Rappresentanti di classe

Manifesti, volantini, slogan, campagna elettorale, comizi, certezze, promesse, eletti e non eletti: non parliamo di elezioni comunali, regionali, nazionali, europee, ma di quelle dei rappresentanti di istituto e di classe!

Ormai i giochi sono fatti in tutte le scuole ed è sempre uno spettacolo il modo in cui gli studenti affrontano questo momento di inizio d’anno. Alcuni sono già politici nati, altri ci provano, altri ancora imitano quelli dei partiti (sigh!), tutti alla ricerca dei voti e pure con grande impegno.

C’è chi si tira indietro, chi non ne vuole sentire parlare, chi vorrebbe candidarsi ma è timido, chi è troppo sfacciato, chi ci tiene davvero per sé e chi vuol farlo per i compagni. C’è chi cura particolarmente il look ed il giorno della presentazione si veste come per la festa del diciottesimo; c’è chi punta sul trasandato alternativo con il capello non pettinato, ma con abiti griffati; c’è chi prova ad essere semplicemente se stesso o se stessa puntando tutto sulla capacità di parola. Per qualcuno c’è davvero il sogno di essere un politico vero, per altri solo un assaggio, per altri ancora la ricerca della visibilità e del successo personale, per pochissimi – fortunatamente – il cattivo odore dei peggiori politici.

Per i rappresentanti di classe, specialmente nei primi anni, è tutto un mondo da scoprire e le candidature sono poche e selezionate; crescendo, scoperto il gusto del “potere” o meglio della rappresentanza, i candidati aumentano, senza differenza fra ragazze e ragazzi. Si creano alleanze, si fanno riunioni segrete nei bagni, qualcuno preannunzia persino la colazione per tutti una volta eletto! La frase più ricorrente è: «Io non vi prometto nulla, tuttavia sappiate che potrete sempre contare su di me, giorno e notte!». Più solenni sono, invece, le elezioni dei rappresentanti d’istituto, vissute come una vera e propria campagna elettorale. È un contesto molto interessante e mi piace ascoltare il modo in cui si presentano ai compagni scuola, preparandosi il discorso da fare (Prof., ma secondo lei va bene? Ha qualche suggerimento da darmi, qualche frase ad effetto?), muovendosi insieme al gruppo di sostegno (veri e propri striscioni spesso e applausi interessati), esercitando l’oratoria e la retorica (ormai accompagnate da simpatici video e immagini ad effetto). Il numero maggiore di voti va conquistato tra gli studenti del biennio, quelli che non frequenteresti mai normalmente dal terzo anno in su perché troppo piccoli, per quel periodo diventano i tuoi migliori amici; si punta anche sul classico fascino della ragazza o del ragazzo del triennio, poiché a scuola (in politica funziona meno) più di un voto si ottiene con quest’arte. L’impegno pubblico più ricorrente ed apprezzato è: «Più carta igienica per tutti nei bagni!».

Ora che tutti sono in carica, ormai svolte le prime assemblee, nei rappresentanti vedo degli studenti che hanno a cuore, insieme ai libri e allo studio, anche la vita della classe e della scuola; vedo “alleati” possibili per coinvolgere tutti e particolarmente chi si tiene a distanza; vedo l’opportunità di rendere visibile e concreta quella cittadinanza attiva, responsabile e alla ricerca del bene comune, di cui tanto di parla e si legge; vedo la necessità di dargli la giusta autonomia nello svolgere questo servizio, lasciando fare ed incoraggiando, facendo un passo indietro e assicurando che ci sono al bisogno.

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