Ci sono domande e domande

«Perché studiare il greco?»

Alla fine della prima prova scritta di greco di un primo anno del liceo classico, dopo alcuni quesiti sugli accenti, la divisione in sillabe, l’indoeuropeo e i dialetti, gli studenti hanno trovato questa domanda: «Perché studiare il greco?».

Subito uno di loro ha chiesto: «Prof, valuterà questo quesito?»; ed una compagna: «Ma che c’entra con quello che abbiamo ripassato per prepararci?». Non tutti hanno dato risposta pur completando bene il resto della prova e, consegnando, c’è stato chi ha detto: «Era importante rispondere all’ultima domanda?».

Passano gli anni scolastici, si arriva al quinto anno, la maturità è alle porte, eppure sembra che il tempo non sia mai passato e certi problemi, anche se in forma diversa, si presentano nuovamente. «Come ti vedi fra cinque anni?». Era l’ultima domanda di un questionario per l’orientamento, svolto qualche giorno fa dagli studenti dei quinti anni. Alcuni di loro hanno già scelto cosa fare dopo la scuola superiore, altri hanno persino superato le prove selettive per l’università, poi ci sono gli indecisi, quelli dell’ultimo momento, altri ancora con varie possibilità.

Tutti, però, hanno avuto problemi a rispondere a quell’ultima fatidica domanda! «Cosa devo scrivere qua, Prof? Io non ho idea di cosa farò domani!». Oppure: «Io so quale università frequentare, ma fra cinque anni chissà dove sarò?». Qualcuno ha lasciato in bianco, ma forse “bianco” è davvero il colore che contraddistingue l’incertezza e il non sapere guardare oltre, neanche spingendosi avanti con la fantasia o affacciandosi dalla finestra dei sogni! Un tempo il mio prof di Latino e Greco al liceo ci disse: «Se non sapete “perché” studiate, se non vi chiedete questo “perché”, se non lo domandate ai vostri docenti e a chi vi vuole bene, come farete ad affrontare la scuola e lo studio senza capitolare?

Come potrete rispondere ad interrogativi più importanti in futuro e significativi per il vostro futuro?». Queste parole mi sono rimaste così impresse allora, che le porto con me in una pagina strappata di diario del tempo e non mi stanco di condividerle con gli alunni che mi vengono affidati ogni anno, aggiungendo che: «La scuola e lo studio, la compagnia che ci scegliamo e la passione che ci mettiamo, aiutano a togliere il velo dell’incertezza e a spianare i dubbi, pian piano, passo dopo passo. Le relazioni significative e le discipline custodiscono le chiavi per spalancare le imposte e far entrare la luce necessaria ad illuminare ogni giorno, il valore delle sconfitte, il peso della responsabilità, la fatica del crescere; imposte da aprire non da soli, ma insieme a chi non si accontenta delle domande lasciate in bianco, non si rassegna dinanzi ai “boh, che ne so?”, non cede alle lusinghe del “sono affari suoi”.

I cinque anni di scuola mi interessano ma, seppur in maniera diversa e a distanza – mi interessa anche come sarete cinque anni dopo la maturità! Diversamente sarei io, con tanto di laurea, specializzazione e abilitazione, a non avere capito niente.

Il latino, il greco, la matematica, le scienze, l’arte, l’inglese, la fisica, ecc. non danno le risposte a quesiti così importanti, non lo fanno neanche gli insegnanti, tuttavia possono e devono aiutare a porvi le domande giuste, affinché sappiate riempire di colore ogni pagina bianca della vostra vita».

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