Visite d’istruzione

Tra le domande degli studenti una che ricorre spesso, sin dal primo giorno di scuola, riguarda la gita scolastica!

Alla risposta positiva – precisando però che si chiama “visita d’istruzione” – seguono altre domande: “dove?”, “quando?”, “quanti giorni?”. In realtà, non interessa “dove” e “quando”, poiché in fondo le mete sono tutte uguali, l’importante è partire! Man mano che il tempo passa, la richiesta si fa incalzante e si aggiunge un’altra questione: “Quale prof. ci accompagnerà in gita?”.
Sì, perché gli studenti sanno bene – quando vogliono, s’informano! – che da un po’ di anni c’è un notevole calo delle disponibilità dei docenti ad accompagnare per più giorni le classi in visita d’istruzione. Perché? Troppa responsabilità, nessun incentivo economico, gli studenti tendono a mettersi nei guai. Naturalmente si aggiungono problematiche personali, familiari, lavorative (se se insegna in più scuole), sulle quali non si discute, per quanto presenti pure negli anni in cui trovare gli insegnanti non era tanto difficile.

Così, nei consigli di classe le adesioni dei docenti sono minime o zero e, al momento di organizzare il tutto, per avere gli accompagnatori bisogna fare un lavoro di convincimento personale, di incastro di possibilità, di campagna acquisti senza denaro. Ormai, un po’ dovunque ci siamo, qualcuno è persino partito e rientrato; per altri il conto alla rovescia o gli ultimi preparativi, non prima, però, di firmare un patto di corresponsabilità, le necessarie autorizzazioni, il regolamento da rispettare.

Qualche punto fermo proviamo a scriverlo anche noi, non delle regole ma consigli e riflessioni in base a tanti anni sul campo o meglio “fuori campo”.

Sono le parole di un Prof., dunque potranno non piacere tanto agli studenti, ma meglio dirle:

  1. In visita d’istruzione dobbiamo stare bene tutti, studenti e docenti; se qualcuno non si diverte, vuol dire che qualcosa non ha funzionato e qualche comportamento è stato fuori dalle righe.
  2. Si chiama visita d’istruzione e l’apostrofo non è messo a caso né va tolto, dunque il termine “distruzione” non deve rientrare nel vocabolario di chi parte.
  3. La gita si fa con la famiglia, gli amici, l’associazione, il gruppo; con la scuola si va in visita d’istruzione, dunque c’è da imparare qualcosa e da conoscere qualcosa di nuovo.
  4. I musei e le chiese (per lo più è ciò che si visita dovunque si vada) non sono luoghi in cui cercare qualunque posto utile per sedersi o appoggiarsi.
  5. In queste occasioni si cammina tanto, chi non ama farlo, sbaglia a partecipare e soprattutto a lamentarsi.
  6. Il cibo non è quello preparato con cura da mamma, papà e nonni, spesso è tipico del luogo se si è all’estero; dire che non è buono o non mangiare, non lo renderà migliore.
  7. Quando un docente o una guida parlano a voce alta, non lo fanno per sprecare il fiato, sicuramente stanno parlando al gruppo, dunque ascoltare – liberando i padiglioni auricolari dalle cuffie – è il minimo che si possa fare.
  8. La notte è fatta per dormire e il sonno ritempra il corpo; stare svegli tutta la notte (e per più notti), dormire poche ore, rende fiacchi l’indomani e non aiuta a godersi l’esperienza.
  9. L’albergo non è un parco divertimenti e non è tutto per gli studenti; ci sono regole, ci sono altri ospiti. Rispettare cose, orari, persone fa parte della buona educazione; non farlo, non fa onore a sé, al cognome che si porta (cioè alla propria famiglia), alla scuola frequentata.
  10. Alcol, droghe leggere, sballi vari – oltre ad essere proibiti – sono dannosi e pericolosi per sé e per gli altri; chi vuol divertirsi così, non ha capito nulla del divertimento!
  11. I prof. accompagnatori sono gli stessi che si ritroveranno in classe alla fine dell’esperienza. Non è una minaccia ma un consiglio!
  12. Ciò che accade in “gita” – come qualche studente ama dire – non rimane in “gita”; prima o poi spunta fuori e, se grave, avrà conseguenze pesanti. Meglio essere trasparenti e poter raccontare tutto anziché tenersi dentro l’inenarrabile.

Marco Pappalardo

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