L’esclusione di Gesù dalla scuola: una misera caricatura della laicità

Chi ha paura di Tu scendi dalle stelle? Chi può rimanerne turbato, ferito, vilipeso?

Chi – cristiano, ebreo, musulmano o non credente – può sentirsene offeso se vive in Italia, un Paese in cui le radici cristiane sono profondissime, e sono parte indissolubile della storia e della cultura, della tradizione e delle abitudini?

Chi ha paura di un concerto di Natale, tanto da bonificarne il nome in «concerto d’inverno» e spostarlo nella seconda metà di gennaio, giusto perché nessuno possa collegarlo a quella stravagante festività che i cristiani si ostinano a celebrare con gioia in pubblico, e non rintanati nelle loro Chiese?

Chi ne ha paura ha un nome e un cognome e una qualifica importante, perché da lui dipendono molti bambini e ragazzi. Si chiama Marco Parma ed è dirigente scolastico dell’istituto comprensivo ‘Garofani’ di Rozzano, alle porte di Milano, di cui fanno parte una scuola di infanzia di primo e secondo grado. Il concerto rimandato a gennaio è quello delle elementari.

La notizia, data da un quotidiano milanese, parla anche di crocifissi rimossi dalle aule. Ma, a quanto ieri faceva sapere il dirigente, la notizia non è notizia nel senso che è vecchia, i crocifissi sono stati eliminati da tempo. Facevano paura pure loro? La decisione ieri faceva infuriare un po’ tutti: il sindaco e il parroco di Rozzano, l’Associazione nazionale dei presidi, politici di destra e di sinistra, gente fuori dagli schemi. Se Parma voleva provocare, c’è riuscito ma nel modo più banale. Se desiderava visibilità, di sicuro l’ha ottenuta. Se cercava un pretesto per passare per martire, adesso ha il pretesto per spacciarsi come tale.

Ma se voleva qualificarsi come paladino della ‘laicità’, ha decisamente sbagliato mira. La sua è una ben misera caricatura della laicità, forse è solo un laicismo rozzo per palati grezzi. La vera laicità è sempre e soltanto inclusiva. Non si è laici, né si accoglie chi appartiene a culture e fedi diverse, annullando la propria identità culturale e religiosa. Neppure la si brandisce come un corpo contundente. Ma nasconderla significa, banalmente, dire e fare il falso, ossia spacciarsi per ciò che non si è. Se non hai un’identità, come puoi confrontarti e dialogare con chi ne ha una diversa dalla tua?

Ma ricostruiamo i fatti, anzi facciamoli ricostruire proprio a Parma. La festa di Natale delle elementari, dice, «non era prevista», d’accordo. Due mamme sono andate da lui per chiedere di approfittare dell’intervallo per insegnare ai bambini alcuni «canti religiosi». Ma a Rozzano due bambini su dieci sono stranieri e bisogna «rispettare la sensibilità di chi appartiene ad altri credo religiosi».

Ma soprattutto, teniamoci forte, dopo i tragici fatti di Parigi, cantare Tu scendi dalle stelle e Adeste fideles sarebbe stata una «provocazione pericolosa» (testuale). Parma ha sentito i genitori musulmani? No. Ha sentito i genitori tutti? No. Ha agito per conto suo, secondo un concetto ideologico e asfittico di laicità, che esclude e non include. Certo che di lavoro ne avrà parecchio, volendo estirpare ogni «pericolosa provocazione» dal programma di studio: storia, letteratura, arte, musica sono infarciti di rimandi religiosi. Il compito è gravoso: annullare, rendendola inodore e insapore, la nostra cultura, in modo che sia masticabile, secondo lui, da tutti e nessuno si senta offeso. Che così facendo faccia torto ai bambini, tutti, e alla cultura che la scuola deve trasmettere non sembra rendersene conto.

Tutti, perché i genitori musulmani interpellati per le strade di Rozzano cascano dalle nuvole: offesi noi? Ma che dite…

E comunque avete capito bene. Il primo nemico della convivenza pacifica tra persone e popoli sartebbero il Natale, il Bambinello, gli angeli e i pastori. Accade a Rozzano, Italia. Ma adesso chi lo spiega, ai bambini che vanno in giro a cantare la ‘chiara stella’, che sono dei pericolosi provocatori?

Fonte: “Avvenire.it”

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