Il magazzino della memoria

Il 30 marzo 2004 viene istituito, con la legge n° 92, Il Giorno del ricordo, che vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

Porto vecchio di Trieste. Mura rovinate dalla salsedine e corrotte dall’umidità. Un numero sulla facciata: 18. È un magazzino, un magazzino della memoria. Se entri, senti il silenzio assordante che arriva dalle innumerevoli masserizie abbandonate dai nostri connazionali fuggiti alla fine della seconda guerra mondiale da Fiume, Istria e Dalmazia. Scappavano dalla pulizia etnica e non volevano rinnegare la propria appartenenza all’Italia.

Con la sua determinazione a voler custodire identità fragili e perdute, Simone Cristicchi dedica una canzone e un intero spettacolo teatrale a questo luogo e lo intitola “Magazzino 18”.

Video canzone

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Testo della canzone

Siamo partiti in un giorno di pioggia
Cacciati via dalla nostra terra
Che un tempo si chiamava Italia
E uscì sconfitta dalla guerra
Hanno scambiato le nostre radici
Con un futuro di scarpe strette
E mi ricordo faceva freddo l’inverno del quarantasette
E per le strade un canto di morte
Come di mille martelli impazziti
Le nostre vite imballate alla meglio
I nostri cuori ammutoliti
Siamo saliti sulla nave bianca
Come l’inizio di un’avventura
Con una goccia di speranza dicevi “Non aver paura”
E mi ricordo di un uomo gigante
Della sua immensa tenerezza
Capace di sbriciolare montagne
A lui bastava una carezza
Ma la sua forza, la forza di un padre
Giorno per giorno si consumava
Fermo davanti alla finestra
Fissava un punto nel vuoto, diceva:

Ah, come si fa?
A morire di malinconia per una terra che non è più mia
Che male fa
Aver lasciato il mio cuore dall’altra parte del mare

Sono venuto a cercare mio padre
In una specie di cimitero
Tra masserizie abbandonate
E mille facce in bianco e nero
Tracce di gente spazzata via
Da un uragano del destino
Quel che rimane di un esodo ora
Riposa in questo magazzino
E siamo scesi dalla nave bianca
I bambini, le donne, gli anziani
Ci chiamavano “fascisti” eravamo solo italiani
Italiani dimenticati in qualche angolo della memoria
Come una pagina strappata dal grande libro della storia

Ah, come si fa?
A morire di malinconia per una vita che non è più mia
Che male fa
Se ancora cerco il mio cuore dall’altra parte del mare

Quando domani in viaggio arriverai sul mio paese
Carezzami ti prego il campanile, la chiesa, la mia casetta
Fermati un momentino, soltanto un momento
Sopra le tombe del vecchio cimitero
E digli ai morti, digli, ti prego
Che no dimentighemo

Compositori: Simone Cristicchi / Francesco Giuseppe Musacco / Giuseppe Nider

Spettacolo teatrale:

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