Che ci stai a fare qui?

Tra le discipline scolastiche, in tutti gli ordini e gradi, dovrebbe essercene una denominata “capacità di sognare”!

A volte sembra sia presente durante certe prime ore, quando i duri banchi diventano incredibilmente comodissimi guanciali per alcuni studenti oppure nelle altre ore in occasione di qualche spiegazione un po’ pesante. Qui, però, parliamo di sogni non di sonno, per quanto le due cose siano collegate durante certi riposini pomeridiani e nel cuore della notte. Una mia insegnante delle scuole medie richiamava i distratti dicendo: «Che fai? Sogni ad occhi aperti?».

A volte sarebbe proprio bello sentire in quei momenti cosa sognano ad occhi aperti gli alunni mentre il docente sta spiegando; volendo pensare ad una benevola distrazione, chissà, magari stimolati dalle parole appassionate dei professori, muovono dei passi per le vie del mondo nell’ora di Geografia, combattono a fianco del condottiero nell’ora di Storia, sperimentano qualcosa con il grande inventore nell’ora di Scienze, realizzano una nuova Cappella Sistina nell’ora di Disegno e così via!

Certo, da insegnanti normalmente ci arrabbiamo dinanzi agli studenti “con la testa fra le nuvole” – ottimo luogo in cui albergano i sogni – eppure quanto sarebbe bello e soddisfacente, dopo una spiegazione, sentire una voce dalla classe dire: «Oggi, prof, le sue parole ci hanno fatto sognare».

Se la scuola fosse un “laboratorio di sogni con i piedi per terra”, essa sarebbe una fucina di creativi per ogni ambito sociale e soprattutto di persone felici!
Questi sogni, però, non si possono insegnare: essi vanno raccontati, trasmessi, condivisi e testimoniati con passione; poi, vanno stimolati, ascoltati, valorizzati e promossi con cura.

Si tratta di lavorare sulla capacità di sognare insita in ciascun giovane, cominciando proprio dai più piccoli e tenendo conto che ogni adulto ha sognato in grande almeno una volta negli anni della scuola. In fondo, continuare a farlo da grandi, aggrappati ancora a quell’ispirazione fanciullesca, ci rende autorevoli tra gli studenti e desiderosi di lottare ogni giorno, ogni ora, ad ogni suono di campanella, pur di realizzare quel sogno. È un bisogno dei ragazzi, è un bisogno nostro!

Ma cosa c’entra il sognare con lo studio scolastico, qualcuno si chiederà? Aggiungerà pure che la scuola deve puntare sulla concretezza e sulla scientificità. Eppure, sarà lo stesso “qualcuno” che in aula spiegherà Shakespeare che ha scritto «siamo fatti della stessa sostanza dei sogni» o Schopenauer che ha detto «la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare»; presenterà Einstein che afferma «un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni» e l’arte di Modigliani il quale ci ricorda che «il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni». Come la mettiamo? Chi sarà più efficace?

Efficace, anni fa, è stato un mio professore del liceo che in un determinato momento disse alla classe: «Se non avete un sogno, che ci state a fare qui?». Qualcuno se ne andò, io restai!

Marco Pappalardo

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