Il velo sottile della Speranza

da | 26 Gen 2020 | Educatori e docenti

  

Di Suor Cristina Merli FMA

 

Tutte le volte che guardavo un film sull’olocausto o leggevo un libro o ascoltavo testimonianze, immancabilmente di notte mi svegliavo di soprassalto con un’angoscia che non potevo controllare. Allora presi una decisione: sarei stata lontana da quella realtà il più possibile. Fino al 2007, quando mi sono imbattuta per caso nel Diario di Etty Hillesum.

 

Ho iniziato a leggerlo, non senza timore. I primi scritti mi hanno colpito per la sua capacità di scavo interiore e questo mi ha permesso di sfogliare altre pagine. Più progredivo, più si apriva un varco in ciò che fino allora mi imprigionava fino a farmi sentire la sensazione di non avere scampo.

 

Giunta oltre la metà, mi accorsi che potevo di nuovo guardare l’orrore umano, ma potevo farlo solo attraverso gli occhi di Etty. Sono gli occhi di una donna in cui abita una potenza di Cielo e di Terra che le permette di dire sempre, in ogni situazione, “la vita è bella” e annotare sull’ultima pagina del suo Diario “si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite”.

Così, anche sulla Giornata della Memoria, stende il suo velo sottile la Speranza.

 

Domenica 12 luglio 1942.

 

Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano.

 

Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani, ma anche questo richiede una certa esperienza.

Ogni giorno ha già la sua parte.

Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso prometterti nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi.

L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzetto di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Si, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi.


E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.

Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento – invece di salvare te, mio Dio. E altre persone, che sono armai ridotte a semplici ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia.

Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e in questo modo ti impedirò di abbandonarmi. Con me vivrai anche tempi magri, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e ad esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio.

[…] Il gelsomino dietro casa è completamente sciupato dalla pioggia e dalle tempeste di questi ultimi giorni, i suoi fiori bianchi galleggiano qua e là sulle pozzanghere scure e melmose che si sono formate sul tetto basso del garage. Ma da qualche parte dentro di me esso continua a fiorire indisturbato, esuberante e tenero come sempre e spande il suo profumo tutt’intorno alla tua casa, mio Dio.

Vedi come ti tratto bene. Non ti porto soltanto le mie lacrime e le mie paure, ma ti porto persino, in questa domenica mattina grigia e tempestosa, un gelsomino profumato. Ti porterò tutti i fiori che incontro sul mio cammino, e sono veramente tanti. Voglio che tu stia bene con me.

E tanto per fare un esempio: se io mi trovassi rinchiusa in una cella stretta e vedessi passare una nuvola davanti alla piccola inferriata, allora ti porterei quella nuvola, mio Dio, sempre che ne abbia ancora la forza. Non posso garantirti niente a priori, ma le mie intenzioni sono ottime, lo vedi bene.

E ora mi dedico a questa giornata. Mi troverò fra molta gente, le tristi voci e le minacce mi assedieranno di nuovo, come altrettanti soldati nemici assediano una fortezza imprendibile.

Da: Etty Hillesum, Diario. Edizione integrale, Adelphi, Milano 2012, pag. 713-715

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