Che cosa ha lasciato l’anno scolastico appena conclusosi agli studenti ed ai docenti?

Certo, un buon numero di entrambe le categorie è alle prese con gli esami e lo sarà ancora per un po’, ma gli esami hanno una storia a sé che, pur collegata e alimentata dalla scuola, va avanti in modo autonomo. Dunque, possiamo affermarlo davvero: la scuola è finita! E, se non ce ne fossimo accorti, sono le pagine dei social network a rinfrescarci la memoria con post più o meno espliciti e fantasiosi.

Ho chiesto, alcuni giorni fa, ai miei alunni un bilancio dell’anno trascorso, una sorta di viaggio indietro nel tempo, tra incubi e sogni, fino a settembre 2015. C’è chi pensa che non sia cambiato nulla, chi si sente più cresciuta, chi ha faticato tantissimo con scarsi risultati e chi ha lavorato poco puntando sui colpi di fortuna; c’è chi si è innamorata, fidanzata, lasciata e chi l’ha sempre guardata in aula non dichiarandole il proprio sentimento; ci sono stati “la pupa e il secchione” ma anche “il pupo e la secchiona”, la creativa e l’annoiato, il ricco e il povero, la cocca del prof e la spina nel fianco del Consiglio di Classe; non mancano coloro che non sanno cosa dire e coloro sanno però non vogliono dirlo, coloro che non smettono di parlare e coloro che ogni tanto farebbero meglio a tacere; interviene il poeta del gruppo ed interviene pure il calciatore, chi si sente già all’università e chi non ha idea di ciò che farà l’indomani, chi non ha imparato nulla e chi tanto da non riuscire a dirlo come Dante in Paradiso.

Ogni giorno, segnato inesorabilmente sul registro, ha creato un microcosmo unico nelle diverse classi; ogni giorno è una tacca graffita sul banco dell’ultima fila tra un chewingum e un appunto preso a matita; ogni giorno ha dato e ha tolto tanto, è stato Robin Hood e Lupin allo stesso tempo; ogni giorno c’era chi riteneva di non farcela ma anche chi non ha mai smesso di crederci; ogni giorno pagine e pagine, tra libri e quaderni, autori e teorie, immagini e numeri, teoremi e racconti, verifiche e compiti, matite spezzate e penne consumate.

Di questa memoria abbiamo bisogno tutti, giovani e adulti, perché “perdere tempo a chi più sa più spiace” e, se non teniamo stretto un ricordo e il suo perché, è come se avessimo perso tempo buono. Ci piacciano o meno i ricordi di quest’anno passato, essi vanno conservati con cura, poiché 200 giorni sono un bel pezzo di vita e la vita c’è stata tutta dentro quelle 200 campanelle d’inizio giornata con le gioie e i dolori, le ansie e le paure, le soddisfazioni e le vittorie, la voglia di scappare e quella di resistere, i contenuti e la superficialità, la cultura e la banalità, l’ordine e il disordine, l’amicizia e l’allontanamento, la morte e la speranza.

La scuola è finita? Senza tutto questo sarebbe “finita” nel senso di ciò che è defunto, senza vita, senza possibilità alcuna per il futuro! Allora, è finita, invece, nel suo corso annuale naturale, ma rivive in ciò che siamo stati e siamo, che abbiamo imparato e impariamo, condiviso e condividiamo.

Che cosa ci ha lasciato dunque quest’anno? Ci ha lasciato delle serene vacanze!

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