A scuola l’attualità ci interpella quanto il passato

Mentre i programmi scolastici incalzano studenti e docenti, le notizie di cronaca ci investono e a volte sembra che ci attraversino come fantasmi: ci fanno paura al presunto impatto ma immediatamente dopo è tutto come prima.
Bisogna correre in classe, non c’è tempo, troppe vacanze e scioperi!

Meno male che c’è il tema di Italiano che, quando non è scelto tra quelli della maturità degli anni precedenti, pone tutti per qualche ora di fronte all’attualità. Gli studenti ce lo dicono spesso: «Perché studiamo autori e fatti del passato?».
La risposta da Prof, sempre pronta all’uso e comunque abbastanza virtuosa, è:
«Li studiamo perché ci aiutano a capire il presente, a non ripetere gli stessi errori, a continuare quanto c’è stato di bene».
Ve ne sono di peggiori come:«Quando sarai più grande lo capirai» o «Tutto ciò ti servirà per l’università» oppure «Così dicono i programmi ministeriali».
Puntando sulla risposta virtuosa, certo non è automatico che, quanto scritto o avvenuto un tempo e persino millenni fa, sia immediatamente collegabile alla quotidianità senza una mediazione ad hoc del docente e, soprattutto, senza che mai si facciano riflessioni su quanto accade giornalmente vicino o lontano da noi.

Dal 2014 all’inizio del 2015 siamo passati con una certa velocità e nonchalance dai temi natalizi al nuovo Presidente della Repubblica, dal “Je suis Charlie” a Sanremo, dalle vittime del Mare Mediterraneo alla bimba morta in ambulanza perché non c’era posto negli ospedali della sua città, dal timore per l’Ebola alle file ai botteghini per “Cinquanta sfumature di grigio”, dagli imbrogli romani delle cooperative sociali all’Isola dei Famosi, dal Giorno della Memoria al ricordo delle Foibe che nessuno ricorda.

Domani, però, è già un altro giorno e i programmi scolastici incalzano ancor più! Il passato vive nelle scuole stabilmente, il futuro è un’incognita per il lavoro e affidato alle crocette per l’università, il presente è per lo più distratto dal passato e dal futuro.

Non mancano “per fortuna” le isole felici, le scuole o le classi che scelgono di creare ponti tra ieri e oggi con maestria e naturalezza, però fa pensare il fatto che ciò avvenga “per fortuna” e non per costituzione, perché necessario, utile, significativo. Qualcuno dirà che ci sono i progetti, per questo e per quello, progetti per tutto e per quasi tutti, come se la scuola in partenza e normalmente non debba essere pensata, progettata e progettuale. Qualcun altro, invece, penserà che qui si vogliano abolire le discipline per dare spazio alle news, magari sostituendo il libro con il quotidiano.

No, sentiamo forte il bisogno di una passato studiato e capito criticamente; riconosciamo la ricchezza di chi ci ha preceduto e ha fondato le discipline; allo stesso tempo è necessaria nella scuola una lettura costante e attenta dell’oggi, non rimandata a domani a causa dell’abbondanza dei programmi, del compito in classe, della ricreazione o del suono della campana, non relegata alle disertate assemblee di istituto.

Perché questo bisogno e perché la scuola non può esimersi dall’affrontarlo?

La risposta, con leggerezza e saggezza, ce la facciamo dire da Charlie Brown:
«Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande»!

 

Marco Pappalardo

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