito (Gv 16, 5) Quando verrà Lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità (Gv 16, 12) Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. (Gv 16, 20) Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28, 19).

San Josemaría Escrivá definiva la terza persona della trinità come “Lo Spirito Santo, il grande sconosciuto”. In effetti se riflettiamo un poco, ben più semplice è definire Dio Padre e Gesù, ma più complicato dire in breve chi sia lo Spirito Santo. Complicato definirlo, ma leggendo il vangelo, soprattutto dopo le vicende del triduo santo, ci rendiamo conto che se Lui non ci fosse non esisterebbe la Chiesa.

“L’esperienza della Croce, Infatti, produce nei discepoli innanzitutto una rottura. Tutti scappano, la maggior parte di loro vive una sorta di scandalo personale e l’unica motivazione che li tiene insieme è, a questo punto, la paura.

Hanno fatto tre anni di esperienza con Gesù. Hanno visto, hanno sentito, hanno toccato, hanno mangiato pani e pesci moltiplicati. Hanno assistito alla resurrezione di Lazzaro, alle guarigioni, alle folle immense, hanno vissuto l’esperienza del cenacolo con l’ultima cena, la lavanda dei piedi. Poi c’è stata l’esperienza della preghiera nell’orto, dell’arresto, della passione, della morte di Cristo.

Noi pensiamo che la Pasqua porti immediatamente gli effetti sperati. Non basta incontrare il Risorto affinché la vita cambi. È come dire: “la teoria l’ho capita, ma la difficoltà sta nel farlo”. Incontrare il Risorto non aiuta gli apostoli. Riflettere non li aiuta. Interiorizzare non li aiuta. La loro volontà non li aiuta. Che cos’è allora che li aiuta a venire fuori da quel recinto? L’esperienza della Pentecoste.
Solo lo Spirito rende possibile la vivibilità di quello che abbiamo incontrato, capito, sperimentato. Solo lo Spirito scaraventa i discepoli fuori dal Cenacolo. Senza la Pentecoste non serve a nulla tutto quello che hanno vissuto, pensato, incontrato. C’è bisogno di una potenza dall’alto.

Solo Lui puoi tirarci fuori dal nostro Cenacolo, qualunque esso sia. Solo Lui può trasformare una chiusura in un’opportunità, perché, Lui sì, ha la capacità di entrare a porte chiuse.”

(L. M. Epicoco – Qualcuno a cui guardare – Città Nuova).

 

Allora vieni Spirito Santo,
riempi i nostri cuori,
allontana ogni paura e tristezza,
donaci forza e coraggio per testimoniare con la nostra vita
l’Amore che abbiamo sperimentato.
Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

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