Persone e linguaggio

di Bruno Mastroianni

Le parole sono importanti.

È forse una delle frasi più ripetute in assoluto ogni volta che si parla di linguaggio e di comunicazione. Ed è una frase fondata: le parole sono ciò che ci rende capaci di esprimere il nostro pensiero di fronte agli altri e a nostra volta di capirli.

Ma questa importanza delle parole va bene intesa e in un certo senso relativizzata: va messa in rapporto, infatti, a ciò a cui le parole rimandano. Esse non sono meri pacchetti codificati di significati che ci scambiamo indicando in maniera più o meno chiara i nostri pensieri; sono molto di più. Ce ne accorgiamo quando entriamo in discussione con l’altro ed emerge il dissenso, cioè il diverso modo di vedere e di sentire la realtà. In quei momenti ci rendiamo conto che nelle parole mettiamo tutti noi stessi, le nostre relazioni, il valore che diamo alla realtà attorno a noi.

Questo insieme di relazioni significative che noi esprimiamo nelle parole dice chi siamo e chi vogliamo essere, dice come ci poniamo nei confronti degli altri, dice cosa è per noi il mondo e che posto vogliamo ritagliarci in esso. Per questo una discussione non è mai un semplice scambio di parole, è piuttosto un incontro (o uno scontro) tra mondi. È per questo che spesso finiamo in litigio: quella tensione che nasce dalla presenza di un altro mondo che mette alla prova il nostro ci spinge a rompere la relazione con l’altro e a porre fine al confronto.

Oggi, in un situazione di incontro costante prodotta dall’interconnessione, una delle capacità fondamentali per comunicare diventa allora l’autoironia, cioè il distacco da sé stessi.

Solo accettando con benevolenza i nostri limiti sapremmo anche accettare i limiti degli altri: è solo se ci si riconosce “manchevoli” che si riesce a stabilire punti di incontro con altri.

L’autoironia è la strada per sviluppare due capacità fondamentali nei confronti.

La prima è quella di saper ignorare le provocazioni: chi è autoironico sa passar sopra alla parte aggressiva delle espressioni altrui, senza offendersi, per prendere invece in considerazione la parte significativa, che c’è sempre. Ciò può ridare fiato al confronto anche quando sembra compromesso.

La seconda è quella di perdere la foga dell’ultima parola, che online è ancora più intensa visto che l’ultima frase rimane scritta a chiusura di una trafila di scambi. Chi ha un po’ di distacco in una discussione, una volta che ha espresso bene il suo pensiero si ferma perché sa che andare avanti all’infinito non porterebbe da nessuna parte.

L’autoironia è il “guardarsi da fuori”, anzi meglio: il sapersi guardare dal mondo dell’altro cercando di sintonizzarsi con ciò che per lui ha valore. Quando lo facciamo ci scopriamo capaci di far emergere nelle parole – pur nei mondi in conflitto – ciò che ci accomuna come persone. Che poi è la strada per comunicare.

 

Fonte: worldsocialagenda.org

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