L’impegno per l’educazione a scuola non è un’emergenza ma una scelta quotidiana!

Quando parliamo di emergenza, infatti, si fa un gran clamore, si agitano esperti e non esperti sul tema, si dedicano spazi vari sui media vecchi e nuovi, poi si spengono i riflettori ed è come se la questione finisse in una bolla o in un limbo. Vale per le improvvise variazioni climatiche, vale per i migranti, vale per certi casi di malattie, ed ora per il bullismo e la violenza a scuola contro i docenti.

Finché tutto nel nostro Paese sarà vissuto come un’emergenza che magari prima o poi passerà, ci troveremo sempre nella stessa situazione, e persino ci meravigliamo! Sdegno, indignazione, denunce pubbliche, post terribili sui social, giustizialismo, parole su parole nei talk show, ma solo per qualche giorno, in attesa di altre emergenze per ricominciare di nuovo con sdegno, indignazione, denunce pubbliche, post terribili sui social, giustizialismo, però senza una progettualità vera che affronti con forza le problematiche.
Paradossale inoltre è che tali fatti gravissimi emergano per lo più perché pubblicati dagli stessi autori sul web, quando attorno al mondo della scuola c’è un’ampia comunità di persone che dovrebbe fare rete costantemente e tenere un faro acceso, altro che i riflettori! Se non fosse per l’ingenuità, la banalità e l’enorme ego dei vari “aguzzini”, queste notizie non le avremmo probabilmente mai sapute.

Insomma, troppi genitori sembrano non conoscere i propri figli e spesso si gestiscono peggio di loro, alcuni presidi sanno pochissimo dei docenti forse perché eccessivamente presi da burocrazia e reggenze, diversi insegnanti finiscono per chiudersi in sé o al massimo si confrontano al volo al cambio dell’ora, il personale ATA in parte diventa una figura ibrida tra sorveglianza, pulizia, consegna circolari, confessore dei ragazzi, varie ed eventuali. E che dire dei sindacati della scuola, dei politici e degli operatori della tv? Dai primi non ho mai sentito una parola chiara sul fatto educativo né prendere una posizione decisa dinanzi a tali episodi, i secondi sono in molti casi il frutto peggiore del nostro sistema scolastico, i terzi costruiscono in media programmi e serie per ragazzi in cui i valori sono inesistenti, l’educazione sottomessa alla prepotenza, la fatica superata dai sotterfugi, la scuola proposta come una gara o una gabbia, lo studio come non necessario, tanto basta un reality e svendere la propria dignità.

E gli studenti, non sono loro gli artefici di questo bruttissimo spettacolo? Sì, quegli studenti hanno il 90% della responsabilità: il bulletto, chi ha ripreso il video, chi ha organizzato la scena, chi ha riso, chi ha postato il video e chi lo ha condiviso per deridere il prof., chi è rimasto in silenzio tra gli altri della classe per paura, per vigliaccheria, per indifferenza, persino chi – in quella ed in tutte le scuole – non convoca assemblee d’istituto e di classe per rifletterci seriamente o organizza cortei per dire “no” e cambiare.

Perché sono responsabili e non è la classica bravata?
Poiché alla loro età – adolescenti e non bambini! – hanno smartphone da 600 euro, guidano macchinette da 12000 euro e offrono passaggi ai compagni quando non accompagno i fratelli o le sorelle più piccoli, passano d’estate un mese nei college da soli, possiedono le chiavi di casa, possono procreare, hanno account sui social senza alcuna restrizione. Se per tutto questo sono maturi e responsabili, lo devono essere anche quando commettono errori, idiozie e bravate, perché – tanto per restare nel mondo della scuola – il termine “bravata” viene dal latino ed è lo stesso da cui proviene “bravi” nell’uso manzoniano, che nulla ha a che fare con lo scherzo e moltissimo con la cattiveria, con la corruzione e con la delinquenza. Poi c’è tutto il bello, il buono e l’educativo nella scuola, e speriamo che diventi virale!

Marco Pappalardo

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