Un grande educatore di nome Don Bosco diceva: «Amate ciò che amano i giovani così essi ameranno ciò che amate voi».

Questa massima può essere facilmente applicata alla musica, visto che è una passione che da adulti non si perde anzi persino si affina. Certo non è sempre facile apprezzare le novità musicali, soprattutto quelle che assordano i nostri orecchi e sembrano rumori, però uno sforzo per il fine dell’educazione si può fare qualche volta, almeno per provare a capire ed avvicinarsi un po’. Nella mia scuola ogni anno si coglie l’occasione della memoria di Santa Cecilia, patrona della musica, per dare spazio a quanti tra studenti, professori e genitori desiderano mettere in gioco le proprie qualità di cantanti o musicisti nei diversi generi. Viviamo due serate, una “classica” ed una “rock”, molto partecipate, che non sono un festival con voti e premi, bensì momenti di festa, ascolto, incontro, condivisione, gioia. Così, insieme, non ci si sforza più di “amare ciò che amano” loro, poiché viene naturale godere delle performance reciprocamente. Inoltre è pure l’occasione per le classi di maturità di ripercorre tra video, foto, sketch, danze in gruppo, gli anni passati in un sano ed ironico amarcord che più di una volta fa scorrere qualche lacrima.
Emoziona vederli emozionati, incoraggia il fatto che siano tanto appassionati, commuove scoprire le doti che in classe non si conoscono, rasserena sapere che s’impegnano costantemente in qualcosa di edificante! Li vedi ansiosi prima di salire sul palco con il loro look personale e curato nei particolari, li osservi in scena mentre mettono tutto se stessi in quel momento, li ritrovi dopo abbracciati dai compagni e felici per ogni applauso e complimento ricevuto. I cantanti sono di tutti i generi, le voci vanno da quelle studiate alle naturali, la gamma degli strumentisti è davvero varia; in alcuni casi sembra di avere davanti i grandi artisti, forse sognano davvero di diventarlo e questo è il loro modo di farlo sapere agli adulti. In altri casi è una vera e propria scoperta, quasi da talent show, quando i più timidi o riservati in aula mostrano sul palco una grinta mai vista, doti musicali impensate, tenuta di scena da star.
Ciò ci insegna a lasciarci stupire, da docenti ed educatori, a non dare tutto per scontato nella relazione educativa, a non pensare di conoscere tutto e tutti, a dare spazio all’iniziativa personale e alla creatività degli studenti, poiché essi ci riservano belle sorprese e di questo non possiamo non gioire. Vale allo stesso modo al contrario, cioè quando sono i docenti a passare dalla cattedre alle luci del palcoscenico per raccontare una barzelletta, per abbracciare una chitarra, per cantare un pezzo da cantautore, per esibirsi in duetto con gli studenti stessi.

In questo modo saranno i giovani a capire che “amiamo ciò che amano loro” e, stupiti da tale buona passione condivisa, in classe sarà poi tutta un’altra storia e forse qualcuno particolarmente ispirato potrà scriverci un giorno una canzone, una poesia, un racconto.

Marco Pappalardo

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