Presentazione del Signore

da | 31 Gen 2020 | Commento al vangelo

2 febbraio 2020 – Anno A

Vangelo di Luca 2, 22-40

Commento di suor Graziella Curti, FMA

 

L’episodio della Presentazione di Gesù al Tempio richiama il Natale celebrato da poco. È il ricordo di un evento semplice, vissuto da sposi ebrei che non si sottraggono alla legge, nonostante conoscano la realtà del Figlio di Dio, che portano tra le braccia e non avrebbe bisogno di purificazione.

Fa tenerezza immaginare la coppia di Nazareth incedere timidamente negli ampi spazi del ricostruito tempio, in mezzo ad un viavai di gente indaffarata, alle preghiere pronunciate ad alta voce, all’odore acre dell’incenso…”. Sono lì ad assolvere un gesto di obbedienza secondo la Legge mosaica: un’offerta da compiere per riscattare il primogenito, un rito che ricorda che la vita appartiene a Dio e a lui ne va riconosciuto il dono.
Gesù obbedisce alla Legge, Dio si sottomette alle tradizioni degli uomini.

Sulla soglia del tempio stanno Simeone ed Anna, simbolo dell’attesa di Israele. 
In particolare, Simeone è il primo a riconoscere nel bimbo il Messia annunziato dai Profeti. Anche il cantico che proclama, il “nunc dimittis”, quello che si prega a compieta, manifesta la fedele attesa della sua vita. Ora se ne può andare in pace perché la sua anima è sazia e perché altri vedano la luce e la salvezza che arrivano per Israele e per tutte le genti.
Anche la morte, ultima e grande paura di ogni uomo, è vinta dalla luce della vita, che si è accesa nell’incontro desiderato e sognato di Simeone con il Salvatore.

A sua volta, Anna, con il suo modo di vivere, completa il quadro. È molto avanzata negli anni, vedova fin dalla giovinezza, non lascia mail il Tempio. Docile e purificata nel cuore, trascorre l’attesa fra digiuni e preghiere. Da questa fedeltà umile e amorosa nascerà l’incontro con il Messia. A questa piccola donna, nascosta nell’ombra, si annuncia la luce dell’Atteso dei secoli.
Nel quadro familiare e tenero della Presentazione si ode, tuttavia, una profezia di dolore: “Una spada ti trafiggerà l’anima”. È Maria l’oggetto di questa sofferenza preannunciata. La storia del Messia sofferente sarà dolorosa per tutti, anche per la Madre: non si segue la nuova luce destinata al mondo intero, senza pagare il prezzo, senza essere provocati a scelte rischiose, senza rinascere sempre di nuovo dall’alto e in novità. “Ma queste immagini della “spada che trafigge”, del bambino che “farà inciampare” e scuoterà i cuori dal torpore, non vanno separate dal gesto così carico di senso dei due anziani: l’uno, Simeone, prende fra le braccia il bambino, per indicare che la fede è incontro e abbraccio, non idea e teorema; l’altra, Anna, si fa annunciatrice, e accende in chi “lo attendeva” una luce sfolgorante”.

Nel passato in questa giornata si benedivano i ceri che servivano ad illuminare le nostre chiese quando ancora non esisteva l’illuminazione elettrica.

E sempre questa giornata, ancora oggi, rappresenta un momento importante per le persone consacrate che rinnovano la loro totale adesione a Cristo, il dono di sé al Padre, gesto richiamato dalla presentazione al tempio di Gesù.

E il valore di questa festa è rimasto talmente inciso nella memoria della liturgia che quest’anno, cadendo di domenica, finisce col sostituirla.

La presentazione, fatta da Maria e Giuseppe, del loro primogenito al Tempio testimonia l’appartenenza del popolo di Israele al Dio rivelatosi a Mosè.
Un segno che consacra ogni vita al Dio che l’ha donata.

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