Il valore del “Buongiorno”

 La settimana dell’Educazione ci porta a mettere in luce alcune prassi del nostro credo

Abbiamo ancora nella mente la bellissima argomentazione presentata, durante la “Giornata della scuola-FP”, dal prof. Triani l’11 ottobre u.s. nel salone teatro di via Timavo a direttrici, coordinatrici, docenti, simpatizzanti della Scuola e della formazione professionale dell’ispettoria, che ci ha rilanciato il gusto educativo attraverso il trinomio cultura-fede-vita.

E tutte le volte che un docente entra in classe per rendere disponibile la cultura come un nuovo mondo, sfida la crisi attuale dell’educazione!

E’ la parola ad essere oggi maggiormente in crisi perché circola ovunque con il suo carattere inflazionato.

“Drammi privatissimi trovano spazio nel circo del talk show” (Recalcati). Nella mia esperienza settimanale di intrattenere gli alunni della secondaria di 1° e 2° grado (Milano Via Bonvesin de la Riva) con l’appuntamento tutto salesiano del “buongiorno”, sperimento una sorta di incontro straordinario perché mi pare che ogni parola concorra ad umanizzare la vita. Sono normalmente dei simboli, degli stralci di libri letti in trasversale, metafore o personaggi evangelici che mi permettono di mettermi in relazione con gli alunni e nel momento in cui dico: “vi racconto…” “mi è capitato di…” “anch’io ho sperimentato… ” “quanta fatica faccio anch’io…” vedo gli occhi di tutti puntati su di me, i volti orientati, le schiene drizzate e un silenzio profondo e “religioso” aleggiare nel salone, tale che mi sento tremare le gambe. E’ il momento favorevole in cui gli alunni avvertono che nelle parole non c’è plagio e neppure captatio benevolentiae, ma che ogni parola invece è una consegna, un rapporto tra il sapere e la vita, una relazione stretta tra il dire e le sue conseguenze. Sì, perché con i miei alunni posso parlare chiaro perché insieme ci lasciamo generare alla Vita. Le promesse, le esortazioni, le linee educative passano attraverso il filtro del “bello, del vero, del buono” per indicare che ciascuno è capace di rendere la vita più ricca e più bella ed è capace di amare e di desiderare.

Prepararsi a dare il “buongiorno” settimanale ha lo scopo di suscitare negli alunni il desiderio di “mettersi in movimento”, a partire da qualcosa che sia accessibile a loro, ma che li porti lontano. Ed è per me un impegno e un esercizio spirituale a partire dalle mie radici perché anch’essi recuperino le loro e siano spinti ad osare, senza pretendere mai di appropriarsi dei risultati.

Confrontandomi con alcuni docenti del mio Collegio, anch’essi seriamente impegnati a dare il “buongiorno” in alcuni giorni della settimana, ho colto che tale prassi è davvero educativa, controcorrente, perché apre alla vita, con la possibilità di introdurre gli alunni a fare esperienza della vita come apertura illimitata.

Chi ascolta il “buongiorno” non sempre condivide quanto viene suggerito, ma lo rispetta, forse vorrebbe saperne di più, rimane a desiderare il bello, il buono, il vero che viene percepito come illuminazione.

Si tratta, infatti, di un momento in cui si trasmette un’informazione, un sapere, una conoscenza e si genera trasporto amoroso verso quella conoscenza, lontana o vicina nel tempo, al di là del già visto, del già sentito, del già letto. Le parole, semplici, vanno oltre la fonetica e rendono vivo il racconto, la narrazione come evento, un risveglio perché si incarna in una testimonianza, nel desiderio ed ogni oggetto si anima, anche quello più banale. Tutto questo credo sia educazione. Se la scuola suscita desiderio, può portare gli alunni “sulla radura” (R. Massa) per desiderare di andare oltre; ogni conoscenza, ogni lezione (circa 1000 e più all’anno!) in ogni classe diventa un evento di vita che arricchisce il docente e l’alunno. Sono convinta che solo la relazione docente-alunno permette alla scuola di mantenere il suo ruolo vivo, perché “un’ora di lezione può cambiare la vita” (Recalcati). Le lezioni seguono, normalmente, un calendario, un orario, ma l’effetto della trasmissione con un certo tono di voce, con il gesticolare espressivo, con il movimento del corpo, con il coinvolgimento della propria storia purificata è imprevisto e mette in moto il desiderio del viaggio, il desiderio di un mondo nuovo. Come sono fortunata a lavorare nella scuola!

Sr Marilisa Miotti

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